Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
Una nuova cava alla Crucca
19/05/2011
autore: LUIGI SORIGA
Gli allevatori si lamentano per la strada sterrata e per la polvere sollevata dai camion
Ma prima di avviare altri scavi la ditta deve risanare il paesaggio SASSARI. Per trovare la cava in località La Crucca non occorre un navigatore satellitare. C’è un sistema più semplice: basta seguire la polvere. Quattro chilometri di sterrato: i camion sollevano un nuvolone denso che trasforma la campagna in un paesaggio lunare, impana le auto e riduce i motociclisti in versione beduino.
La commissione Ambiente del Comune ieri ha dato un’occhiata al risultato di 10 anni di attività estrattiva. C’è da rinnovare una concessione di altri 15 anni alla Cave Cantieri Srl, che dal 2002 ha già rosicchiato a La Crucca 1milione di metri cubi di materiale e in futuro vorrebbe prelevarne altri 2milioni.
Ma un conto sono i numeri adagiati sulle carte, un altro è quantificare questa sottrazione con lo sguardo. E quello che manca all’appello è un enorme brandello di terra, che l’uomo ha trasformato in sassi, ciottoli, ghiaia, sabbia, e quindi cemento, strade, case, dighe e materiali per l’edilizia. Agli occhi la cava Abba Mejga si presenta come una conca profonda una trentina di metri. Ormai c’è poco da scavare, sul fondo verdeggia un laghetto, segno che le falde acquifere pulsano pochi metri sotto. Le benne hanno esaurito il loro lavoro, e per trovare altra pietra calcarea devono consumare altro paesaggio.
Alla ditta però occorre l’autorizzazione delle istituzioni, e tra queste c’è anche il Comune. Nessun problema a concederle, visto che l’attività funziona, fattura 2milioni di euro all’anno per ricavi che si aggirano attorno ai 300mila euro e fornisce materia prima alle aziende del sassarese, dà occupazione a 13 persone, ne fa lavorare altre 54 e crea indotto.
Ma c’è un ma: prima di aprire un’altra voragine occorre lenire le ferite già inferte al paesaggio. La Cave Cantieri, insomma, dovrebbe avviare un’opera di risanamento ambientale: trattandosi di una cava il ripristino dello stato dei luoghi è impossibile, perché i sassi prelevati ormai sono finiti altrove e il materiale di risulta non è sufficiente per riempire il fosso. Tuttavia si può ipotizzare un recupero, rinaturalizzare la conca, addolcirne la profondità, rendere le pareti di roccia meno ripide, ricoprirle di vegetazione, in modo che lo scippo di paesaggio risulti un po’ meno netto.
Il progetto da parte di Cave Cantieri c’è, ed è stato quantificato anche in moneta: per il restyling sono necessari 176mila euro. Purtroppo fino ad ora gli interventi di risanamento ammontano a 3mila euro, ovvero la cifra che occorre mediamente per realizzare un prato verde attorno alla propria villetta. Dato che “Cave Cantieri” si appresta ad aggredire altri 5 ettari di pianura, la sua vocazione ecologica nei prossimi anni dovrà essere ben più marcata.
Il consigliere del Pd Roberto Ara vorrebbe un po’ più di attenzione anche per la strada che conduce agli scavi e agli impianti di trasformazione delle pietre: «Ci sono diversi allevatori che si lamentano per la polvere. La strada appartiene alla Provincia, ma alla sua bitumazione potrebbero partecipare anche la Regione e i consorzi che operano in questo territorio».
Intanto il via vai dei mezzi carichi di sabbia continua, e quando il nuvolone sottile come farina si dirada, all’orizzonte si scorgono altre ferite inferte al paesagggio, colline azzannate e pendii mutilati dove la primavera non riesce ad attecchire.
Chiavi di questa notizia: Ambiente