Rassegna Stampa
Testata: L'Unione Sarda

Buco dell'ozono sull'Artico

06/04/2011

Il fenomeno registrato al Polo Nord causato dai venti e dal freddo

ROMA Sembrava un problema «risolto» o quantomeno in via di soluzione, dopo la proibizione dell'uso dei cosiddetti «gas serra». E invece, ecco di nuovo il buco dell'ozono, che in realtà è un assottigliamento dello strato di gas che avvolge il pianeta, e ci protegge dai raggi Uv del sole, dannosi per la salute e soprattutto per la pelle.
Questa volta il fenomeno, 40% in meno secondo i calcoli degli scienziati, è registrato al Polo Nord, e non sull'Antartico come quello di cui si è parlato per anni, dopo la sua scoperta negli anni '80. A individuare il «buco» è stato il satellite Envisat dell'Agenzia Spaziale Europea, a confermare il dato l'Organizzazione Meteorologica Mondiale.
Il fenomeno, spiegano gli esperti, è causato da venti molto forti che hanno isolato la massa atmosferica sul Polo Nord, generando temperature molto basse. Questa massa d'aria fredda, per effetto della luce solare, ha rilasciato in marzo prodotti dei clorofluorocarburi (Cfc), come atomi di cloro e bromo, veri e propri distruttori dell'ozono. L'ultima perdita record di ozono sull'Artico risale a 14 anni fa. Anche nel 1997, come nell'inverno di quest'anno, si erano registrate temperature insolitamente basse. Un'ipotesi all'esame dei ricercatori e che inverni così freddi siano correlati statisticamente al cambiamento climatico globale.
I venti molto forti che hanno isolato la massa d'aria fredda sull'Artico sono noti come «vortice polare». A circa 20 chilometri dalla superficie terrestre, la luce solare più intensa in marzo ha innescato la reazione che scinde i clorofluorocarburi (Cfc) nei loro componenti: il cloro e il bromo. Il cloro si lega quindi all'ozono e lo trasforma in ossigeno biatomico. È così che la concentrazione di ozono si riduce e, con essa, si assottiglia il filtro prezioso che protegge la Terra dagli effetti negativi dei raggi ultravioletti.
Per fermare l'emorragia il 16 settembre 1987 veniva firmato il Protocollo di Montreal che dettava le tappe per fermare i killer dell'ozono. Il principale effetto è l'aumento dei tumori della pelle dovuti all'esposizione, che cresce nelle zone più vicine al buco.

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