Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

Acqua tra pubblico e privato a pochi giorni dal referendum

21/05/2011

autore: DANIELE MURINO

Oggi all’Università l’incontro conclusivo

SASSARI.
La gestione dell’acqua deve essere pubblica o privata? E poi, quali sono i vantaggi e gli svantaggi che derivano dalla scelta di un sistema piuttosto che dell’altro? A queste domande hanno risposto i relatori che hanno partecipato al convegno “L’acqua e la sua gestione”. Un momento di riflessione, che continua anche stamattina dalle 9.30 nell’aula magna dell’ateneo, dettato dall’imminenza del referendum che il 12 e 13 giugno porterà i cittadini a esprimersi su un’eventuale privatizzazione delle risorse idriche.
 La prima risposta è arrivata da Monica Spanedda, assessore comunale per le Politiche ambientali, che fin dalle prime battute si è detta favorevole a un’amministrazione pubblica: «Solo una gestione etica, e quindi pubblica, è in grado di garantire la massima equità nella distribuzione». Una tesi condivisa anche dal Comune, che nei prossimi giorni proporrà una modifica allo statuto per chiedere il riconoscimento dell’acqua come bene primario e non come valore economico.
 Della stessa opinione è stato anche il rettore dell’università di Sassari, Attilio Mastino, che nel suo intervento ha fatto riferimento a un’altra privatizzazione: quella dei trasporti marittimi. «La privatizzazione dei traghetti sta dando risultati disastrosi che vanno a discapito non solo dei viaggiatori ma anche di tutta l’economia dell’isola - ha sostenuto -. Per evitare una situazione analoga anche per l’acqua, è necessario dare una segnale chiaro attraverso il referendum».
 Una soluzione diversa è stata offerta dal professor Alberto Azzena che, al contrario, vede nella concessione amministrativa la soluzione migliore. Un mix tra i due sistemi, dove al pubblico spetta il compito di fissare le regole dell’amministrazione e al privato quello di applicarle.
 Di natura più tecnica l’intervento di Vincenzo Cerulli Irelli, docente all’università di Roma, La Sapienza, che si è soffermato sul quadro normativo, facendo riferimento alla legislazione europea che da tempo è ormai la prima fonte normativa di riferimento.
 Nella sua relazione, il docente ha messo in evidenza come il problema principale in materia d’acqua riguardi semplicemente la definizione che il Parlamento le attribuisce. Se a questo bene viene data una valenza economica, così come imposto dal nostro legislatore, l’Unione europea è costretta a imporre allo stato membro un mercato di concorrenza tra pubblico e privato. Ma se questa definizione dovesse mutare da economica in sociale, il presupposto iniziale verrebbe a cadere, consentendo all’ente pubblico una gestione piena della risorsa.
 L’incontro è stato organizzato dalla facoltà di Scienze politiche dell’unversità di Sassari e dal Centro studi energia e diritto.

Chiavi di questa notizia: Acqua