Rassegna Stampa
Testata: L'Unione Sarda

Riesumate tre salme

22/04/2011

autore: Paolo Carta

Due pastori e un marinaio uccisi secondo il pm Fiordalisi da un ordigno al fosforo bianco e da sostanze radioattive dal nostro inviato

 
PERDASDEFOGU L'inchiesta sui veleni a Quirra è a un'altra svolta. Ieri sono state riesumate le prime tre salme. Due pastori morti nel 1980 a Perdasdefogu in un incendio forse causato da un ordigno del poligono e un marinaio di Burcei ucciso da una leucemia a Baunei pochi mesi fa al rientro da una missione all'Estero. Alla ricerca della verità. Dell'uranio impoverito o di sostanze radioattive che potrebbero essersi fissate nei loro corpi.
Il pietoso lavoro degli esperti arrivati in Sardegna da Milano e Brescia su incarico del procuratore di Lanusei, Domenico Fiordalisi, proseguirà nei prossimi mesi. A gruppi di tre salme alla volta. In tutto saranno diciannove. Poi arriveranno i risultati.
NEL CIMITERO Ore sette e trenta, davanti al cancello del cimitero di Perdasdefogu c'è il sindaco Walter Mura, i vigili urbani, anche il necroforo, soprattutto un freddo pungente e un cielo grigio come l'umore generale. Il compito è triste. Ci sono due tombe da riaprire, quelle di due pastori morti in un incendio misterioso nelle campagne del paese, a ridosso del poligono. Morti da disturbare dal loro sonno eterno in cerca di prove. Gli esami sui loro poveri resti dovranno confermare i primi risultati dell'inchiesta della Procura di Lanusei: nel poligono in passato sono stati sperimentati e usati armamenti radioattivi. Capaci di provocare in prima istanza un immediato inquinamento bellico e a distanza di anni tumori e malformazioni negli allevatori e nei soldati, nei bambini e negli animali.
I PARENTI Davanti al piccolo cimitero di Perdasdefogu c'è soprattutto il disagio e i dolore dei parenti dei due morti: giovani uomini e donne che erano soltanto bambini, alcuni neonati, quando nell'agosto del 1980 i loro padri vennero investiti dal fuoco. Le cronache dei giornali in quei giorni parlarono di rogo misterioso. Le indagini, frettolose, documentarono una altrettanto misteriosa esplosione. Probabilmente al fosforo bianco. Capace di scarnificare i corpi. Così fu ridotto Vittorio Lai, all'epoca 41 anni, presidente di una cooperativa e padre di quattro figli diventati uomini senza di lui, nel suo ricordo. Ugo Orrù di anni ne aveva 39 anni e anche lui quattro figli, piccolissimi: in paese tutti sanno che è morto dopo quindici giorni di agonia nel letto di un ospedale per aver tentato di salvare alle fiamme il suo amico, il suo collega, il presidente della sua cooperativa, la persona che l'aveva convinto a rientrare a Perdasdefogu dopo anni di lavoro come operaio in Germania.
GLI ESPERTI Sulla porta del cimitero di Perdasdefogu c'è anche la scienza, l'attesa della comunità internazionale degli studiosi che si interessano di guerre (simulate e non) e morti. Per la prima volta al mondo verranno riesumate le salme di diciannove persone, morte - secondo il sospetto dela procura - per essere venute in qualche modo a contatto con le sostanze sprigionate dalle guerre simulate, dai test di guerra. Ad esaminarle sarà Evandro Lodi Rizzini, fisico nucleare di livello internazionale, uno degli scienziati che lavora nell'acceleratore di particelle del Cern di Ginevra. Ieri un medico legale altrettanto conosciuto, Marco Grandi, ha effettuato i prelievi dei campioni non soltanto dai resti dei due pastori di Perdasdefogu, ma anche dal cadavere del marinaio di Baunei , Paolo Muccelli, morto a causa di una leucemia fulminante poche settimane fa, in passato inviato sul fronte della guerra in Kosovo dai vertici militari italiani.
IL PAESE Davanti al cimitero di Perdasdefogu c'è anche la paura di un intero paese dimenticato da Dio e dalla Regione sino a quando non è nato il poligono. «Eravamo senz'acqua, senza luce, senza strade, dobbiamo ringraziare i militari», dichiara il sindaco Walter Mura. Timore che i soldati, unica (o quasi) economia della zona, possano sloggiare investiti dal vortice di un'inchiesta giudiziaria scrupolosa, capace di ipotizzare, oltre alle morti per i test militari, anche una inquietante commistione tra enti che avrebbero dovuto controllare l'ambiente del poligono e le aziende sospettate di averlo inquinato. «Chiediamo verità e un'inchiesta rapida: non possiamo permetterci cinque anni di titoli sui giornali, rovina per la nostra immagine. Perché, anche se le cronache sono corrette, passa poi il messaggio del terrore. Negli abitanti. Nei turisti».
I REPERTI Sono le 11 e venti quando arrivano gli esperti incaricati di riesumare le salme. Ci sono anche gli avvocati e i periti di parte: Paolo Pilia tutela gli interessi della famiglia di Ugo Orrù, determinata «a capire il perché della morte del loro familiare. Ma sia chiaro: l'autopsia l'ha disposta il procuratore Fiordalisi, non l'hanno richiesta moglie e figli». Il dottor Grandi si sofferma proprio con i familiari dei due allevatori morti nel 1980. Prima di procedere al prelievo dei piccoli reperti (già arrivati ieri sera a Brescia dal professor Lodi Rizzini), il medico legale ha voluto sapere qualcosa di più sull'incendio che ha provocato la morte dei due allevatori di Perdasdefogu. Stessa procedura effettuata qualche ora prima nell'ospedale di Lanusei per la salma del marinaio di Baunei.
L'ESPLOSIONE Quasi a rimarcare il motivo dell'inchiesta, alle 11,40 la terra trema, l'aria è squarciata da un'esplosione terrificante: a qualche chilometro di distanza dall'abitato, i cinesi testano i tubi da acquistare per gli oleodotti e il paese ormai è assuefatto da questo.
Ci vogliono tre ore per riesumare le salme di Vittorio Lai e Ugo Orrù. Il piccolo corteo lascia il cimitero nel pomeriggio: il sole è ancora coperto in un cielo grigio.
L'INTERROGATORIO Mentre gli esperti riesumavano le salme, a Lanusei il procuratore Fiordalisi ha interrogato il primo dei tre indagati, il generale Tobia Santacroce, accusato di aver organizzato le esplosioni degli armamenti provenienti a Perdasdefogu da tutta Italia e sospettati di aver determinato un inquinamento bellico e quindi anche malattie e morti. Il generale avrebbe chiarito il suo ruolo nell'organizzazione del poligono: «Gestivo soltanto il personale che arrivava nel poligono per il servizio di leva». Di fatto scagionandosi dalle pesanti accuse. In una giornata fondamentale per l'inchiesta. A dispetto di quel cielo grigio.
 

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