Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
Quirra, sì a indagini epidemiologiche
31/03/2011
autore: UMBERTO AIME
Concluso il lavoro della commissione parlamentare nell’isola. Scanu: analisi estese alla base di Teulada
Accordo dopo un duro confronto con i sindaci, coordinamento alla Regione CAGLIARI. C’erano tutti, sullo scalone di Piazza Palazzo, sede della prefettura e per alcune ore ufficio a tempo della commissione d’inchiesta del Senato sull’uranio impoverito e altre schifezze militari che uccidono. C’erano tutti e tutti sono stati sentiti: dai sindaci pro e contro la base agli ambientalisti, dai parenti di chi è morto dentro e fuori il poligono ai pacifisti, dai colonnelli al procuratore capo di Lanusei. Sì, c’era anche Domenico Fiordalisi, che ai commissari - convocato insieme ad altri trentasei - ai commissari dirà pure questo: «Ho aperto l’inchiesta su Quirra per la presenza di gravi indizi. Questo mi obbligava a fare il codice penale e l’ho fatto». Nulla da obiettare, anzi, ma chissà perché prima di lui, in Ogliastra, c’è stato un pantano giudiziario su questo reato seppure ancora provvisorio: omicidio plurimo, doloso o colposo si vedrà, ai danni di militari e pastori. Complimenti, signor magistrato, anche se la politica continua a soffrire l’interventismo di un pubblico accusatore in nome del Popolo di Quirra. Soffrono, eccome, gli onorevoli. Tant’è che la commissione - da due giorni in viaggio fra Perdasdefogu e Cagliari - alla fine della lunga giornata, ha sottolineato con spontaneità: «Ricordo che pure noi abbiamo i poteri della magistratura. Quando glielo diremo, il nostro consulente balistico potrà entrare nella base in ogni momento, anche a sorpresa, per sequestrare o provare qualunque proiettile». Messi in chiaro i ruoli, non si sa mai, è stato sempre il presidente-commissario Rosario Costa del Pdl a presentare, con entusiasmo, quanto ottenuto in quarantott’ore: «Per la prima volta, avremo un’indagine epidemiologica nei dieci comuni del territorio». Detto così, sembra un miracolo e in parte lo è: da quando è saltata fuori la Sindrome, tanti anni fa, in molti lì hanno controllato gocce d’acqua e zolle, cozze e tuberi ma mai la gente che vive (e purtroppo è morta per leucemie e tumori) in questo rettangolo di Sardegna. Ecco dove sta il miracolo, finalmente si comincerà a indagare sulla salute della gente, non soltanto degli agnelli nati mostri, con un corollario da santificare insieme all’indagine epidemiologica. Questo: i militari che finora a Perdas, Muravera, San Vito e dintorni hanno governato e dominato, compresi gli appalti-bonifica forse autoreferenziali e comunque pagati dalla Difesa, da adesso in poi dovranno fare un passo indietro. L’ordine è secco e arriva dalla commissione, ha detto l’unico parlamentare sardo del gruppo, Gian Piero Scanu del Pd: «Abbiamo preteso - è il senso del comando - che da subito cominci il momento della chiarezza. Finora ci sono state soltanto ipotesi o peggio qualcuno si è limitato a contare i morti. Noi abbiamo detto alt: serve un’indagine laica senza preconcetti, che sia terza e indipendente». Fuori o quasi i militari, la cabina di regia è stata affidata alla Regione, che sarà affiancata dall’Istituto superiore di Sanità. «È quello che volevamo», ha detto l’assessore Antonello Liori, per poi annunciare: «Entro fine anno dobbiamo avere i risultati. Non è un problema di soldi: anticipiamo noi poi pagherà il ministero della Difesa. Alla fine sapremo qual è la causa di questo male: i proiettili all’uranio impoverito, l’arsenico dell’ex miniera o i vaccini anti-tifo? Una certezza ci deve pur essere». E lo ha detto sulle parole del coordinatore degli esperti incaricati dal comitato di controllo inter-militare e inter-comunale del territorio, Antonio Onnis, che aveva appena dato un altro annuncio importante: «Poche settimane ancora e la nostra relazione sarà pronta». È quella in cui dovrebbero trovare spazio anche le conclusioni dei veterinari della Asl, sono stati loro a scatenare l’ultimo putiferio: «Da quelle parti ci sono troppi malati di tumore», hanno scritto. C’è dunque ancora molta da indagare - giudici a parte - e i commissari, col vicepresidente Guido Galperti del Pd, hanno fatto sapere che andranno persino oltre Quirra: «Vogliamo essere ricevuti anche a Teulada». È l’ora della svolta è sembrato di capire: «Lo è - ha detto Luciana Sbarbati dell’Udc - perché ai sindaci, che sono stati aspri nel dirci se va via la base cosa ci succede?, dobbiamo una risposta immediata». Al tavolo della commissione c’era anche Cosimo Gallo (Pdl), quello delle prove sull’uranio le facciamo fare in Sardegna. Vero o falso? «Ho sempre voluto dire solo che un poligono è il luogo ideale per fare i test. Dunque, può essere dovunque anche nella mia Puglia. Credetemi».
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