Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

Scuola, l’isola è ancora in maglia nera

07/05/2011

autore: PIER GIORGIO PINNA

Le ultime graduatorie confermano la crisi, eccezioni Nuorese e Ogliastra I parametri si basano su risorse, strutture, organizzazione, risultati

SASSARI. La scuola sarda è costretta per l’ennesima volta a indossare la maglia nera. Nell’ultimo rapporto statistico gli istituti dell’isola sono in coda. Con la sola eccezione del Nuorese e dell’Ogliastra, al 68º posto sulle 100 province selezionate: 454,86 il punteggio raggiunto sulla base degli indicatori. Per il resto - con riferimento a parametri basati su strutture, organizzazione, servizi, condizioni del personale, risorse, risultati didattici - in Sardegna si fa fatica ovunque. Le conferme, in questo caso, arrivano dalla rivista «Tuttoscuola». Ma, come spesso sottolineano i sindacati regionali, non è certo una novità.
 Se infatti il Nordovest italiano appare l’area col sistema più efficiente (oltre 500 il voto conquistato nelle pagelle predisposte dal periodico specializzato) in generale, e piuttosto a sorpresa, dal 2007 il Sud ha fatto meglio del Nord. Almeno nelle capacità di ripresa. Ma questo processo positivo ha toccato marginalmente l’isola. Sì, perché la parte più meridionale dell’antico Regno di Sardegna con capitale Torino, 150 anni dopo, e ancora una volta, complessivamente ha dovuto segnare il passo.
 Così la vecchia provincia di Cagliari - comprensiva di Medio Campidano e Sulcis - si piazza al 92º posto. Punteggio in graduatoria: 434,62, a fronte di una media nazionale pari a 457,48. L’Oristanese segue a ruota in 93ª posizione con 434,52. In fondo all’elenco, al 95º posto, l’intero Nord Sardegna, e cioè le province di Sassari e di Olbia-Tempio. Appena 433,33 il voto racimolato: solo qualcosetta in più dell’ultimissima in assoluto nella lista, Isernia. Dall’indagine emerge poi la precarità di altre regioni: in particolare, la Campania, il Molise, l’Abruzzo e, in Sicilia, il Catanese. Così, alla resa dei conti, l’unica vera novità riguarda il generale recupero di sistema registrato al Sud. In termini di patrimonio (attrezzature, dotazioni di libri e così via), gli istituti meridionali sono oggi in media i più ricchi. Forse anche per l’efficace impiego dei fondi europei e regionali. Gli istituti più informatizzati si trovano invece in Puglia. Mentre le difficoltà del Mezzogiorno restano su specifici ambiti: edilizia, dispersione scolastica, alcuni assetti dei livelli qualitativi dei diplomati. Ma la Sardegna - almeno questo sì - è immune dai fenomeni di assenteismo e dai tassi di malattie tra gli insegnanti che contraddistinguono differenti zone del Paese, a cominciare dalla Calabria e dalla provincia di Messina.
 E proprio a questi aspetti pare possa collegarsi la presa di posizione del segretario regionale della Cisl per il settore. «Non è vero - dice infatti Enrico Frau - che la scuola sarda ha troppo personale, e dunque non necessita di altre assunzioni». «La possibilità per le immissioni in ruolo esiste e dev’essere attivata subito - prosegue - Tra docenti, tecnici e amministrativi, i posti vacanti ammontano a non meno di 925 unità. Ecco perché come CISL Scuola chiediamo la stabilizzazione del personale precario».
 Proteste per lo scadimento del servizio arrivano intanto da Peppino Loddo, Cgil-Federazione lavoratori della conoscenza. «I tagli arrivano a colpire perfino le classi per l’infanzia - denuncia il dirigente sindacale - Nel 2011-2012 i posti saranno 2.626: 1.102 nelle province di Cagliari, Carbonia-Iglesias, Villacidro-Sanluri), 773 nella Sardegna settentrionale, 511 tra Nuoro e Ogliastra, 240 nell’Oristanese. «Ciò corrisponderebbe - spiega - a circa 1.300 sezioni a orario lungo e 40 con orario ridotto. E la cosa grave è che la sforbiciata si fa in istituti dove aumenta il numero degli alunni. Tutto mentre “Mamma Regione” eroga 20 milioni per sostenere i privati».

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