Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
Il pm: quattro manager a giudizio per i veleni
13/04/2011
autore: Daniela Scano
Le aziende avrebbero riversato per anni in mare composti chimici e metalli ad alto potere cancerogeno
Disastro ambientale a Porto Torres, presto la decisione del gup sui dirigenti Ineos, Syndial e Sasol
SASSARI. Sapevano di avvelenare il mare e, di conseguenza, anche le tavole imbandite con i pesci pescati nelle acque di Porto Torres. Il dolo è la discriminante che potrebbe portare davanti a una corte di giudici togati e popolari il processo per l’inquinamento delle acque del porto industriale della città turritana. Il pubblico ministero Michele Incani ieri ha chiesto al gup Gianni Delogu di rinviare a giudizio quattro tra manager e responsabili di Syndial, Sasol Italia e Ineos Vinyls Italia. Se il gup accoglierà la richiesta, il processo sarà celebrato dalla corte d’assise.
Le richieste del pubblico ministero Incani hanno dato il via alla discussione della lunghissima udienza preliminare che vede imputati Gianfranco Righi, legale rappresentante della Syndial; Guido Safran, manager della Sasol Italia; Diego Carmello e Francesco Maria Apeddu, anni, rispettivamente legale rappresentante e direttore di stabilimento della Ineos Vinyls Italia.
Si tratta dei manager delle aziende che si affacciano sul porto industriale di Porto Torres e che, secondo il pubblico ministero, avrebbero consapevolmente riversato per anni in mare composti chimici e metalli ad alto potere cancerogeno. Tra queste sostanze ci sono cadmio, mercurio, cromo, cianuri, benzene, diossine e una lunga serie di altre sostanze nocive.
Al termine della udienza preliminare sui veleni industriali sono rimasti invariati i reati di «disastro ambientale» e di «concorso continuato in avvelenamento di sostanze destinate all’alimentazione». Soprattutto quest’ultima accusa, che viene attribuita agli imputati a titolo di dolo e non di colpa, potrebbe trasformare il processo sassarese (sempre se il gup deciderà che deve essere celebrato un processo) nella prima ricostruzione dibattimentale della storia infinita dei veleni del Petrolchimico.
Sotto accusa ci sono gli scarichi industriali immessi dalle industrie nella rete fognaria, ma soprattutto il sistema di «depurazione». Un sistema che secondo le accuse sarebbe stato costruito in modo da realizzare «la mutua diluizione dei reflui immessi nell’impianto». Una sorta di miscelazione preventiva per confondere la provenienza e le responsabilità.
I capi di imputazione circoscrivono le presunte condotte illecite dal 2005 a oggi, ma gli scarichi avvelenati superiori alla norma risalirebbero ai decenni precedenti.
Il pubblico ministero ha cominciato la sua relazione ricordando al gup e alle parti come è nata e come poi si è sviluppata la clamorosa inchiesta della Procura della Repubblica. Tutto cominciò nel 2003 con un memorabile blitz dell’Irs. Gli indipendentisti, capeggiati da Gavino Sale, andarono con le ruspe a scavare le viscere di Minciaredda per rivelare al mondo ciò che tutto il mondo sospettava. Vale a dire che quella collina era il cimitero delle scorie industriali interrate tra il Petrolchimico e Fiume Santo. In otto anni è successo di tutto. I periti del pubblico ministero hanno trovato quantità impressionanti di veleni nel mare, nelle parti grasse dei pesci e nella flora marina.
Da queste conferme, nel 2009, è scaturita la richiesta di rinvio a giudizio. Un anno più tardi è stata aperta l’udienza preliminare. Numerose udienze sono state dedicate all’esame delle questioni preliminari e delle eccezioni difensive, che sono state tutte rigettate dal gup. In aula si è parlato anche della possibile incompetenza territoriale di Sassari, per il potenziale coinvolgimento dei giudici sardi come persone offese in quanto consumatori dei pesci pescati a Porto Torres.
La richiesta del pubblico ministero Incani rimette al centro le accuse. Alla richiesta di rinvio a giudizio si sono associati gli avvocati di parte civile Pasqualino Federici, Maria Morena Suarìa, Antonello Fiore, Elisabetta Piras. I legali rappresentano il Comune di Porto Torres, la Provincia di Sassari, l’associazione animalista Anpana, i maestri d’ascia Polese che lavorano da generazioni nel porto industriale. Il gup Delogu ha invece respinto le richieste di costituzione di parte civile di 28 lavoratori e parenti di operai del Petrolchimico. Secondo il giudice, non è dimostrata la connessione tra le imputazioni e le morti o le malattie.
L’udienza preliminare sui veleni industriali di Porto Torres è stata rinviata al 17 maggio. Il gup ascolterà le argomentazioni difensive degli avvocati Agostinangelo Marras, Carlo Federico Grosso, Piero Arru, Giovanni Mattu, Fulvio Simoni, Mario Brusa e Luca Santa Maria. Il gup dovrebbe decidere prima dell’estate.
Chiavi di questa notizia: Inquinamento