Rassegna Stampa
Testata: L'Unione Sarda

Test dei gasdotti senza i permessi

13/04/2011

QUIRRA. Gli esperimenti della Csm si svolgono dagli anni Ottanta anche con russi e cinesi
Mancata prevenzione degli incendi durante le prove dei tubi

I test degli oleodotti russi e cinesi si sarebbero svolti a Quirra e Perdasdefogu senza le dovute autorizzazioni di legge. addirittura dagli anni Ottanta sino a oggi. La società Csm di Roma (Centro Sviluppo Materiali) non avrebbe avuto, tra l'altro, il certificato di prevenzione degli incendi, malgrado per testare le tubature esportate in tutto il mondo fosse necessario provocare esplosioni a oltre 3.500 gradi. Tutta ancora da verificare, poi, la regolarità della conservazione del gas all'interno del poligono di Perdasdefogu.
L'INCHIESTA È l'ennesima scoperta effettuata all'interno dell'area militare dagli inquirenti coordinati dalla procura di Lanusei, che indaga sull'eventuale rapporto tra guerre simulate o test bellici e l'alta insorgenza dei tumori riscontrata attorno al poligono.
Nei giorni scorsi gli uomini della Questura di Nuoro e dei Vigili del Fuoco di Cagliari hanno effettuato ulteriori controlli all'interno della base. Ispezione accurata soprattutto negli impianti del Csm, società titolare di un brevetto internazionale di tubi particolari usati per costruire gasdotti e oleodotti in tutto il mondo.
I TEST Le aziende russe, per esempio, testano da anni a Quirra le speciali condutture che, rispetto a quelle analoghe realizzate da altre acciaierie, hanno una maglia a nido d'ape e in caso di guasto, il danno si verifica nel punto esatto dell'esplosione, senza creare anni al resto della conduttura, come invece avveniva nel passato. Tecnologia innovativa che in questi ultimi mesi viene testata in Sardegna dai cinesi.
Il sospetto, alimentato da relazioni di scienziati come Maria Antonietta Gatti, è che esplosioni a quelle temperature, oltre 3.500 gradi, possano causare e diffondere nell'aria nanoparticelle cancerogene di metalli pesanti.
L'AMBIENTE Quel che sta emergendo nel corso dell'inchiesta coordinata dal procuratore Domenico Fiordalisi appare ogni giorno più chiaro. Nel poligono sono stati scoperte cassette di materiale radioattivo conservate, stando all'accusa, senza il rispetto delle condizioni di sicurezza a tutela dei lavoratori; e ancora pezzi di razzi, componenti elettronici, amianto e pneumatici nascosti sotto terra in un appezzamento di circa un ettaro; e poi ordigni, anche inesplosi, disseminati nel fondale del mare di Quirra. L'inchiesta non è incentrata soltanto sull'utilizzo dell'uranio impoverito, sempre negato dai vertici militari eppure ritrovato nelle ossa di un agnello nato malformato a Escalaplano e nei filmati dei test di razzi consegnati da un ex ufficiale alla magistratura. Anche l'eventuale inquinamento delle falde acquifere oppure le emissioni dei radar potrebbero aver provocato i tumori segnalati dagli anti militaristi, dall'ex sindaco di Villaputzu Antonio Pili e dai veterinari delle Asl di Cagliari e Lanusei.
COMANDO Proprio per are ulteriore chiarezza, nei giorni scorsi il procuratore Domenico Fiordalisi e il capo della Squadra mobile nuorese Fabrizio Mustaro sono andati a Roma, negli uffici dello Stato maggiore dell'Aeronautica, e nel comando di Perdasdefogu, per esaminare una serie di documenti relativi alle attività effettuate all'interno del poligono. Il magistrato ha sentito anche due generali Grosso e Gazzetta che hanno comandato a Perdasdefogu negli anni Ottanta.
LA REPLICA Maurizio Pontremoli, amministratore delegato dalla Csm di Roma, società del gruppo Finmeccanica, sostiene che i controlli degli inquirenti non abbiano portato a nessun rilievo nei confronti della sua azienda: «I livelli di radioattività nei pressi della nostra sede all'interno del poligono sono risultati nulli. Mancava qualche documento, ma relativo a un impianto ancora da collaudare».

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