Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
Il pm chiede 5 condanne per i vertici Saras
19/04/2011
autore: Mauro Lissia
LA STRAGE DI SARROCH Cagliari, verso la conclusione il processo per il tragico incidente di due anni fa
Pene fino a 2 anni e 8 mesi e 800mila euro di multa per la morte di tre operai nel 2009
CAGLIARI. La responsabilità di quei tre morti del 26 maggio 2009 è quasi tutta della Saras perchè nella raffineria dei fratelli Moratti non sono state rispettate le norme che regolano la sicurezza all’interno degli stabilimenti industriali: l’hanno sostenuto i pubblici ministeri Emanuele Secci e Maria Chiara Manganiello nella requisitoria davanti al gup Giorgio Altieri, chiusa poco prima delle tredici dopo tre ore e mezzo con la richiesta di cinque condanne. Per la Procura gli atti dimostrano che è colpevole di omicidio colposo plurimo l’intero vertice dell’azienda petrolchimica di Sarroch.
L’amministratore Gianmarco Moratti - chiamato in causa come responsabile amministrativo - dev’essere condannato a una sanzione amministrativa di 800 mila euro. Pene detentive per gli altri imputati: due anni e otto mesi per il direttore generale Dario Scaffardi e per il direttore operazioni industriali Antioco Mario Gregu, due anni e quattro mesi per l’ex direttore della raffineria Guido Grosso - è stato rimosso pochi giorni fa dall’incarico, ora è assistente alla direzione generale, al suo posto Francesco Marini - due anni e due mesi la pena richiesta per il responsabile dell’area produttiva Antonello Atzori. I due pm hanno chiesto per tutti l’applicazione dello sconto di un terzo sulla pena legato al rito abbreviato. Un anno di reclusione è infine la pena sollecitata per Francesco Ledda - il solo presente in camera di consiglio - responsabile della Co.me.sa, la ditta d’appalto in cui lavoravano Bruno Muntoni, Luigi Solinas e Daniele Melis, gli operai morti asfissiati nella cisterna che dovevano bonificare.
I pubblici ministeri hanno spiegato che la sanzione amministrativa richiesta per Moratti è relativamente bassa perchè la Saras ha risarcito ancora prima del giudizio le famiglie delle vittime: cinque milioni di euro, il massimo previsto dalle tabelle del tribunale di Cagliari. Questa scelta - insieme d’immagine e di strategia processuale - ha garantito all’azienda di Sarroch la riduzione di due terzi sul massimo stabilito dalla norma. Per Moratti non sono scattate misure interdittive come avvenuto due giorni fa al processo Thyssenkrupp per una ragione semplicissima: non c’erano precedenti a carico del rappresentante legale della società petrolchimica. Precedenti che entreranno nel pacchetto sanzionatorio se Gianmarco Moratti si dovesse ritrovare in tribunale per l’incidente di lunedì scorso, quello in cui ha perso la vita l’operaio siciliano Pierpaolo Pulvirenti.
La condanna degli imputati è stata chiesta al giudice anche da Carlo Amat, il legale che rappresenta nel giudizio la Fiom, mentre la Cgil sarà patrocinata dall’avvocato Michele Schirò.
Per la Procura ha parlato solo Secci, che nell’arco di tre ore e mezzo ha ripercorso rapidamente gli atti dell’inchiesta insistendo soprattutto su quanto è stato accertato dai periti dell’ufficio. Il processo è tutto qui, nella lettura tecnica dei fatti, delle presunte carenze, in quelle che i pubblici ministeri hanno considerato negligenze gravi abbastanza da far scattare per i cinque indagati l’accusa di omicidio colposo. Quattro consulenze d’altissimo livello, che per l’accusa hanno messo a nudo le debolezze della raffineria, quelle denunciate dai sindacati e temute dai dirigenti. L’azienda petrolchimica è accusata di aver violato il decreto legislativo 231 del 2001, quello che regola la sicurezza all’interno degli stabilimenti industriali. Agli imputati la Procura attribuisce invece dodici violazioni del decreto legge 81 del 2008, una lunga sequenza di carenze messe in evidenza nella consulenza del perito Salvatore Gianino. Accertato sulla base delle altre perizie che i tre operai sono morti asfissiati per la mancanza di ossigeno all’interno della cisterna che si apprestavano a pulire, Gianino ha sostenuto fra l’altro che nessuno li aveva informati che l’atmosfera interna all’impianto poteva essere letale. Nessun dubbio sulla ricostruzione del momento in cui il primo operaio s’infilò nella cisterna satura di azoto, morendo asfissiato in pochi secondi. Il processo andrà avanti il 9 maggio con gli interventi della seconda parte civile e dei difensori: Francesco Onnis per Gregu, Grosso e Atzori, Adriano Raffaelli per Scaffardi, Rodolfo Meloni per Ledda e Francesco Mucciarelli per Moratti. La sentenza è prevista per il 23 maggio.
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