Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
Incidente alla Saras, gravissimo un operaio
12/04/2011
autore: Giuseppe Centore
A SARROCH TORNA LA PAURA Dramma in fabbrica alle 20: i tre giovani pulivano gli impianti di combustione
Getto di idrogeno solforato su una squadra di manutentori siciliani. Altri due in ospedale SARROCH. Gravissimo incidente ieri alla Saras. Coinvolti tre operai, uno in condizioni disperate, un secondo grave, un terzo non in pericolo di vita. Tutto si è svolto in pochi attimi, prima delle 20, in uno degli impianti di combustione dei gas residui del petrolio. Una squadra della ditta Starservice, specializzata nella manutenzione di impianti di desolforazione, è stata investita da un getto di idrogeno solforato, fuoriuscito dall’interno di una colonna che i tre si accingevano a ispezionare. Drammatici i momenti successivi all’incidente, con l’arresto cardiaco di uno degli operai.
La Starservice viene da Catania e opera nelle principali raffinerie del paese. I suoi uomini sono specializzati negli interventi di manutenzione delle colonne degli impianti di combustione: in gergo si chiamano “colonnari”, e sono i soli capaci di intervenire su questi sistemi. L’impianto, il Dea, era in fase di manutenzione, ma al suo interno, evidentemente erano ancora presenti forti vapori di idrogeno solforato. Uno di questi vapori, forse sotto pressione, non si sa ancora per quale motivo, è fuoriuscito, investendo in pieno un operatore e i suoi colleghi. Subito è scattato l’allarme. Per il primo dei tecnici, Pierpaolo Pulvirenti, 25 anni, le condizioni sono apparse subito disperate: un primo intervento certificava l’assenza di battito cardiaco, inutili i tentativi di rianimazione cardiopolmonare messi in atto dalla squadra di emergenza. Pochi minuti dopo l’arrivo del medico del 118 riusciva a recuperare il polso, pur con un battito debolissimo. Il tecnico siciliano, come gli altri colleghi, veniva posto su una barella e in elicottero portato alla rianimazione libera, quella del Santissima Trinità di Is Mirrionis. Lì i medici hanno cercato per tutta la notte di mantenere stabili le sue condizioni definite gravissime e disperate. Meno preoccupante il bollettino medico del secondo operaio investito dall’idrogeno solforato, sostanza velenosa e altamente tossica anche se inalata a basse concentrazioni, con gli stessi effetti del cianuro: è un ragazzo di 23 anni, Gabriele Serrano, portato comunque cosciente e vigile, pur frastornato e in forte stato confusionario all’ospedale Brotzu. Non destano invece particolari preoccupazioni le condizioni del terzo tecnico, Luigi Catania, 25 anni, caduto da una scala nei concitati momenti successivi all’incidente e ricoverato al Marino per una frattura alla gamba e con un forte trauma cranico.
I tre stavano lavorando in un impianto chiave della raffineria, il Dea. Questo complesso sistema consente di estrarre, con manovre delicate e pericolose, lo zolfo presente nei gas di raffinazione. I tubi ad alta pressione, e a elevatissime temperature, vengono accoppiati con le flange, dei dischi con spessori adeguati ai tubi e alle pressioni interne collegati da un sistema di bulloni. Le stesse flange fungono anche da tappo nelle cavità dove è prevista l’ispezione per le manutenzioni. I tre stavano lavorando su una colonna alta dieci metri, circa a metà della sua altezza, su una delle piattaforme che ogni tre metri circonda la colonna. L’operazione che i tre dovevano compiere era quella di aprire la flangia, in pratica uno dei tappi della colonna, entrarvi dentro, in un punto chiamato “passo d’uomo” e intervenire sui dischi e sui filtri posti al suo interno. La colonna secondo le procedure standard doveva essere libera da qualsiasi gas e non a pressione. E invece al suo interno è rimasta una sacca di gas, l’idrogeno solforato, che ha investito i tre facendoli cadere a terra, nel pianerottolo a cinque metri d’altezza.
Come riportano fonti sindacali, la manutenzione a quell’impianto era appena iniziata: le operazioni di bonifica erano terminate da alcuni giorni e la squadra proveniente dalla Sicilia, ma normalmente presente in Saras perché unica in grado di effettuare questo tipo di interventi, si accingeva a entrare dentro la colonna. Sul luogo dell’incidente i carabinieri, che a tarda sera stavano raccogliendo le testimonianze dei colleghi sul posto, i vigili del fuoco e il servizio di prevenzione e sicurezza del lavoro della Asl, che sarà probabilmente incaricato dal magistrato di turno in Procura, Alessandro Pili, di svolgere i primi accertamenti tecnici.
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