Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

Case lesionate, strade poggiate su cavità il comitato residenti accusa il Comune

22/04/2011

autore: ALESSANDRA SALLEMI

Dopo i crolli dell’agosto 2008 in via Peschiera tanti studi e zero interventi per ridurre il rischio

CAGLIARI.
Non arrivano i pullman, non c’è il servizio di nettezza urbana, nessuno che lo possieda può accedere al garage di casa propria, non si può aggiustare la facciata dell’edificio lesionato, si può parcheggiare in strada una sola auto per famiglia. Ma c’è anche di peggio: alcuni anziani residenti tra via Castelfidardo e via Marengo sono stati sloggiati in una casa di riposo e adesso, per pagare la retta, stanno valutando di ricavare qualcosa dall’abitazione pericolante: una svendita nel vero senso della parola. Si vive così da via Marengo in giù, le strade costruite sulle vecchie cave sfruttate dai Romani in poi fino all’Italcementi che hanno dato spesso segni di instabilità con smottamenti vari fino al 2 agosto 2008 quando l’asfalto sprofondò di sei metri con tutta l’auto parcheggiata e le case, le più colpite furono quelle di via Castelfidardo, riportarono danni tali da renderle inabitabili mentre quasi tutte le altre dei dintorni ancora oggi mostrano le lesioni verticali e trasversali. Un disastro, che ad alcuni residenti delle case pericolanti è costata anche una denuncia con successiva condanna a pochi giorni di carcere perché, non sapendo dove andare questi «alcuni» si erano rifiutati di «ottemperare» all’ordine di evacuazione firmato dal sindaco Emilio Floris. Diciannove furono quei provvedimenti, quasi tutti i residenti si dispersero a casa di parenti, amici o finirono in affitto dopo essersi pagati con anni di lavoro quell’appartamento ormai inaccessibile. Gli altri delle vie Marengo, Peschiera, Pastrengo, vivono tuttora nelle case lesionate ma non pericolanti (sono il 60 per cento del complesso delle abitazioni), non possono rifarle, neppure coloro che si sono trovati un mutuo, perché sulle strade di quel fazzoletto pericoloso non si possono poggiare pontili. Racconta questo e altro la presidente del comitato dei residenti, Patrizia Tramaloni, impegnata a raccogliere gli atti della giornata di studi promossa il 24 febbraio scorso dal comitato stesso. Gli atti verranno divulgati presto con le proposte per uscire da una situazione inaccettabile e per molti versi inspiegabile. Brilleranno per assenza fra gli atti del 24 febbraio le relazioni dei tecnici incaricati dal Comune di studiare situazione e rimedi. Tramaloni denuncia l’atteggiamento del Comune che ha commissionato almeno tre studi per capire cosa fare ma senza alcun altro provvedimento di soccorso in ormai quasi tre anni. «Studiano qualcosa che si conosce molto bene, lo sappiamo che in piazza D’Armi si potrebbe già intervenire col risultato di ripristinare almeno il passaggio del pullman - spiega la presidente del comitato residenti - lì hanno sistemato un tubo di 12 centimetri che perdeva acqua: quando il tubo è stato aggiustato è scomparso il laghetto che i cagliaritani conoscevano da anni». Vuol dire che la condotta ha potuto perdere acqua pubblica al punto da tenere ben pieno un laghetto frequentato dagli appassionati di speleologia. «Noi vorremmo sapere quali sono le conclusioni di questi studi - conclude Tramaloni - ogni volta che abbiamo chiesto di autorizzarci i lavori per casa nostra ci dicevano che prima bisogna sapere cosa c’era sotto. Pagano i loro consulenti, e noi intanto viviamo così».

Cancellati i fondi per la messa in sicurezza
La presidente del comitato racconta il dramma degli abitanti

CAGLIARI. Quasi tre anni non sono bastati alla giunta Floris per dare una risposta ai residenti sopra la facoltà di Ingegneria. «Nessuno ha avuto un risarcimento - spiega Patrizia Tramaloni -, nessuno ha potuto farsi un lavoro in casa, non ci dicono nulla di quello che è emerso dagli studi annosi. I vuoti sono sotto le abitazioni ma anche sotto le strade. Anzi, è da lì che partono i dilavamenti. C’erano 8 milioni e 800 mila euro per mettere in sicurezza i colli di Tuvixeddu e di Tuvumannu (via Marengo ecc. sono a cavallo dei due colli), ma sono stati destinati ad altro. Non c’è stata la volontà politica di fare ciò che serviva per noi. A chi interessa portare alla rovina le nostre case? Ogni volta che abbiamo chiesto qualcosa ci hanno detto che non si poteva perché si aspettava l’esito delle indagini, che però non è mai arrivato. Ora cambia la giunta: la prossima si vorrà fare altri studi con propri consulenti?».

Tutta la zona era la miniera della pietra di Cagliari
L’ateneo fece il primo studio sul dilavamento sotterraneo e suggerì anche di impermeabilizzare vie e giardini

CAGLIARI. I primi a studiare il problema drammaticamente apparso nella notte dell’8 agosto in via Castelfidardo e via Peschiera furono i docenti della contigua facoltà di Ingegneria. Gaetano Ranieri docente di Geofisica applicata ricevette subito l’incarico di spiegare e lo fece in tempi rapidi usando una metodica che rivela in tre dimensioni i vuoti e i pieni del sottosuolo. Saltò fuori una sorta di mappa del pericolo ad uso della protezione civile comunale. Il Comune decise poi di andare avanti con gli accertamenti diretti: gli scavi del terreno. Ma intanto il grosso delle informazioni era già circolato. D’altronde, gli esperti spiegano che basta guardare viale Merello: il vialone appare un grande scivolo tortuoso con i salti. Spiega il professor Ranieri: «Sotto via Marengo, la facoltà di Ingegneria, viale Merello, c’è una vecchia miniera, sfruttata nei secoli, anche nel Novecento, tutto il materiale che veniva cavato nella parte alta di via Bainsizza, in piazza D’Armi, a Tuvixeddu, arrivava alla cementeria di via Po anche attraverso gallerie sotterraneo, l’accesso si vede ancora nella zona della Grotta della Vipera in viale Sant’Avendrace. In tempi recenti quella pietra serviva per fare cemento, nel passato la lavoravano in blocchi e tutta la vecchia Cagliari è stata costruita così. Un’attività che ha lasciato vuoti importanti e a più livelli, la collina di Tuvumannu è quasi scomparsa. La caratteristica di questa pietra è che è molto resistente ma anche igroscopica, con l’acqua si sbriciola. Basta osservare alcuni palazzi non ristrutturati davanti a palazzo Viceregio, le facciate sono mangiucchiate». I consigli per l’immediatezza furono di limitare il passaggio dei mezzi pesanti, ma anche di impermeabilizzare strade e soprattutto giardini in modo che l’acqua piovana non continuasse a dilavare sotto strade e case. Quest’ultima necessaria opera l’hanno fatta? No.

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