Rassegna Stampa
Testata: L'Unione Sarda

«Giù le mani da Foghe»

20/05/2011

autore: Antonio Naitana

Tresnuraghes. Decine di persone presidiano giorno e notte la costa
Istituito il “Comitato no radar Ischia Ruja”

Un vecchio pulmino con targa tedesca avanza nella strada sterrata verso quello che da lontano può sembrare un campeggio: qualche gazebo e tavoli sui cui bottiglie e bicchieri e vivande fanno pensare ad un momento conviviale, in campagna. Invece no, quel “campeggio” è la base opeativa di un popolo che, tradito da decisioni imposte e non proposte, ha deciso di essere «parte contraria» e di riprendersi la propria terra.
IL COMITATO Ieri mattina, davanti ai carabinieri arrivati a sorvegliare la zona, hanno dato vita al “Comitato no radar Ischia Ruja”. Uomini, donne, bambini, ragazzi; da Tresnuraghes, Bosa, Scano Montiferro, Sennariolo, Magomadas, Suni: tutti qui a bloccare la costruzione di un radar che dovrebbe servire ad individuare l'arrivo di clandestini e traffici illeciti di vario tipo provenienti dal mare.
IL PRESIDENTE «Non c'è altro obiettivo che la rinuncia al progetto da parte delle autorità - dice Domenico Mura, appena eletto presidente del Comitato - Non ci accontenteremo del fatto che lo spostino altrove, a meno che non se lo piazzino in una qualche base militare già esistente: non vogliamo alcun radar sulla nostra costa. Questo è il punto». Ieri mattina la Guardia di finanza ed i carabinieri si sono allontanati dal sito che, allo stato attuale e salvo colpi di scena, è oggi militarmente incustodito.
IL PRESIDIO «Ma noi rimaniamo qui - conferma Giovanni Piras, del Comitato - ci siamo da venerdì scorso e non abbiamo alcuna intenzione di andarcene fino a quando le nostre ragioni non saranno accolte». Giuseppe Pes, di Scano Montiferro: «Questa è una battaglia dell'intera comunità: è l'espressione della volontà popolare che contrasta in maniera civile un progetto imposto dalle istituzioni». Sebastiano Serra, 60 anni pensionato, aggiunge: «Non ci hanno ancora spiegato a cosa serva realmente questo radar e per questo dobbiamo aspettarci ogni cosa: perfino che sia la prima parte di una struttura più grande o, chissà, un sistema a sicurezza di qualche centrale nucleare».
LE DONNE Solo infondati timori? Chissà. Claudia Cossu (disoccupata), segretaria del Comitato, pone l'accento sulla presenza delle donne: «Siamo tante qui: mamme, ragazze, ci diamo il cambio, pensiamo agli aspetti pratici, molte di noi portano torte o altri cibi: non c'è tensione, è una gioiosa manifestazione di dissenso e di difesa del nostro territorio». Perché quel radar che hanno tentato di realizzare con un colpo di mano ed un via libera tecnico politico da parte dello stesso Comune fa davvero paura: «Noi vigileremo sempre per impedire attacchi alle biodiversità del nostro territorio incontaminato ed alla salute della nostra gente: ci siamo e ci saremo», annuncia Giovanni Piras.

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