Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
Venti salme da disseppellire
30/03/2011
autore: Valeria Gianoglio
Pastori morti per tumore, la Procura di Lanusei cerca tracce di uranio impoverito
Consulente di Fiordalisi sarà un prestigioso fisico nucleare
PERDASDEFOGU. «Disseppellite venti salme, un fisico nucleare del Cern di Ginevra cercherà le tracce dell’uranio impoverito»: dopo due mesi e mezzo di indagini nel poligono, scavi, sequestri, migliaia di documenti acquisiti, sopralluoghi e “carotaggi” di terreno, missili, supertestimoni, consulenti tecnici e commissioni di esperti dai pareri discordi, l’inchiesta di Quirra, ieri mattina, varca idealmente il Rubicone. Lo fa con un foglio dall’aria solo apparentemente innocente e una scritta che pesa come un macigno. “Decreto di disseppellimento di cadaveri”, c’è scritto.
È il comma 2 dell’articolo 116 del codice di procedura penale, e si utilizza quando chi è titolare delle indagini nutre il preciso sospetto che dietro una o più morti vi siano gravi indizi di reato. La firma è quella del procuratore di Lanusei, Domenico Fiordalisi. Ci siamo, insomma, indietro, non si torna: dopo due mesi e mezzo di indagini ricche di sorprese e spunti, spesso anche molto dibattuti, l’inchiesta della procura di Lanusei, seguita dalla squadra mobile nuorese, con il contributo della Forestale, giunge ieri a una svolta dirompente. Stavolta, non si parla di missili, di testate e di traiettorie. Stavolta si riesumano i cadaveri. E uno dei massimi fisici nucleari italiani e ricercatore al prestigioso Cern di Ginevra, Evandro Lodi Rizzini, appena nominato consulente dal procuratore Fiordalisi, con l’aiuto di un medico legale dovrà analizzarli per scovare nei tessuti eventuali tracce di uranio impoverito, di radioattività, o di altre sostanze tossiche.
I venti morti. Il procuratore Fiordalisi è piuttosto preciso: con un apposito decreto ieri mattina dispone, dunque, che vengano disseppelliti venti cadaveri. Appartengono tutti ad allevatori che pascolano il loro bestiame nella zona di Quirra, a loro figli o congiunti. Tredici, appartengono a persone morte per varie forme di tumore. In gran parte si tratta di leucemie. I restanti sette, invece, sono ogliastrini deceduti per cause ancora da chiarire. Il più giovane, è morto quando aveva appena 37. Il più anziano, quando ne aveva 72. Le morti risalgono a un periodo compreso tra i primi anni Ottanta e il 2010. Trent’anni di morti che la procura ogliastrina ritiene sospette. Alcuni erano residenti a Villaputzu, altri nella piccola frazione di Quirra, altri ancora a San Vito e Perdasdefogu. Il territorio coinvolto, insomma, è vasto e comprende l’Ogliastra e parte del Sarrabus.
Il superteste Carrusci. I nomi non spuntano fuori, ovviamente, dal nulla. Procura e polizia li scelgono dopo aver raccolto diverse testimonianze di parenti, segnalazioni di ex militari, spunti investigativi. Ma la spinta che mancava la danno le rivelazioni fatte alcune settimane fa alla Nuova, dal superteste, Giancarlo Carrusci. È proprio l’ex capitano dell’esercito, nonché responsabile tecnico dell’attività operativa del poligono di Quirra dal’77 al’92, a spiegare che sì, una sola volta, nei primi mesi dell’89 al poligono era stata studiata la traiettoria di un missile con testa in guerra a uranio impoverito. «Era un Kormoran della ditta tedesca Mbb - aveva precisato Carrusci - ma dopo lo scoppio non era rimasto neppure un secondo nel poligono perché, dopo aver centrato, come da copione, il rimorchiatore scelto per l’esperimento, vi era rimasto intrappolato al suo interno e subito dopo era stato trasportato al porto di Cagliari». A supporto del suo racconto, l’ex ufficiale aveva anche fornito il filmato dello scoppio. Quel giorno lo aveva raccolto per puro caso, visto che per una volta tanto aveva svolto anche le funzioni di operatore radar. «Quando i tedeschi ci dissero che volevano testare quel missile a uranio - aveva precisato Carrusci - nessuno si era scomposto più di tanto, perché in quel periodo ancora non si conoscevano gli effetti dell’uranio impoverito. Certo è che quella è l’unica volta che venne testato, e comunque non rimase nella base. Potete cercarlo per mille anni con il lanternino: al poligono non troverete traccia di uranio impoverito perché non se n’è utilizzato».
La riesumazione. Il procuratore Fiordalisi e la squadra mobile nuorese, guidata da Fabrizio Mustaro, decidono comunque di andare a fondo nella vicenda. Di non fermarsi alla superficie, o, quantomeno, di spazzare via ogni dubbio. Ecco perché in queste ore, la procura decide di congelare solo temporaneamente il filone-inquinamento ambientale, e di imprimere un salto deciso all’intera inchiesta facendo riesumare venti salme relative a morti ritenute sospette. Sarà un’impresa non da poco, anche in termini numerici. Dopo la firma sul decreto di disseppellimento, infatti, polizia e forestale dovranno notificare l’atto a tutti i parenti e consanguinei dei defunti. Dovranno essere avvisati anche i Comuni e le autorità sanitarie competenti. Solo a quel punto, le salme potranno essere disseppellite e il fisico Lodi Rizzini, con i suoi sofisticati strumenti, potrà cercarvi le tracce eventuali di uranio impoverito. La procura di Lanusei sospetta, infatti, che gli allevatori lo abbiano inalato mentre facevano pascolare il loro bestiame nel territorio del poligono. Alcuni testimoni, inoltre, nelle scorse settimane avevano raccontato che nel poligono, a più riprese, in passato, erano state fatte brillare munizioni scadute arrivate da diverse parti d’Italia.
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