Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
Radar in alcuni degli angoli più belli della Sardegna Ma che cosa ci sta minacciando?
20/05/2011
autore: Eugenia Tognotti
LA RETE ANTI-MIGRANTI
C’è qualcosa di più dissennato, sbagliato, e ingiusto, anche, per la Sardegna e i sardi, che alcuni degli angoli più spettacolari delle nostre coste, classificati nella “Guida rossa” del Touring come “luoghi di particolare interesse paesaggistico e ambientale”, come l’Argentiera, vengano deturpati e alterati da tralicci alti una decina di metri o più a sostegno di potenti radar militari? Che cosa ci minaccia? In nome di quale pubblico interesse, di quali superiori esigenze di difesa dovremmo sopportare i sensori radar destinati a modificare per sempre la fisionomia di quei luoghi e ad attentare alla flora e alla fauna? Perché dovremmo credere ciecamente che le emissioni elettromagnetiche saranno addirittura inferiori a quelle delle antenne dei telefonini? Di certo il calcolo costi-benefici non convince, a dir poco. Il nemico da cui quegli eco-mostri ci devono difendere sono i “clandestini”. Quei potenti radar a micro onde, di produzione israeliana, (nome in codice El/M-2226, costo d’installazione e manutenzione più di 5 milioni di euro, a spese dell’Europa) hanno, infatti, tra i loro obiettivi quello di prevenire l’immigrazione clandestina (nonché gli attacchi terroristici, il contrabbando e la pesca illegale). Stando alle informazioni tecniche, quelle “grandi orecchie” riescono a intercettare un motoscafo alla velocità di 10 miglia (circa 20 chilometri) e a tenere sotto controllo 100 obiettivi contemporaneamente. Insomma, i radar antimigranti terranno sotto controllo il mare, manco fossimo minacciati, come in secoli lontani, dai temibili corsari barbareschi, per tenere a bada i quali fu costruito un sistema di torri. Torri che oggi aggiungono fascino a quei litorali della costa orientale e occidentale sui quali dovrebbero svettare quegli sgraziati tralicci, che di certo non rappresenteranno un’attrattiva per i turisti, e un tonico per il mito della Sardegna come ultimo paradiso d’Europa. E sì che quest’isola ha “già dato”, sta dando, e pure tanto, come dimostra quello che è emerso - in termini di danni alla salute di uomini e animali - nelle aree che rientrano nel poligono sperimentale di tiro di Perdasdefogu-Salto di Quirra.
Pure non basta ancora il giogo delle servitù militari invasive. E un altro “attentato” - gravido di conseguenze su vari piani, ambientale, paesaggistico, e non solo - sta per essere compiuto in questa terra-isola, predestinata, a quanto sembra - a subire le scelte di poteri lontani e non controllabili dalle popolazioni. Scelte compiute e attuate alla velocità della luce, mentre richiedono tempi biblici la strada mille croci Sassari - Olbia o altri consimili opere della stessa improcrastinabile urgenza (vedi gli interventi di sistemazione e difesa del suolo in aree dissestate). Se è vero che la letteratura scientifica conferma - stando anche all’OMS- che l’esposizione a campi elettromagnetici entro certi limiti di esposizione - come in questo caso - non produce effetti negativi accertati sulla salute umana, anche se restano dei “buchi” nelle conoscenze scientifiche, da colmare con ulteriori ricerche. C’è da chiedersi se qualche “passaggio” in ordine ad una consultazione democratica è stato saltato e per responsabilità di chi le popolazioni non hanno potuto esprimere un “consenso informato”. E, ancora, se c’è la consapevolezza - da parte di chi ha il potere di scegliere e di decidere ai vari livelli di governo, locale e nazionale - che esiste un’etica della salute pubblica e la responsabilità di tutelarla anche in presenza di una limitata evidenza di danni alla salute.
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