Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
Nella rete Intranet di Saras la verità sull’operaio morto
21/04/2011
autore: MAURO LISSIA
La Procura acquisisce tutti i documenti interni
CAGLIARI. Come nell’inchiesta Thyssenkrupp: la Procura cagliaritana ha acquisito l’intero contenuto della rete intranet Saras, tutte le comunicazioni elettroniche interne allo stabilimento di Sarroch, le schede di lavorazione sugli impianti, i rapportini che scandiscono l’attività quotidiana della raffineria. La raccolta di dati fa parte della prima relazione firmata dal perito d’ufficio Salvatore Gianino che ora si trova sulla scrivania del pm Emanuele Secci. Finora Gianino ha indagato sulla ricostruzione dei fatti, partendo dalla comunicazione di bonifica eseguita fino all’intervento delle due squadre Star Service, concluso con la morte per asfissia dell’operaio siciliano Pierpaolo Pulvirenti e il ricovero in ospedale del compagno di lavoro Gabriele Serranò. Verifiche tecniche e testimonianze sembrano condurre in una sola direzione: la responsabilità è tutta del sistema Saras. La presenza di ossigeno solforato all’interno dell’impianto è certamente legata a una negligenza e forse il responsabile diretto potrebbe essere uno solo. Con ogni probabilità la Procura sa chi è, ma prima di procedere con altre iscrizioni al registro degli indagati il magistrato intende portare a termine l’esame delle relazioni tecniche, quella di Gianino e l’altra elaborata dal medico legale Roberto Demontis. È una questione di giorni: probabilmente già dopo Pasqua il quadro complessivo dell’indagine per omicidio colposo - che per adesso coinvolge l’ex direttore della raffineria Guido Grosso e i vertici della Star Service di Catania, Innocenzo Condorelli e Adriana Apollonia Zapalà - dovrebbe essere chiaro e la Procura assumerà nuove decisioni.
La dinamica dell’incidente è definita ormai nei dettagli: Pulvirenti ha aperto il passo d’uomo togliendo il coperchio. Avrebbe dovuto spalancare l’ingresso al primo livello della colonna, il più basso. Invece ha lavorato sul terzo, ma questa circostanza - considerata importante nelle fasi iniziali dell’inchiesta - non ha alcuna rilevanza. Il getto di gas ha investito il giovane operaio, uno studente di farmacia assunto per un mese dall’impresa siciliana, che è subito crollato sulla piccola piattaforma metallica. Serranò, altro studente e operaio stagionale, era appena dietro di lui. L’ha raggiunto e ha cercato di soccorrerlo ma ha dovuto accasciarsi, vinto dal gas. Il padre di Serranò ha assistito alla scena dal basso, è volato sui gradini e ha trovato il figlio seduto al fianco del collega, semisvenuto. L’ha tirato giù con fatica perchè la scaletta è stretta e ripida. Nel mentre altri operai hanno raggiunto Pulvirenti e hanno provato a praticargli la respirazione bocca a bocca: nessuna reazione positiva, era trascorso troppo tempo e il gas aveva prodotto danni irreversibili. Poi il primo medico e gli operatori del 118 riusciranno a recuperere il battito ma solo per pochi minuti. Serranò padre e figlio hanno raccontato quei momenti al pm e ai carabinieri che lavorano per la Procura: «Quando sono arrivato in alto - ha detto il padre - il getto di gas era esaurito, altrimenti saremmo morti tutti».
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