Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

Vino, i grandi marchi impiantano 4 mila sughere in Sardegna

09/04/2011

autore: PASQUALE PORCU

Chi si azzarderebbe a proporvi una bottiglia di un grande vino con un tappo diverso da quello di sughero? Si spera nessuno. Il sughero, si sa, fa respirare il vino nelle bottiglie, lo fa evolvere lentamente e naturalmente, conferendogli quelle caratteristiche di unicità che lo rendono prezioso e inimitabile.
 Ma di sughero, nel mondo, o meglio, nel Mediterraneo, non ne esiste una quantità infinita. Ecco perché le sugherete devono essere tutelate e valorizzate più di quanto non si faccia adesso.
 Per questo motivo, ieri a Verona, nell’ambito di Vinilite, è stata presentata un’iniziativa dell’Istituto del vino italiano Grandi Marchi (Biondi Santi spa, Michele Ciarlo, Ambrogio e Giovanni Folonari, Pio Cesare, Tenuta San Guido, Ca’ del Bosco, Umani Ronchi, Carpenè Malvolti, Lungarotti, Masi, Mastroberardino, Alois Lageder, Rivera, Jermann, Donnafugata, Marchesi Antinori, Tasca d’Almerita) e AzzeroCo2 (Legambiente, Kyoto club e Ambiente Italia) che consentirà di impiantare 3750 sughere in una superficie di cinque ettari nell’azienda agricola Massajos, località Badde Mannu Su Crastu (Nuoro).
 Una sughereta che, è stato detto ieri mattina durante la conferenza stampa di presentazione, vuole costituire una sorta di risarcimento alla natura, per la quantità di anidride carbonica che viene prodotta durante i processi di lavorazione del vino (se passasse questo principio l’industria automobilistica dovrebbe riforestare mezza Europa).
 Un bel gesto di grande valore simbolico che riunisce (semmai fosse necessario ribadirlo) sotto il segno della naturalità, il mondo della vite e del vino e quello del sughero. Una manifestazione doppiamente importante per la Sardegna a cui viene riconosciuto un ruolo importante in questo progetto alla quale hanno voluto assistere anche l’assessore regionale all’Agricoltura, Contu, ai Lavori Pubblici Sannitu, il direttore generale di Laore Antonello Usai.
 Se si va a vedere i numeri si osserva come quella superficie di sughere “compensa” per ogni anno 25 tonnellate di anidride carbonica immessa nell’atmosfera equivalente a 16 viaggi di andata e ritorno Roma-New York con un Boeing di linea che, in dieci anni, diventano 250 tonnellate di anidride carbonica corrispondente al consumo annuale di gas di 300 famiglie italiane. Il sughereto mediterraneo è fatto di 2,5 milioni di ettari mentre il sughereto Italia corrisponde a 225 mila ettari. Mentre la superficie effettive di sughere è di 141 mila e 600 ettari e il pascolo arborato è di 22 mila ettari circa.
 I maggiori produttori mondiali di sughero sono il Portogallo (che produce il 52,5% delle 300 mila tonnellate annue prodotte), la Francia (29,5%) e l’Italia (5,5% pari a 17 mila tonnellate annue, assorbite per il 70% dall’industria del vino. La produzione italiana di tappi è di 1,5 miliardi di pezzi mentre i tappi lavorati in Italia sono circa 2 miliardi. Gli addetti sono 6mila compreso l’indotto. Il sughero viene esportato in diverse aree del mondo alimentando un fatturato di 200 milioni di euro.
 Gran parte della sughereta Italia è in Sardegna. «Ma nella nostra isola- commenta il professor Piero Luciano, preside della facoltà di Agraria dell’università di Sassari, che ieri ha partecipato alla presentazione- molte sugherete sono in uno stato di degrado o di precarie condizioni di conservazione. Ed è un vero peccato perché il sughero sardo è di grande pregio e presenta formidabili potenzialità sul piano economico».
 Lo scorso anno una tonnellate di sughero veniva pagata circa 70 euro ma, a seconda delle condizioni del mercato, la cifra può arrivare fino a 400 euro. Il 70% delle sugherete sarde è privato, il resto è pubblico e sorge nelle aree comunali di Buddusò, Orune, Nuoro, Orotelli, Oniferi e Orani più altre aree.
 «Ma questo patrimonio, sia pubblico che privato, viene trascurato o non curato quanto meriterebbe- ricorda ieri a Vinitaly il professor Luciano - Le aree delle sugherete vengono spesso adibite a foraggere o pascolo brado con quel che consegue sul piano del degrado dell’ecosistema. L’iniziativa dell’Istituto del vino italiano Grandi Marchi, molto intelligente e opportuna, viene oggi a sollecitarci una maggiore attenzione per il sughero, prodotto che esprime e completa la naturalità del prodotto vino. Mi auguro che nell’iniziativa nell’azienda agricola Massajos venga coinvolta l’università di Sassari e i tecnici di Laore. Anche perché sarebbe opportuno mettere a punto una certificazione per tutti i tappi sardi in modo che il nostro prodotto venga riconosciuto anche grazie a una evidente timbratura».

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