Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

La sabbia rubata dai turisti torna nelle spiagge del Sinis

20/04/2011

autore: CLAUDIO ZOCCHEDDU

Recuperate 44 bottiglie all’aeroporto di Elmas

CABRAS. La sabbia di quarzo rischiava di prendere il volo. Gli addetti dell’aeroporto di Elmas, la scorsa estate, hanno sequestrato ai turisti 44 bottiglie di plastica e alcuni sacchetti pieni di granelli di quarzo fossile provenienti con tutta probabilità dalle spiagge di Is Arutas e Mari Ermi, tra le più belle della penisola del Sinis.
 La sabbia è stata intercettata tra gli altri oggetti che facevano parte del bagaglio a mano di passeggeri che attendevano l’imbarco per le destinazioni più disparate, italiane ed estere: i granelli di quarzo avrebbero fatto la loro figura sul fondo di acquari o addirittura in vetrine di negozi. Un percorso che la sabbia del Sinis ha fatto più volte, da quando quel particolare quarzo ha iniziato ad attirare l’attenzione dei turisti con il vizietto del «ricordino».
 Un souvenir che ai turisti poteva costare molto più caro di una semplice figuraccia al check-in dell’aeroporto: l’asporto della sabbia di quarzo è vietato e punito con pensanti sanzioni pecuniarie. In ogni caso, la sabbia è ritornata sulle spiagge del Sinis con il plauso del sindaco di Cabras, Cristiano Carrus, che ha voluto ringraziare pubblicamente gli addetti dello scalo cagliaritano prima di assicurare la «refurtiva» nelle mani dei vigili urbani che, sempre ieri, l’hanno sparsa nuovamente tra le dune di Is Arutas e Mari Ermi.
 Purtroppo non è la prima volta che dall’aeroporto di Elmas vengono restituiti piccoli quantitativi di quarzo recuperati tra i bagagli dei turisti. I divieti di asporto sono debitamente segnalati (perlomeno a Is Arutas), ma tanti non resistono alla tentazione di portare a casa un pugno di sabbia bianchissima e così particolare. Eppure, se i ladri in costume da bagno sapessero che la storia di ogni granello di quarzo infilato di nascosto nelle bottiglie è iniziata circa 600 milioni di anni fa, forse rinuncerebbero al furtarello consumato sotto l’ombrellone. L’origine della sabbia fossile del Sinis risale infatti al periodo Precambriano, quando gli assestamenti della crosta terrestre avevano dato origine ad una gigantesca roccia granitica che ha il suo vertice nell’isola di Mal di Ventre, a tre miglia dalla costa. Da allora è iniziato il lentissimo e costante processo erosivo del granito che, dopo lo sfaldamento dei minerali più fragili, è arrivato a intaccare uno dei più resistenti: il quarzo.
 I cristalli del minerale, separati dalla roccia granitica, sono stati lavorati dagli agenti erosivi e poi trasportati dal moto ondoso sulle coste del Sinis, dove hanno dato vita ad alcune tra le spiagge più belle della Sardegna. Lidi talmente belli che molti, granello dopo granello, cercano di esportarli.

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