Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

Stop al Piano casa: il Tar ferma il cemento nella fascia costiera

05/04/2011

autore: Guido Piga

LE MOTIVAZIONI DELL’ORDINANZA SU ROMAZZINO

PORTO CERVO. Avviso agli uffici tecnici comunali della Sardegna: il piano casa, un’innovazione di Cappellacci, non può scardinare le norme del piano paesaggistico, un’eredità di Soru. Le motivazioni con cui il Tar ha bocciato l’ampliamento dell’hotel Romazzino tracciano un solco netto: nei 300 metri dal mare non si può costruire.
 Il tribunale amministrativo si è pronunciato con un’ordinanza, la 135, depositata il 18 marzo. I giudici hanno affrontato il ricorso di una società, Abc srl, che chiedeva il blocco dell’ampliamento dell’hotel Romazzino. E, in attesa della sentenza, prevista per giugno, hanno demolito le scelte della Regione e del comune di Arzachena. Con motivazioni che, se venissero confermate, potrebbero portare alla paralisi del piano casa, almeno nella fascia dei 300 metri dal mare.
 I fatti. La società proprietaria della Costa Smeralda, Sardegna Resorts srl (gruppo Colony Capital, azionista di peso Unicredit) aveva ottenuto dal Comune e dalla Regione il via libera all’ampliamento di due alberghi, il Romazzino e il Pitrizza. I lavori sono cominciati (in riva al mare) e, nel caso del primo albergo, contestati.
 «Il rilascio delle concessioni edilizie - scrivono i giudici amministrativi nell’ordinanza che ha stoppato le costruzioni della Costa Smeralda - si è posto fin dall’inizio in contrasto con il piano paesaggistico regionale nella parte in cui ha previsto la realizzazione, nella fascia dei 300 metri dal mare, di nuovi fabbricati, separati dalla preesistente struttura del Romazzino».
 Perché? Perché il piano paesaggistico definisce la fascia costiera («in un’area anche più ampia rispetto ai 300 metri dal mare») una “risorsa strategica fondamentale”, «vietando al suo interno qualunque intervento di edificazione».
 Questo è il punto fermo. Il Tar, poi, affronta le possibili deroghe. Una è introdotta dal piano paesaggistico: nella fascia dei 300 metri è possibile la riqualificazione degli insediamenti turistici. Ma, scrivono i giudici, non è proprio il caso del Romazzino: «Non si può certo parlare di una mera riqualificazione, bensì di un imponente intervento costruttivo per realizzare sei nuovi corpi fisicamente separati dalla struttura alberghiera e, per giunta, vicini al mare». Chiarissimo: la proprietà della Costa Smeralda non sta ampliando l’hotel, sta costruendo ville (così è scritto in un documento della società). Di più: i giudici sostengono che «la trasformazione è possibile solo a volumetria invariata», mentre nel caso del Romazzino «è intenzione della società costruire nuova e ulteriore volumetria in misura, peraltro, cospicua».
 Il Tar, prima di bloccare i lavori al Romazzino, ha analizzato anche la seconda deroga, quella introdotta dal piano casa. E ha censurato pesantemente il Comune e la Regione. «E’ errato richiamarsi all’articolo 12 della legge 4 del 2009 - scrivono - perché la norma consente solo interventi senza aumento di volumetria». E, anche se il piano casa permette l’aumento delle volumetrie, ci sono dei paletti insormontabili: «L’impianto di deroghe del piano casa presuppone il preventivo recepimento delle stesse mediante modifica del piano paesaggistico».
 Il messaggio è chiaro: prima di far costruire, serve la modifica del Ppr. Che poi era una delle promesse elettorali di Cappellacci.

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