Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
Spiagge, la concessione passa da novanta a venti anni
14/05/2011
autore: FIAMMETTA CUPELLARO
Modificato il decreto legge dopo i rilievi di Napolitano e le contestazioni della Ue Protestano i gestori degli stabilimenti. I sindaci: no alla svendita dei litorali
ROMA. Il diritto di superficie sulle spiagge scende da 90 anni a 20. E’ questa la mediazione raggiunta tra il governo che aveva varato la riforma nell’ambito del Piano di Sviluppo e gli uffici della presidenza della Repubblica. Resta, dunque, la possibilità di attribuire ai privati il diritto di superficie sugli edifici e le strutture realizzati sugli arenili in regime di concessione, ma il periodo, dopo l’esame del Quirinale, è stato drasticamente ridotto a 20 anni. Al termine dei quali, le concessioni demaniali marittime con i relativi diritti, compreso quello di poter edificare, saranno di nuovo messi sul mercato con un’asta pubblica, prevista nel 2015, che sarà aperta a tutti i concorrenti europei.
Era stata proprio l’Unione Europea, che aveva già avviato una procedura d’infrazione contro l’Italia per le modalità di affidamento delle spiagge, a contestare la durata delle concessioni demaniali. Novant’anni sono sembrati troppi alla Ue che aveva chiesto di stabilire «un tempo limitato e appropriato» secondo procedure «trasparenti di assegnazione». Preoccupazioni che il Quirinale avrebbe preso in considerazione determinando la modifica del decreto.
Nonostante il «taglio», le proteste però non si sono placate. Undici sindaci ieri hanno firmato l’appello lanciato da Legambiente «per impedire la svendita del litorale». I primi cittadini di Capalbio, Maratea, Villasimius, Senigallia, Noto, Otranto. Ostuni, Pollica, Favignana, Isola Capo Rizzuto e Posada si sono opposti al decreto perché «un tempo così lungo potrebbe consentire di aggirare la normativa di tutela e legalizzare costruzioni abusive». Le associazioni ammbientaliste Fai e WWF parlano di «inganno» e denunciano: «Il Demanio sarà costretto a comprarsi le strutture realizzate sul suolo pubblico».
Difende la scelta del governo il ministro del Turismo, Michela Vittoria Brambilla. «Avremmo preferito che il diritto di superficie potesse avere una durata superiore a quella prevista nella versione firmata dal presidente della Repubblica, ma vent’anni rappresentano una notevole prospettiva. La nostra intenzione era stabilire per i titolari delle concessioni un margine di tempo tale da garantire certezze sugli investimenti». Amareggiati per il cambiamento del governo sono i 30mila titolari degli stabilimenti balneari che aderiscono al Sib, Sindacato italiano balneari. Il presidente Riccardo Bordo: «Dal 1º gennaio 2016 scadranno le concessioni e molte imprese rischiano di andare fuori mercato».
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