Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
Nucleare, i sardi chiamati a dire la loro
15/05/2011
autore: SILVIA SANNA
Si vota oggi (8-22) e domani (7-15): chi è contrario deve barrare la casella del sì
SASSARI. I più ottimisti dicono che già alle 22 di stasera si potrà cantare vittoria: quorum del 33 per cento raggiunto, nucleare sonoramente bocciato dai sardi, i primi (e forse gli unici) a dire la loro dopo il disastro di Fukushima. Ma se così non fosse, è importante ricordare che c’è un’altra mezza giornata di tempo: i seggi resteranno aperti oggi dalle 8 alle 22, domani dalle 7 alle 15.
In tutto i sardi avranno a disposizione 23 ore per andare a votare: la consultazione referendaria, solitamente limitata a un’unica giornata, in questo caso si allunga sino a lunedì alle 15 per la coincidenza con le amministrative in 97 comuni. Chi è contrario al nucleare nell’isola deve barrare la casella del sì, chi è favorevole quella del no.
Il decreto regionale. A stabilire tempi e modalità del referendum consultivo sul nucleare è stato il decreto regionale 36 del 21 marzo, che prende spunto dalla legge regionale 9/2011. Nel decreto si legge che «in caso di contemporaneo svolgimento dei referendum regionali con le elezioni dei consigli comunali, alle consultazioni referendarie si applicano le disposizioni concernenti le elezioni amministrative, relative alla durata delle operazioni di voto e al funzionamento dei seggi».
Il quorum. Perché il referendum sia valido, è necessario che vada a votare almeno il 33 per cento degli aventi diritto, che in Sardegna sono 488.259 su un totale di 1.479.570 elettori. Sono invece 313.929 i sardi chiamati a eleggere sindaci e consigli comunali: tutti insieme fanno il 21,2 per cento del totale. Ecco perché è fondamentale, per la buona riuscita del referendum, che ci sia un’alta partecipazione anche da parte dei comuni non coinvolti nelle amministrative. Venerdì i sindaci di alcuni dei centri più grossi, come Sassari, Nuoro e Oristano, hanno rivolto un appello ai loro concittadini: «Ricordatevi di andare a votare contro il nucleare, non perdiamo l’occasione di esprimere la nostra opinione e di opporci a decisioni sbagliate per la Sardegna». Una scelta di campo, corale, da parte della politica isolana: centrodestra, governatore Cappellacci in testa, e centrosinistra, sono compatti nell’affermare che le centrali o i siti per lo stoccaggio di scorie non sono graditi in una terra che punta sulla bellezza, sulla natura, sulla genuinità dei suoi prodotti.
Clima di fiducia. La sensazione è che questa volta, dopo i vari flop del passato, l’obiettivo possa essere centrato. La Sardegna non ha mai mostrato grande feeling con i referendum, ma sul nucleare la mobilitazione è stata massiccia, grazie soprattutto al lavoro del Comitato Si.NoNucle, guidato da Bustianu Cumpostu. È stato lui a promuovere, attraverso il comitato Sardigna Natzione-Indipendentia, la raccolta di firme per il referendum: 16.286 quelle depositate, ne bastavano 10mila. Fitto il calendario di iniziative a favore del sì contro il nucleare, vivacissimo il dibattito su Facebook con centinaia di gruppi spontanei, forte la richiesta di «uno scatto d’orgoglio da parte di un’isola maltrattata».
Perché votare. Per una volta, la Sardegna guarda tutti dall’alto. Unica regione che ha la possibilità di esprimersi sul nucleare, due mesi dopo la catastrofe giapponese. Il resto d’Italia non sa se potrà farlo: il referendum nazionale abrogativo sull’atomo, fissato per il 12-13 giugno (insieme ai quesiti sull’acqua e sul legittimo impedimento) è ancora in bilico. Dipenderà dalla decisione della Cassazione, chiamata a stabilire se la consultazione popolare s’ha da fare oppure no, dopo la moratoria del governo Berlusconi che ha congelato il programma sul nucleare per 12 mesi. Il verdetto è imminente, se il referendum si farà i sardi saranno chiamati alle urne per la seconda volta. Nel frattempo l’esito del voto nell’isola avrà una valenza significativa nel panorama italiano ed europeo. Un sì compatto contro l’atomo indebolirebbe il fronte dei favorevoli, che soprattutto nel Nord Italia sono ancora tanti, e metterebbe la Sardegna al riparo da brutte sorprese. Il fatto di essere geologicamente stabile e scarsamente popolata la rendono infatti culla ideale per accogliere centrali e scorie: il governo questo lo sa bene, ecco perché, per fargli cambiare idea, oggi e domani serve una bocciatura netta.
Chiavi di questa notizia: Nucleare