Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

Gufi e merli nelle reti svelano i segreti delle migrazioni

11/04/2011

autore: CHIARAMARIA PINNA

ALL'ASINARA L'OSSERVATORIO FAUNISTICO

ASINARA. Era un’alba rosso fuoco quando un gufo si è impigliato in una rete. Non nelle maglie di un pescatore di frodo, ma in quelle dell’osservatorio faunistico di Tumbarino, sull’isola dell’Asinara. Per Danilo Pisu, responsabile della sede ospite del parco nazionale, è stato un tuffo al cuore forte almeno quanto quello provato per lo spavento dal povero strigide, che si è visto interrompere brutalmente la rotta per il nord Europa.
 «E’ stato un evento straordinario - spiega Danilo Pisu - è l’unica cattura di un gufo comune registrata in Sardegna durante una sessione di inanellamento scientifico». La cattura sarà sottolineata negli annali perché la nidificazione dei gufi (pochi siti nella provincia di Nuoro e Oristano) e la loro migrazione sono avvolti dal mistero.
 Il gufo sfortunato, quindi, pochi giorni fa se ne stava appeso ai fili con il cuore che batteva all’impazzata, le piume in disordine, mortificato per quella posizione così poco ortodossa, insieme a pettirossi, capinere e regoli e un raro esemplare di merlo dal collare bianco. Tutti disperati o rassegnati o certi di vedere spezzata non solo la migrazione, ma la vita.
 Invece l’incidente si è risolto con un lieto fine. Lo staff dell’Osservatorio, coadiuvato dai partecipanti al terzo corso di inanellamento scientifico, ha raccolto delicatamente dentro altrettante sacchette di tela bianca gli ostaggi che, una volta arrivati alla stazione scientifica e dichiarato le generalità, sono tornati liberi. Gli studiosi prima hanno segnato su un registro i dati dei loro passaporti: lunghezza delle penne e apertura alare, sesso, peso età presumibile. Dopo l’inanellamento di una zampa hanno riacquistato il cielo attraverso le sbarre di una piccola finestra. Erano trascorse da poco le sei del mattino, gli uccellini sono scappati come frecce ma il gufo, prima di ripartire, ha tentato di farsi valere gonfiando le piume arruffate minaccioso, e soffiando, chiudendo le palpebre ad intermittenza.
 E naturalmente con l’occhio fisso per tenere sotto controllo quei nemici che lo avevano rivoltato come un calzino. «I dati - spiega Danilo Pisu - ora verranno trasmessi, tramite i protocolli standard alla Banca dati Dell’Ispra all’Euring Protocol Engine, che raccoglie le catture europee, in modo da essere messo in rete e avere, con un po’ di fortuna, una ricattura dello stesso esemplare in un altro punto del suo viaggio verso i siti di nidificazione».
 Così quando nella rete mimetizzata tra cisto e euforbie gialle finisce, come è accaduto di recente, un pettirosso con l’anello polacco, a Tumbarino è festa. «La ricattura diretta da uno schema di inanellamento straniero ci permette di delineare le rotte di migrazione preferenziali delle diverse specie, e il Parco Nazionale dell’Asinara è uno dei punti più importanti per la migrazione dei piccoli passeriformi in Italia».
 E intanto una giovane studentessa arriva con un’altra cattura: un regolo, un uccellino di appena quattro grammi e mezzo di peso piccolo come il mignolo di un bambino, che dopo il terribile spavento è ripartito per il nord Europa dove troverà un compagno, si innamorerà e costruirà un mini nido d’amore.

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