Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

Cresce la mobilitazione contro il radar

15/05/2011

autore: FRANCESCO CARTA

Solidarietà da tutta l’isola al presidio che vuole impedire l’installazione

FLUMINIMAGGIORE. Solidarietà da tutta l’isola, il comitato «no radar a Murru Biancu» resiste. Ogni giorno decine di persone danno man forte ai barricaderos del presidio sullo spiazzo realizzato per posizionare l’installazione militare. Ieri pomeriggio, dopo l’annuncio fatto in giornata, è arrivato anche il sindaco di Arbus, Franco Atzori. Solidarietà a tutta la comunità fluminese e sostegno alla battaglia per dire no al presidio militare sulla costa. Paradossalmente il raggio d’azione dell’antenna, che guarda sulla costa di Capo Pecora, incide soprattutto sul territorio di Arbus. I militari incaricati di selezionare le zone in cui istallare le potenti antenne hanno scelto un’area proprio al confine tra il territorio di Arbus e quello di Fluminimaggiore. Forse in origine c’era il progetto di utilizzare la cima del monte «Su Guardianu», la vedetta dei fluminesi per avvistare i mori, da cui nelle belle giornate la vista spazia sino alle scogliere di Bosa. Il sindaco Atzori si è trattenuto con i rappresentanti del comitato presenti al presidio. «Uno scambio di vedute franco e leale - hanno dichiarato i no radar fluminesi - che non ha nascosto la contrarietà del primo cittadino arburese a questo tipo di installazioni militari. Interventi di questo tipo rafforzano la lotta». Adesso il comitato attende l’assemblea pubblica promessa nei giorni scorsi dall’amministrazione comunale fluminese. Una riunione che dovrebbe partire da un consiglio comunale aperto, così come ha annunciato l’assessore all’ambiente, con la partecipazione di esperti del settore elettronico e medici. La popolazione ha paura per la salute, la costa di Portixeddu e Capo Pecora è frequentatissima nel periodo estivo. L’area è anche l’unica risorsa ambientale lungo la costa che cittadini e associazioni hanno da sempre salvaguardato con interventi «solidaristici» tesi a proteggere l’ambiente, ripulendo la scogliera e le spiagge. «È incomprensibile che nessuno abbia potuto pensare che si crea un danno per l’ambiente - hanno concluso i componenti del comitato - la decisione di installare il radar in quella zona è stata presa con il consenso disinformato di tecnici e amministratori, adesso però la decisione spetta alla popolazione che è scesa in campo per dire no». Tutti sono sicuri che ci sarà un marcia indietro delle autorità competenti, ma nessuno ha intenzione di fermare la lotta.

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