Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
Cento milioni per disinnescare Calancoi
07/04/2011
autore: Luigi Soriga
BOMBA ECOLOGICA NELL’EX DISCARICA
La collina dei veleni dovrebbe essere sbancata e le tonnellate di rifiuti trasferiti a Scala Erre SASSARI. E’ impressionante la caparbietà della natura, capace di succhiare vita dove la vita non dovrebbe esistere. La Primavera si è adagiata sulla collina dei veleni e ha colorato i disastri dell’uomo. Così la bomba ecologica di Calancoi sembra un’innocua altura che verdeggia a un chilometro dalla città e a due passi dalle case.
Ma è nelle viscere che scorre il sangue marcio. E i rigurgiti si vedono lungo il sentiero sterrato che si arrampica a chiocciola. I componenti della commissione comunale Ambiente si fermano davanti a una pozzanghera scura. «Questa è una fuoriuscita di percolato», dicono, e chissà quante altre ce ne sono intorno. Vicino al liquido l’erba si fa più rigogliosa, e gli arbusti infestanti fanno a gara per accaparrarsi centimetri di linfa velenosa. Abbracciando con gli occhi la collina, con un’attenta panoramica, si colgono improvvise esplosioni di verde: in quei punti, sotto pelle, ribolle il succo di questa montagna artificiale. Ed è chiara una cosa: sotto i piedi ci sono tonnellate di immondizia, ci sono 15 anni di rifiuti, c’è tutta l’indifferenza della politica, la mortificazione dell’ambiente, e una dose inammissibile di ottusità. Basta allargare lo sguardo per cogliere lo sfregio del paesaggio: a sinistra svetta Osilo, a destra Ittiri, e in mezzo, proprio all’ombra dell’immensa discarica, c’è un piccolo paradiso: perché la Valle dei Ciclamini è un fazzoletto di Eden incastonato tra le pareti rocciose. Dovrebbe essere abbandonato, incolto, e invece si vede l’erba pettinata e i segni dell’agricoltura. Eppure Calancoi ha sbrodolato per un decennio e i suoi lasciti pestilenziali hanno camminato sottoterra. E’ altamente probabile che abbiano contaminato anche le falde acquifere. Di cosa si ciberanno le radici di quelle piantagioni? Cosa uscirà fuori dai pozzi scavati in profondità? La commissione Ambiente non ha in mano dati che quantificano il livello di inquinamento. Da due anni va avanti un piano di caratterizzazione, ma finora i prelievi sono stati effettuati sulla collina, e non tutt’intorno. Ma già i primi risultati non lasciano presagire nulla di buono. Alcuni carotaggi eseguiti sulla sommità, spinti a 60 metri nel sottosuolo, non hanno portato in superficie tracce di percolato. E questo significa una cosa: il terreno calcareo di questa vecchia cava di tufo, come prevedibile, non riesce a trattenere i liquidi delle materie organiche decomposte. E tutta la brodaglia tossica della discarica si insinua nelle viscere della terra finché non trova una lastra impermeabile. E questa parete pare abbia una pendenza che spinge il percolato proprio verso la Valle dei Ciclamini. Ora che Calancoi è stato decretato sito di interesse nazionale, sarà il ministero a sovvenzionare le bonifiche. Ma prima di elargire 3 milioni di euro, Roma ha disposto un monitoraggio più accurato dello stato di inquinamento. I campionamenti saranno più ravvicinati e verranno eseguiti anche nella zona circostante. Finora, per contenere il rilascio di sostanze tossiche, sono state approntate solo delle misure tampone. Sulla vetta della collina è stato inserito un tubo: è come quelle cannule drenanti infilate dai medici per prosciugare le infezioni. Ma la quantità intercettata di percolata è assolutamente irrisoria rispetto a quella che si perde nel sottosuolo. Stesso discorso per le sacche di metano, frutto del processo di decomposizione dei rifiuti, che ai primi caldi sfogano in superficie. In pieno agosto è capitato che i gas siano andati in autocombustione, e, ricoperta da una vegetazione secca, la collina si è trasformata in un grande rogo. Porre rimedio a questo colossale scempio è complicatissimo. Calancoi è cresciuta su se stessa come un blob, e per un decennio ha fagocitato di tutto: rifiuti solidi urbani, residui di cantiere, amianto, rottami di ogni genere, pneumatici, metalli pesanti e via dicendo. Se poi è vero ciò che ha affermato in tribunale l’imprenditore Flavio Carboni, a suo tempo interessato alla bonifica di questi sedici ettari di proprietà del fratello, nella discarica sono finite anche le scorie di inceneritori. L’unica soluzione praticabile, secondo la commissione Ambiente, è quella di sbancare completamente la collina e conferire i materiali nella discarica comunale di Scala Erre, dove la terra è argillosa, impermeabile e priva di possibili dispersioni nel sottosuolo. Ma c’è un piccolo problema: il costo dell’intervento è di 100milioni di euro.
Chiavi di questa notizia: Inquinamento