Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
Italia Nostra: «Salvate Malfatano»
04/05/2011
autore: MAURO LISSIA
In un ricorso al Tar chiesta la sospensione dei lavori per il resort Sitas CAGLIARI. Non c’è la valutazione complessiva dell’impatto ambientale, il cantiere aperto dalla Sitas a Tuerredda-Malfatano dev’essere fermato: a chiederlo al Tar con un ricorso di 70 pagine sono gli avvocati Filippo Satta, Anna Romano e Carlo Dore per Italia Nostra.
L’associazione si batte da tempo su ogni fronte per impedire che a poco più di trecento metri da una delle spiagge più belle della Sardegna venga costruito un complesso di hotel e servizi per 61.459 metri cubi su una superficie di 40 ettari. Un resort di lusso fortemente voluto dall’amministrazione comunale di Teulada e altrettanto fortemente avversato dalle associazioni ambientaliste, che prelude a nuove edificazioni di ville private su un’area di 700 ettari.
Il ricorso ripercorre la lunga e travagliata storia del progetto Sitas ma il punto centrale resta l’irregolarità della procedura per la valutazione dell’impatto ambientale: secondo Italia Nostra il progetto originario non è stato sottoposto alla verifica nel suo complesso ma «spezzettato in cinque piani di lottizzazione» di cui uno è oggi in fase di realizzazione avanzata. Secondo i tre legali si tratta di una procedura illegittima di cui si sarebbe reso responsabile il servizio Sivea (oggi Savi) della Regione: anzichè valutare l’impatto complessivo dell’intervento, i responsabili del servizio si sono accontentati dello studio di compatibilità paesistico-ambientale fornito dall’impresa, che ha proposto una domanda di nullaosta paesaggistico per ciascuno dei cinque subcomparti interessati dal progetto. Nessuno, tantomeno i servizi tecnici del comune di Teulada, ha contestato questa scelta. Nonostante una sequenza di decisioni del Consiglio di Stato - che i legali di Italia Nostra allegano al ricorso - stabiliscano in modo categorico come sia «illegittima l’artificiosa suddivisione del progetto di un’opera al fine di evitare la sottoposizione dello stesso alla valutazione d’impatto ambientale, che sarebbe obbligatoria per l’opera nella sua interezza».
Peraltro sono sempre i giudici amministrativi supremi a specificare che la valutazione d’impatto «deve prendere in considerazione, oltre ad elementi di incidenza propri di ogni singolo segmento dell’opera, anche le interazioni degli impatti indotte dall’opera complessiva sul sistema ambientale, che non potrebbero essere apprezzate nella loro completezza se non con riguardo anche agli interventi siano poi posti in essere». Su questo punto - citano i tre legali - si è espressa allo stesso modo la Corte di giustizia europea. Eppure il Sivea regionale ha lasciato correre. Ma per Italia Nostra aver saltato la procedura di ‘via’ pregiudica la legittimità di tutti gli atti conseguenti, compresi quelli assunti dal comune di Teulada che si è mostrato sempre in linea con le esigenze della Sitas. I legali dell’associazione spiegano tra l’altro che i luoghi interessati dal progetto meritano un’attenzione particolare per la loro delicatezza: Malfatano è un porto di origine fenicia diventato poi il portus Herculis dei Romani, l’area è disseminata di testimonianze archeologiche importanti e persino a pochi metri dal centro benessere in costruzione alle spalle della spiaggia di Tuerredda i tecnici della Sovrintendenza lavorano su resti romani ancora da valutare. Ma «la questione è ancora più grave - scrivono gli avvocati - se si considera che la tutela dei singoli beni, tra i quali sistemi a baie e promontori, falesie e piccole isole, campi dunari e sistemi di spiaggia oltre il fiume Tuerredda annoverato tra le ‘acque pubbliche’, in base al Codice Urbani avrebbe richiesto l’adozione di altrettante autorizzazioni paesaggistiche».
Invece - sostiene Italia Nostra - sembra che la procedura autorizzatoria sia scivolata tra le maglie degli uffici di controllo, beneficiando di disattenzioni e di applicazioni errate delle norme. Con effetti visibili, compresa «l’inaudita edificazione di corpi di fabbrica fin dentro le fasce spondali del rio di Tuerredda».
Il ricorso di Italia Nostra passa in rassegna una sequenza di atti che risulterebbero illegittimi: si parla di proroghe delle convenzioni di lottizzazioni concesse in violazione delle norme e di delibere assunte dalla giunta comunale quand’erano di competenza del consiglio. Passaggi tecnici che per i legali dell’associazione culturale sarebbero illegittimi e giustificherebbero la sospensione dei lavori: «Essendo in gioco l’urbanizzazione di una zona vergine - è scritto nel ricorso - ogni giorno di lavoro in più comporta l’irreversibile trasformazione di questa lingua di terra così fragile, con danni incalcolabili all’ambiente e ai singoli beni paesaggistici protetti che la corredano». Da qui la richiesta di un provvedimento di sospensiva e di un giudizio il più veloce possibile.
Chiavi di questa notizia: Ambiente