Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
Una montagna di eterne promesse
08/05/2011
autore: ANGELO MAVULI
LIMBARA Una grande risorsa turistica in stato di abbandono è dominata dai tralicci e dalle liti tra istituzioni
Boschi abbandonati, scarsa ricettività, valanghe di rifiuti pericolosi
TEMPIO. Sul Limbara, la montagna delle illusioni e delle promesse non mantenute, un cartello del Comune di Tempio, poco dopo Vallicciola, laconicamente avverte che «la zona è soggetta a campi elettromagnetici, per cui se ne vieta la sosta». Niente male per un sito che da circa quaranta anni, politici di ogni colore affermano di voler trasformare in attrattiva turistica ed in fonte di lavoro e di reddito per Tempio e per tutta l’alta Gallura.
Nonostante le sue potenzialità, il Limbara vive una miserevole esistenza. Imponente nella sua cresta granitica, dalla quale svettano il monte Bianco e la punta Balistreri, visto da lontano il massiccio di 1359 metri immerso nel verde nel quale spicca il grigio del granito colpisce per la sua bellezza. Ma da vicino lo spettacolo è diverso.
Il bosco. È privo di qualunque intervento di ricostituzione, con rami secchi che penzolano mestamente dal tronco. Verrebbe da chiedersi che fine abbiano fatto i 57 operai dell’Ente foreste. Il sottobosco è invaso da alberi sradicati dal vento o spezzati dalle nevicate, ricoperto di sterpaglie e rovi, avvelenato da rifiuti di ogni genere, non invitante per passeggiate naturalistiche ed escursioni.
La viabilità. Il Limbara vanta 150 chilometri di piste e sentieri: un progetto realizzato con finanziamenti europei è stato vanificato dall’incuria dell’Ente foreste, cui per compito istituzionale e per “convenzione” spetterebbe la cura meticolosa della montagna gallurese.
Le fonti. Inaccessibili, fuori uso e, a volte, prive d’acqua, le rinomate sorgenti. Come Crispoli, famosa per la bontà delle sue acque e oggi nascosta dalla vegetazione. Anche la bella fonte in granito di Vallicciola, costruita di recente, è ancora oggi secca.
Le strutture. A Vallicciola, visitata da migliaia di persone ogni anno, mancano i bagni. Uno chalet in legno, realizzato come punto ristoro e mai messo in funzione, forse perché privo di acqua e scarico fognario, intristisce poco lontano da un parco giochi sepolto dalle erbacce. Lavori eseguiti qualche anno fa dalla passata amministrazione. E dietro i “Capannoni” da oltre un anno è stato ammassato materiale da cantiere in grande quantità.
I tralicci. Ma è punta Balistreri il luogo in cui la montagna diventa zona franca e prevale la legge del più forte e del più furbo. Dall’alto incombono immobili, confondendosi con l’azzurro del cielo, i tralicci sui quali, emittenti radiotelevisive di mezza Sardegna piazzano alla rinfusa parabole e antenne. Un tributo che la collettività paga a caro prezzo per la leggerezza delle amministrazioni degli ultimi trenta anni. La regolamentazione per la gestione dei tralicci da parte del Comune sarebbe vicina al varo, ma ormai non ci crede più nessuno. Se ne parla inutilmente dal 1978, quando dopo la Rai e Ponti Radio (a cui incredibilmente l’amministrazione democristiana di allora aveva venduto il terreno) cominciarono ad apparire i primi tralicci delle radio libere. Cresciuto in maniera selvaggia, in spregio alle regole più elementari..
L’inquinamento. Attorno ai tralicci, per centinaia di metri, giacciono abbandonate parabole sfondate, costosi pannelli elettronici ormai inservibili, migliaia di pezzi di ferro, viti, pali, carta catramata, coperture di eternit (leggi amianto) strappate via dalla bufera, apparati elettrici, isolatori disintegrati. E ancora: batterie esauste, congegni col simbolo inquietante della radioattività, bagni chimici, bivacchi.
I contatori. Poco a valle dell’Aeronautica, all’esterno di una serie di box realizzati dalle emittenti, sono stati attivati dall’Enel una serie di contatori elettrici, accessibili a chiunque. Pericolosissimi e potenziale fonte d’incendio soprattutto d’estate, in caso di corto circuito.
L’ex base Usaf. Realizzata nel 1968, fu abbandonata dagli americani nel 1993. In totale sfacelo fu ceduta alla Regione, che dovrebbe urgentemente intervenire con un costosissimo intervento di bonifica. Senz ail qual è impensabile che il Comune ne accetti la restituzione già proposta.
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