Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

Così 100 ville abusive sono cresciute sotto gli occhi di tre sindaci

21/05/2011

autore: VALERIA GIANOGLIO

TORTOLÌ, IL SEQUESTRO DELLA LOTTIZZAZIONE FANTASMA

TORTOLÌ. «Sapevamo tutto, attraverso le nostre strutture lo abbiamo segnalato più volte alla magistratura, abbiamo anche cercato di trovare soluzioni politiche, ma avevamo le mani legate e comunque non è compito nostro fare le demolizioni. Ma non siamo stati latitanti». Il giorno dopo il maxi sequestro di una intera lottizzazione abusiva nel lido di Orrì, gli ultimi tre sindaci di Tortolì non ci stanno a passare come amministratori superficiali e distratti. Tirano fuori le unghie e l’orgoglio, raccontano di tempi difficili per chi voleva cambiare il volto di una intera area.
 Qualcuno ricorda anche una stagione di attentati e intimidazione subite da alcuni vigili urbani e da un capo ufficio tecnico. E a volte tenute nascoste per un mix di paura e pudore. Qualche altro, invece, preferisce tenere la bocca cucita nell’attesa che l’inchiesta si chiuda. Mimmo Lerede, Marcella Lepori e Mauro Pilia sono gli ultimi tre sindaci di Tortolì. Mimmo Lerede, medico anestesista, è il sindaco attuale. Un passato da consigliere d’opposizione, un presente fatto di temi importanti come il decollo dell’aeroporto, l’area ex Cartiera, il rilancio del porto. Raggiunto al telefono per un commento sul caso-abusi a Orrì, lo dice subito che la vicenda «era una cosa nota», e che avrebbe molto da dire, ma preferisce non farlo ora. «Non rilascio nessuna dichiarazione, neanche sugli abusi - è il suo unico commento ufficiale -. Dico solo che siamo fiduciosi dell’operato della magistratura».
 Mauro Pilia, invece, è decisamente più coraggioso. Sindaco dal 2000 al 2005, esponente dell’allora Forza Italia, avvocato stimato. Pilia risponde schietto e non si fa pregare. Rispolvera i vecchi ricordi da amministratore comunale, e lo premette sin dall’inizio che sul caso abusi «abbiamo fatto tutto quello che potevamo fare con gli strumenti a nostra disposizione». «Credo che la quasi totalità dei casi di Orrì sia stato denunciato nel corso degli anni dai vigili urbani, dalla forestale, dalla capitaneria e da altri organi - spiega Pilia - tant’è che ci sono sentenze di demolizione passate in giudicato. Quindi le singole costruzioni, in sè, erano state segnalate come abusi. La novità di queste ore è invece la contestazione del reato di “lottizzazione abusiva”. I singoli casi, comunque, erano stati segnalati. Non siamo stati organi latitanti». Pilia lo spiega per bene che «anche a livello politico avevamo affrontato il problema: avevamo cercato di mettere su un piano di risanamento, che ovviamente non riguardava la fascia dei trecento metri dalla costa. Ma un sindaco non ha i poteri e gli strumenti per demolire. Non abbiamo certo la bacchetta magica. Tanto di cappello al procuratore Fiordalisi che sta cercando di sbrogliare una situazione incancrenita».
 Anche Marcella Lepori non si tira indietro nel commentare il maxi sequestro. Sindaco dal 2005 al 2010, avvocato anch’essa, come Pilia, ma sul fronte del centrosinistra. La Lepori comincia da un’amara constatazione: «In Comune avevamo solo dieci vigili urbani - spiega - che dovevano anche controllare il fenomeno abusivismo. Nonostante il poco personale, i controlli sono stati fatti. Così come le segnalazioni alla magistratura. Potevamo fare di più se avessimo avuto più personale. Ma ricordo che qualche volta gli abusivi li abbiamo anche beccati in flagrante, denunciati, ma quelli hanno continuato. Un’altra volta, invece, è successo persino che due miei assessori abbiano rincorso una betoniera sospetta. Capitava anche questo: ma non potevamo certo farli noi, gli sceriffi». Marcella Lepori ricorda anche tempi bui. Tempi nei quali alcuni vigili urbani avevano subìto attentati. «Quanto alle demolizioni - aggiunge l’ex sindaco di Tortolì - per farle ci vuole senz’altro un apparato che noi non avevamo. Secondo me i Comuni non hanno gli strumenti per vigilare e demolire. Noi sindaci abbiamo le armi spuntate». Marcella Lepori ci tiene a spiegarlo che comunque, quando guidava il municipio, il caso abusi aveva provato ad affrontarlo anche dal punto di vista politico. Racconta di un tentativo di trovare «una via d’uscita legale» che lei voleva inserire nel piano urbanistico. «Ma non mi hanno capito».

Il pm: «Illegalità radicata, intimidazioni, dati catastali non aggiornati»
TORTOLÌ. Dati catastali non aggiornati o falsati, intere comunità di uno stesso paese - Ilbono - che si spartiscono gli abusi. A poche ore dall’avvio dell’operazione «Il Golfetto», il procuratore Domenico Fiordalisi rivela che dietro gli abusi di Orrì non c’erano casi singoli, ma un intero sistema illegale gestito in gran parte da una stessa comunità di persone. «Sta venendo alla luce lo spaccato di un sistema di illegalità molto radicato in gruppi ristretti di una comunità - spiega il magistrato -. Erano arrivati ad appropriarsi di tratti suggestivi di costa e di spiagge». «Ma il dato che più colpisce - dice Fiordalisi - è che vi è una situazione di forte sofferenza per l’insufficiente aggiornamento dei dati catastali e per i troppi anni di intimidazioni ai pubblici amministratori locali, senza risposte efficaci da parte dello Stato. Per questo vi è un divario eccessivo tra ciò che appare e dovrebbe essere “legale”, e ciò che non appare ed è, invece, “reale”. Sono certo che con un lavoro serio e rigoroso di tutte le istituzioni questa situazione critica presto venga superata».

Liquami in mare e contratti intestati ai morti
TORTOLÌ. Nel peggiore dei casi, le fogne scaricavano i liquami in mare, a poche centinaia di metri dai bagnanti. Nel migliore, stagnavano in alcune fosse scavate nei terreni in mezzo alle case. C’era chi aveva confezionato un allaccio abusivo alla rete elettrica, chi aveva intestato il contratto dell’acqua alla bisnonna defunta da tempo immemore, chi, ancora, aveva conoscenze altolocate e sapeva che questo lo avrebbe protetto da controlli indiscreti. Qualcuno era riuscito ad accatastare un piccolo manufatto, ma poi si era allargato costruendoci intorno campi da tennis e persino l’attracco al mare per una barca. In tanti avevano creato un sistema di giardini comunicanti con quelli del proprio compaesano. Le nuove perquisizioni della guardia di finanza di Arbatax, andate avanti anche ieri su disposizione del procuratore, rivelano che dietro il centinaio di villette sequestrate c’era un vero sistema di illegalità diffusa. Le case erano venute su, ma per lo Stato erano sconosciute. Tant’è che quando la Finanza mette il naso nel catasto fabbricati, scopre che nell’area non risultano che terreni agricoli senza servizi. E quando decidono di ficcare il naso nel catasto terreni scoprono, invece, che quegli appezzamenti erano ancora intestati persino a persone decedute da tempo. Le Fiamme gialle, proprio in queste ore, stanno cercando di ricostruirne nel dettaglio la storia. Nella prima giornata di controlli post-decreto di sequestro probatorio firmato dal procuratore Fiordalisi, la Finanza è riuscita a ispezionare solo una parte delle villette messe sotto sequestro. Ne ha controllato le prime 37. Ieri, per tutto il giorno, l’operazione «Il Golfetto» è proseguita nelle restanti settanta da “visitare”.

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