Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

I sindaci: «Votiamo sì contro il nucleare»

14/05/2011

autore: SILVIA SANNA

VERSO IL REFERENDUM Domani e dopodomani seggi aperti Bisogna raggiungere il quorum del 33%
Appello dei primi cittadini di alcuni Comuni dove non ci sono le amministrative

SASSARI. Da soli non basterebbero, neppure se al seggio si presentassero tutti, dal primo all’ultimo dei 313.929 sardi chiamati a rinnovare 97 consigli comunali. Perché il referendum sul nucleare sia valido, nell’urna dovranno essere infilate almeno altre 175mila schede: solo così sarà raggiunto il quorum, fissato al 33 per cento. Ecco perché i sindaci dei centri più grossi non interessati dalle amministrative, fanno un appello ai loro concittadini: «Domani e dopodomani andate a votare e scrivete sì contro il nucleare. Non perdiamo questa occasione».
 È un invito fotocopia, monocolore politico, perché a rivolgerlo sono sindaci di centrosinistra e di centrodestra, uniti come non mai, che nelle ultime settimane hanno preso una posizione forte su un tema considerato cruciale per il futuro della Sardegna. Analoga la premessa: «Domani e dopodomani serve l’apporto di tutti. I sardi devono andare in massa a votare e devono barrare la croce sul sì per opporsi all’ipotesi di costruire centrali nucleari o di ospitare nell’isola siti per lo stoccaggio di scorie radioattive». La coincidenza con l’election day per il rinnovo di 97 consigli comunali sarà sicuramente d’aiuto, ma anche nei centri dove non ci sono le amministrative la risposta deve essere forte, «perché la posta in gioco è altissima», dice il sindaco di Sassari Gianfranco Ganau, in sella dal 2005, riconfermato nel maggio 2010. Ganau è fiducioso che i suoi concittadini «non tradiranno le aspettative, sanno bene quale passo indietro rappresenterebbe il nucleare e il disastro di Fukushima ha alimentato la paura, perché ha dimostrato che al momento non esistono centrali sicure. Per questo dobbiamo opporci, consci dei pericoli e degli svantaggi, dal punto di vista ambientale ed economico».
 A pochi chilometri di distanza, dal sindaco di Porto Torres Beniamino Scarpa arriva la stessa iniezione di fiducia: «Qui l’argomento è molto sentito, i portotorresi sono consapevoli che un’area industriale come la nostra può avere bisogno di tutto tranne che del nucleare. Al quale abbiamo già detto no un anno fa, quando il precedente Consiglio ha dichiarato Porto Torres comune denuclearizzato. Una scelta apprezzata e condivisa, che in vista del referendum abbiamo voluto ricordare affiggendo cartelli in tutti gli ingressi dell’abitato». Comune denuclearizzato è anche Nuoro, centoquaranta chilometri più giù, dove il sindaco Alessandro Bianchi, come Scarpa eletto un anno fa, si appella al «dovere civile, al messaggio morale che la Sardegna ha la possibilità di mandare al governo. Il Paese, il mondo intero, aspetta un segnale da noi, per questo la risposta deve essere inequivocabile. Ai nuoresi chiedo di votare sì, per opporsi a progetti sbagliati, a lobby di potere ben definite che sul nucleare vogliono giocare una partita poco pulita». Nella quale i sardi hanno in mano la carta che potrebbe essere decisiva, aggiunge Marco Tedde, sindaco di Alghero. Che ai suoi concittadini chiede di posticipare la gita al mare: «Prima andate al seggio e mettete la croce sul sì. A noi il nucleare non serve, abbiamo il sole e il vento, le risorse energetiche non ci mancano. Non accettiamo le imposizioni, scegliamo noi il nostro destino. Il nucleare è sbagliato, ovunque».
 La pensa così anche Angela Nonnis, sindaco di Oristano. «Tuteliamo la nostra salute e la nostra economia», dice il primo cittadino che ricorda la delibera con cui, nel settembre 2010, Oristano è diventato comune denuclearizzato. «Io andrò a votare e voterò sì, sono certa che gli oristanesi faranno altrettanto. Nelle ultime settimane abbiamo organizzato convegni e manifestazioni per sensibilizzare la popolazione, abbiamo fatto anche un mercato in piazza Roma in cui protagonisti erano i prodotti locali. Ecco, se arrivasse il nucleare, la loro bontà e genuinità non sarebbe più garantita. Non possiamo permetterlo, domani e dopodomani affolliamo i seggi».
 Un invito ripetuto ieri anche dal comitato Si.NoNucle, vera anima del referendum, creatura di Bustianu Cumpostu, leader di Sardigna Natzione e promotore della raccolta di firme (16.200) che hanno reso possibile la consultazione popolazione. Uno sforzo che può essere premiato solo «con la partecipazione massiccia e un sì convinto». Un atto di sovranità «che vincolerà il governo, chiamato a rispettarlo».

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