Rassegna Stampa
Testata: L'Unione Sarda

«Acqua inquinata, metalli cancerogeni dai rubinetti di casa»

13/05/2011

autore: P. C.

Il sospetto degli esperti del pm

Ecco come si sono ammalate e come sono morte le persone a Quirra. Il procuratore di Lanusei, Domenico Fiordalisi, potrebbe aver raggiunto quel risultato auspicato da tutti, al quale non erano arrivate negli anni le indagini delle Asl, di Regione e commissioni parlamentari d'inchiesta e i controlli ambientali affidati alla Nato, cioè a chi è oggi sospettato di aver inquinato la zona del poligono.
FIUMI CONTAMINATI Il pm Fiordalisi ha firmato un decreto di sequestro probatorio delle sorgenti e dei corsi d'acqua che alimentano il bacino idrografico del Salto di Quirra. Fonti che avrebbero attraversato le zone inquinate negli anni dai brillamenti di armi provenienti da tutta Italia (e forse anche dai paesi dell'ex Patto di Varsavia). Materiali dispersi nell'ambiente anche dalle esplosioni organizzate dalla società del gruppo Finmeccanica Centro sviluppo materiali (Csm). I fiumi avrebbero raccolto nanoparticelle cancerogene che - attraverso un impianto di potabilizzazione senza controlli - avrebbe alimentato la rete idrica della frazione di Quirra. Soprattutto di una parte della contrada, quella dove si sarebbero registrati in un numero impressionante i casi di tumore (10 pastori malati sui 18 che lavoravano entro 2,7 chilometri dal poligono, secondo una relazione dei veterinari delle Asl di Lanusei e Cagliari finita nell'inchiesta). Quell'acqua contaminata, per gli inquirenti, sarebbe finita nelle case delle persone che poi si sono ammalate. «Era più fresca, più buona dell'altra», ha rivelato una testimone alla Squadra mobile di Nuoro.
I METALLI Tracce dell'inquinamento causato dalle attività del poligono sono state trovate anche nei terreni, stando alle relazioni di esperti come Maria Antonietta Gatti e Pier Luigi Caboni, che segnalano presenze molto superiori alla norma di cadmio, tungsteno, rame, piombo e antimonio. Tutto questo era sfuggito ai tecnici della Sgs, società del gruppo Fiat che aveva avuto l'incarico dalla Nato per i controlli ambientali nel poligono. Da qui l'accusa di falso nei confronti dei due tecnici della Sgs, Gilberto Nobile e Gabriella Fasciani.
LA DISCARICA Il pm Fiordalisi ha messo sotto sequestro anche un'area di un ettaro (zona Is Pibiris) dove sono stati trovati nascosti sottoterra sino a una profondità di 5 metri pezzi di razzi, resti di apparecchiature elettroniche, pneumatici e amianto. Sequestrata anche la zona chiamata Fornelli dove venivano fatte esplodere le armi da smaltire provenienti da tutta Italia. Questo provvedimento si reso necessario «al fine di evitare l'inquinamento delle prove»: gli uomini della Forestale hanno notato che un mese fa, alla vigilia della annunciata visita della commissione parlamentare d'inchiesta, i militari stavano lavorando con una ruspa quei terreni sospetti.
NAPALM Dalle carte dell'inchiesta è emerso che a Quirra negli anni 80 e 90 sono stati portati fusti di napalm. L'ordine era quello di sotterrarli. Sarebbe stato troppo pericoloso farli esplodere insieme agli altri armamenti da smaltire.
I RUSSI E nel 1996 la Russia chiese all'Italia di poter smaltire 12 bombe particolari a Quirra. Gli inquirenti stanno cercando di capire se l'operazione sia stata effettuata poi in Sardegna.
LE REAZIONI Felice Floris, leader del movimento pastori, chiede giustizia: «Ancora una volta nella storia pagano i deboli: chi ha inquinato, cioè i militari, restano a Quirra, i danneggiati sono i pastori che devono sgomberare». E Mariella Cao, del Comitato Gettiamo le Basi, chiede parità di trattamento: «Bisogna tutelare non solo i pastori: devono andar via anche i militari».

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