Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
Col catasto delle grotte un viaggio alla scoperta dei tesori sotterranei sardi
09/05/2011
autore: MARIA GIOVANNA FOSSATI
AMBIENTE E TURISMO
Dalla Barbagia all’Ogliastra e al Sulcis un progetto per la valorizzazione dei sistemi carsici isolani
NUORO. Un immenso tesoro ambientale da valorizzare, fruire e catalogare. Il progetto per i sistemi carsici è di quelli che lasciano il segno: grazie alla legge 4 del 2007 la Provincia di Nuoro, in collaborazione con la Federazione speleologica sarda, istituirà un catasto delle grotte.
Il progetto, che coinvolgerà tre province - Carbonia-Iglesias e Ogliastra oltre Nuoro -, prevede anche, per la valorizzazione delle aree carsiche, un percorso formativo, che contribuirà a divulgare la conoscenza del prezioso patrimonio. È stato presentato dall’assessore provinciale all’Ambiente Franco Corosu, dal referente della Provincia di Nuoro Francesco Murgia e da Angelo Naseddu, presidente della Federazione speleologica sarda e organizzatore del corso di formazione. «È un progetto interessante sia sul piano scientifico che su quello turistico-ambientale - ha detto Corosu -. Sono previste diverse azioni, che attraverso la progettazione contribuiranno enormemente ad accrescere la consapevolezza e le prospettive di sviluppo di questi beni preziosi».
L’assessore ha annunciato la prima di queste azioni del progetto, per la provincia di Nuoro: «Come prima fase si terrà un percorso formativo sui sistemi carsici, già partiti al Centro di educazione ambientale della frazione di Santa Lucia a Siniscola e si concluderanno mercoledì. Un seminario rivolto a educatori ambientali del sistema regionale Infea della provincia, che prevede una classe di 25 studenti». L’assessore ha poi elencato l’ampio raggio di azione del progetto: «Ci sarà la realizzazione di un catasto provinciale delle grotte, l’allestimento di itinerari didattici nel Montalbo e nel Supramonte, la pubblicazione di un manuale sui sistemi carsici del Nuorese e dell’Ogliastra, l’allestimento di due mostre, la realizzazione dell’opuscolo L’acqua che berremo, l’organizzazione di convegni e il monitoraggio biologico delle acque sotterranee». I dettagli li ha spiegati Francesco Murgia: «Gli speleologi ben volentieri si sono messi a disposizione del piano di divulgazione. Oltre che ad ampliare la conoscenza, questo progetto porterà alla valorizzazione del sistema agroalimentare, collegato al turismo. Unisce infatti il bello dei paesaggi naturali al buono dei prodotti».
La Federazione speleologica sarda ha un ruolo fondamentale nella progettazione dell’iniziativa: «È la prima volta che gli speleologi sardi si presentano nella veste di divulgatori della materia ambientale - ha spiegato Angelo Naseddu -. Le nostre azioni saranno dirette in particolare al mondo scolastico, ma anche a tutti quelli che si vogliono aprire a queste tematiche. La legge 4 ha ampliato le prospettive, consentendoci di partecipare al progetto, da protagonisti, in questa fase importantissima della divulgazione delle nostre conoscenze».
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