Rassegna Stampa
Testata: L'Unione Sarda

«Quirra, veleni nell'acqua»

19/05/2011

autore: PAOLO CARTA

Villaputzu. Parla un soldato che partecipava ai brillamenti nel poligono
Il superteste: 800 quintali di esplosivi al giorno

«Così per anni e anni abbiamo fatto esplodere 800 chili di esplosivo al giorno nel poligono di Perdasdefogu, dopo aver scavato buche larghe trenta metri e profonde anche venti. Brillamenti capaci di sprigionare nubi nere e bianche, che raggiungevano Quirra o Escalaplano a seconda del vento. In quelle buche poi si raccoglieva l'acqua delle piogge, si abbeverava il bestiame, e poi i veleni filtravano nelle fa lde sotterranee».
IL TESTE. C'è un nuovo supertestimone nel procedimento giudiziario aperto dalla procura di Lanusei sull'eventuale rapporto tra attività del poligono militare del Salto di Quirra e l'insorgenza di malformazioni e tumori nella zona. È un ex soldato che nei giorni scorsi ha contattato il nostro giornale, L'Unione Sarda, per fornire fotografie inedite, per avere un contatto con gli inquirenti. «Voglio raccontare le cose come stanno, la magistratura deve sapere la verità e accertare quel che è avvenuto non solo a Perdasdefogu ma anche a Capo Frasca. Nel poligono della costa di Arbus abbiamo contato diciotto morti di tumore, il nostro sospetto è che anche in quel caso le acque inquinate possano avere creato gravissimi problemi di salute a persone e animali».
IL RISERBO. Il nome resta top secret, per evidenti ragioni di riserbo investigativo, ma l'ex militare è già stato in terrogato dagli uomini della Squadra mobile di Nuoro diretti da Fabrizio Mustaro e le sue parole sono già al vaglio del procuratore di Lanusei Domenico Fiordalisi.
I RICORDI. «Per dieci anni - prosegue l'ex sottufficiale - ho lavorato proprio al brillamento delle armi da smaltire in arrivo da tutta Italia. Speciali convogli ferroviari trasportavano gli armamenti sino al porto di Genova, poi il viaggio in una nave speciale sino a Porto Torres, quindi sino al deposito di Serrenti. Le campagne di brillamenti a Perdasdefogu duravano venti giorni al mese per intere stagioni. C'era tutta una procedura per realizzare le buche, per far esplodere le munizioni. No, non sono un artificiere, non sono in grado di dire quali tipi di munizioni o bombe venivano distrutte a Perdasdefogu. Di sicuro dovevamo rifugiarci dentro i camion dopo il botto per evitare di respirare le polveri nere o bianche o grigie che oscuravano il sole. Un mio collega si è ammalato ed è morto di tumore. In quei terreni poi pioveva, si creavano pozze dove si abbeveravano gli animali. Tutto ciò avveniva a Perdasdefogu e anche a Capo Frasca, dove ho lavorato ugua mente per tanti anni, e dove ho assistito alla malattie di tanti amici, tanti colleghi, tanti lavoratori».
L'INCHIESTA. Secondo la Procura, queste attività erano tra le più pericolose per l'ambiente e potrebbero aver avvelenato suoli e falde acquifere del Salto di Quirra. Un piccolo impianto di potabilizzazione avrebbe poi mandato l'acqua contaminata sino ai rubinetti delle case di Quirra, soprattutto di una parte della frazione, quella dove si è registrato il più alto numero di tumori.

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