Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
«Il futuro energetico è nelle rinnovabili»
15/05/2011
autore: LARA GARGANO
Sassari, dibattito all’Università: entro il 2020 dovrà raddoppiare la produzione da solare, eolico e biomasse
SASSARI. «Che il futuro energetico di un territorio si giochi sulle fonti rinnovabili, è un’ipotesi non solo auspicabile ma anche fattibile. È per questo che l’Università di Sassari si impegna a trasferire i risultati della ricerca scientifica alle filiere della produzione». Eusebio Tolu, delegato rettorale per i rapporti col territorio, non vuole lasciare l’ateneo fuori dalla partita. «Se l’Università non ha voce in capitolo nella trattativa politica - spiega - non può però rinunciare a convocare nella sua sede gli studiosi che hanno fatto ricerca sulle energie rinnovabili in Sardegna». Per questo nell’aula magna dell’ateneo ieri sono stati chiamati a raccolta esponenti del mondo accademico, rappresentanti delle istituzioni e dell’industria. Sul banco, le novità tecnologiche sul fronte delle energie rinnovabili.
«L’Europa punta al “20 20 20” - ricorda l’ingegnere di Enea Francesco di Mario -. È l’obiettivo percentuale da raggiungere entro il 2020, posto dalla Commissione europea relativamente a tre parametri: la riduzione delle emissioni di gas serra, l’aumento dell’efficienze energetica e la quota di energia complessiva prodotta da fonti alternative. Tutto entro il 20 per cento, scontato al 17 per l’Italia. Questo significa che solo per la produzione di elettricità il contributo delle rinnovabili dovrà raddoppiare rispetto al 2005, passando dal 4,3 per cento all’8,5. L’incremento dovrà arrivare sostanzialmente da eolico, solare e biomasse: tre fonti di energia nel segno della green economy che, come ha riconosciuto l’assessore provinciale all’Ambiente Paolo De Negri, «è l’asse portante dell’amministrazione per il rilancio del Nord Ovest». Ma le incognite rimangono. «Il solare e l’eolico - rileva il professore Paolo Giuseppe Mura, di Cagliari - non sono programmabili, nel senso che non è possibile prevedere fino a quanto possono soddisfare il fabbisogno energetico. La loro intermittenza non dà affidabilità, per lo meno fino a quando non si realizzeranno sistemi di accumulo di energia da utilizzare come riserva». Non sono immuni da criticità neanche le biomasse: «A fronte di 1 ettaro di collettori solari fotovoltaici, ne occorrono 60 di bosco per ottenere la stessa quantità di energia elettrica». Una voce fuori dal coro aggiunge un tassello nella nuova era “bio”. È quella di Marco Versari, responsabile marketing della Novamont, che rilancia il progetto della chimica verde nel Nord Ovest: un polo per la produzione di bioplastiche a 360 gradi, in sinergia con l’università per favorire la ricerca.
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