Rassegna Stampa
Testata: Repubblica
Mare, monti, pampa: Sardegna
01/04/2011
autore: Vincenzo Foti
Da Mandas a Arbatax, su una linea che ha tra i suoi "padri" Cavour. Scogliere da favola, altopiano, monti e nuraghi. Una terra ricca di contrasti
Le zone più conosciute e apprezzate della Sardegna sono da sempre le coste, veri paradisi marini che attirano ogni anno milioni di turisti. Anche l'interno della regione, però nasconde paesaggi assai affascinanti. Proprio per far conoscere gli angoli più nascosti di questa terra è nato il Trenino verde della Sardegna, una ferrovia a scartamento ridotto che collega i piccoli paesi dell'interno alle località balneari della costa.
La sua storia comincia nell'Ottocento, su impulso di Cavour - grande sostenitore del trasporto ferroviario - che intendeva finanziare il progetto per portare il treno in Ogliastra e nelle barbagie. Nel 1885 fu approvata una legge sulle concessioni di strade ferrate in Sardegna: fra le nuove tratte in progetto vi era la Mandas-Tortolì (oggi appunto Mandas-Arbatax). I lavori, iniziati l'anno successivo, giunsero a conclusione il 20 aprile 1894, con tre anni di anticipo sulla data preventivata. La ferrovia era stata costruita per trasportare il carbone vegetale "di cannella", ottimo combustibile da cucina ricavato da alberi d'alto fusto delle foreste, che erano una vera miniera. Dalla corteccia delle piante giovani si ‘spremeva' il tannino per la concia delle pelli; dalla bruciatura delle frascame minuto derivava il sapone per il bucato. La storia del Trenino Verde è, però, anche quella di chi ancora oggi viaggia per lavoro, come migliaia di cittadini, o per piacere, come studiosi e intellettuali. Ed è pure la storia dei banditi come Samuele Stochino, eroe della Grande Guerra finito latitante nell'Ogliastra. Oggi la ferrovia, coordinata dalla Gestione Governativa Ferrovie Dello Stato, trasporta circa 70 mila passeggeri l'anno.
Addentrandosi nel cuore della regione, tra i risvolti di quella geografia fisica e umana che fece innamorare Fabrizio De Andrè, il binario del Trenino Verde esplora angoli incontaminati, dove l'apparizione di aquile reali, mufloni, cervi, o di qualche cinghiale disturbato del treno, è ancora possibile. Una natura fitta di boschi e di picchi rocciosi, simili alle lontane Dolomiti (ma pure ad alcuni scorci dell'America Centrale), contornata da ruscelli e torrenti, incontra spesso le rotaie prima di tuffarsi con spettacolari cascate in uno dei numerosi bacini artificiali che costituiscono la principale riserva idrica della regione. Qui però, anche il ferro, il legno delle traversine, i ponti, le stazioni, le case cantoniere sembrano far parte da sempre del paesaggio, che il lento - quasi studiato - procedere del treno permette al viaggiatore di osservare e conoscere al meglio.
In attesa della partenza, sui binari della stazione di Mandas, il vecchio Trenino Verde rimandava ai convogli del Far West: le carrozze in legno e ottone, il bagagliaio, il tender colmo di carbone e, in testa, la "pimpante" locomotiva a vapore Reggiane 400, costruita nel 1931 e magnificamente conservata (interessante, a questo proposito, il Museo delle Ferrovie della Sardegna di Monserrato di Cagliari, che raccoglie i documenti, gli attrezzi, le macchine utilizzati durante il servizio). Oggi il servizio è effettuato con locomotive ed automotrici diesel. Lasciata Mandas, il treno si inoltra nella densa macchia mediterranea tra numerose curve, necessarie per affrontare il percorso montuoso. Dal finestrino si scorgono i resti di antichi nuraghi, misteriosi e solitari nella campagna. Uno di questi, il famoso Nuraghe Arrubiu, è il più imponente tra i complessi megalitici presenti sull'isola, nonché uno dei più importanti di tutto l'occidente europeo. La stazione di Villanovatulo appare improvvisamente dopo una curva, al di là di un bel ponte in muratura; l'intera scenografia, con il piccolo scalo merci circondato da boschi e verdi pascoli, sembra quasi ripresa da un quadro.
Il viaggio continua in direzione del grande lago artificiale di Flumendosa, che si scorge subito all'uscita di una galleria. Superata una serie di secchi tornanti si giunge a un moderno ponte che attraversa il fiume omonimo con un lungo, ardito viadotto parallelo alla strada statale. Quando l'acqua del lago è bassa si possono ancora scorgere i resti del vecchio cavalcavia ferroviario e della strada, abbandonati e sommersi dopo la costruzione della diga che ha dato vita al bacino artificiale. Alte pareti sovrastano l'ansimante convoglio che, faticosamente, comincia a salire attraverso trincee di roccia apparentemente invalicabili. Superata la fitta foresta di Betilli, si arriva alla stazione di Esterzili, costruita fuori dal centro abitato perché originariamente utilizzata per il trasporto di carbone e sughero.
La ferrovia prosegue il suo zigzag attraverso una zona carsica, ricca di grotte e voragini, dove cascate e fonti sorgive convogliano le acque verso un profondo abisso sotterraneo. Siamo nel cuore della Barbagia di Seulo, dove il trenino continua a inerpicarsi transitando vicino ai ruderi della vecchia miniera di antracite di San Sebastiano.Si giunge quindi a Seui, il più importante centro della zona, in una caratteristica stazione dall'aspetto alpino impreziosita da originali decorazioni in legno. Ripreso il percorso, s'incontra un autentico capolavoro di ingegneria ferroviaria: l'imponente ponte sul Rio San Gerolamo, alto 37 metri, con una travata metallica lunga ben 50 metri. Superato un ampio tornante a mezza costa, inizia la discesa verso Arbatax.
Tra mille tortuosità e continui cambi di scena, il convoglio transita nel territorio di Ussassai, ricco di sughereti e sovrastato dalla vetta del monte Tonneri. Qui il treno ha un nuovo appuntamento con il principale corso d'acqua della Sardegna: la linea costeggia infatti una parte del Lago Alto di Flumendosa - un altro bacino artificiale creato con le acque del fiume - circondato da verdi pascoli. Superata la stazione di Villagrande Strisaili si intravede il mare, che fa capolino all'orizzonte a ogni svolta. Raggiunte Lanusei, Elini e Tortolì si comincia a percepire un'atmosfera più dolce, vacanziera. La stazione di Arbatax, capolinea della ferrovia, attende il treno proprio a ridosso del porto, di fronte alla Cala dei Genovesi e davanti alle famose Rocce Rosse. Possibile, a pochi passi, un tuffo ristoratore.
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