Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

Parco eolico di Bonorva, la soprintendenza dice sì e le pale si moltiplicano

10/05/2011

autore: Elena Laudante

SASSARI. Alle 25 torri del vento che svettano sull’altopiano di Bonorva presto se ne aggiungeranno altre 11. E saranno messe in moto entro l’anno, dopo lo stop alla realizzazione del parco eolico risalente alla fine del 2009, quando il Corpo Forestale aveva scoperto che era stato costruito in modo diverso dal piano approvato. Ora quelle difformità sono state sanate, la Edf Italia ha ottenuto il via libera da tutti gli enti chiamati al controllo. E si appresta ad accendere le turbine alte decine di metri, che la Soprintendenza non aveva potuto fermare.
 Salvo colpi di scena, è l’ultimo capitolo di una vicenda nella quale ha fatto capolino anche Flavio Carboni. Ma dal paese del Logudoro-Meilogu era andato via a mani vuote. Quando la concessione per tirar sù pale era intestata alla “Bonorva Wind Energy”, l’imprenditore coinvolto nell’inchiesta sulla P3 si era presentato dal sindaco Mimmino Deriu e aveva chiesto informazioni. «Gli dissi che era un impianto privato su terreni privati e mi salutò», racconta il primo cittadino. Poco dopo, nel 2009, entra in gioco la Edf Energies Nouvelles Italia, filiale nostrana del gruppo energetico francese. Alla fine dell’estate 2009 iniziano i lavori: vengono issati 25 dei 37 aerogeneratori previsti dall’ultimo progetto (quello originario ne voleva 42). Il sovrintendente ai Beni paesaggistici Gabriele Tola tenta di negare il nulla osta, perché quell’altopiano che rientra nell’area di Campeda, è zona boschiva tutelata. E poi c’è il rischio di dare l’ok a torri sopraelevate dall’altopiano, ciclopiche da chi le guarda a livello del mare. Ma in realtà - poi conviene il Consiglio di Stato - non c’è bosco. Né prepotenza paesaggistica. Dunque i lavori riprendono, fino a quando il Corpo Forestale si accorge che all’interno dell’area grande circa 900 ettari, sono state costruite strade in modo diverso da quanto autorizzato da Comune, Ufficio tutela del paesaggio, Soprintendenza. E scatta l’inchiesta della procura e la richiesta di sequestro da parte del sostituto procuratore Paolo Piras. «Noi stessi ci siamo accorti delle difformità e abbiamo chiesto una variante in corso d’opera», spiega Giampaolo Cesaraccio, responsabile Sviluppo energie alternative Edf, che ha come amministratore delegato, invece, Armando Manca di Villahermosa. Ma per non incorrere nel sequestro - la cui richiesta viene conosciuta dai diretti interessati - la Edf blocca il cantiere. E cerca di mettere a posto le strade. Si tratta di cambiare la curvatura delle strade. Interventi minimi, secondo la Regione, il cui assessorato agli Enti locali scrive che non c’è nemmeno bisogno di una nuova valutazione d’impatto ambientale. A fine 2010, il soprintendente Tola fa un sopralluogo, e stabilisce che le modifiche sono sono conformi alle norme. Ora spetta al Comune dire l’ultima parola.

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