Rassegna Stampa
Testata: L'Unione Sarda

Monte Genis paradiso dei mufloni

29/03/2011

autore: ANDREA PIRAS

La biologa Il primo nucleo (12 tra maschi e femmine) era stato introdotto nel 1987
Sono circa 100 gli animali censiti nelle aree dall'Ente foreste

Villasalto.
Qualcuno degli animali ha preferito lasciarsi alle spalle la staccionata e sentirsi libero. Più libero di quanto già era nei grandi recinti di cinquanta e centoventi ettari che l'Ente foreste aveva realizzato a Monte Genis e Casargiu, nel territorio comunale di Villasalto. Quei dodici mufloni adulti (di cui tre giovani) prelevati dalle popolazioni del Gennargentu e dell'Asinara e reintrodotti nel maggio del 1987 nel Gerrei grazie a un progetto voluto con forza da Enea Beccu dell'Azienda foreste demaniali, sono cresciuti di numero.
LA RICERCA «Abbiamo contato 57 animali, ma viste le difficoltà avute durante il primo censimento ipotizziamo che tra i recinti e l'esterno il numero degli animali sia ben più consistente», racconta la biologa Silvia Contu, titolare di una borsa di ricerca finanziata dalla Regione, uno studio della durata di due anni che servirà per fare il punto sull'evoluzione demografica e distributiva delle popolazioni di muflone in provincia di Cagliari. «Il primo nucleo, sei maschi e altrettante femmine - racconta Lucio Mandas, veterinario dell'Ente foreste - lo portammo dal Supramonte e dall'isola dell'Asinara per liberarlo in due vaste aree recintate. Così come si fece anche in altre zone del centro-sud Sardegna come il massiccio del Monte Linas di Villacidro. Ebbene, i mufloni si sono riprodotti e come accade quando la popolazione cresce di numero alcuni individui, come abbiamo appurato nel 1996, hanno superato le reti di recinzione per occupare un areale ben più vasto».
I CONTROLLI In questi anni i veterinari hanno tenuto sotto stretto controllo i branchi. Sia per verificare la loro consistenza e soprattutto il loro stato di salute. «Per visitarli - spiega Mandas - si opera con cautela, evitando, come d'altra parte si fa con tutti i selvatici che non gradiscono un rapporto ravvicinato con l'uomo, di traumatizzarli eccessivamente. Li faccio così entrare in un tunnel di legno e poi si effettuano gli esami sierologici. Esami del sangue, insomma, per scoprire eventuali malattie infettive, batteriche, virali e la presenza di parassitosi. Devo dire che la popolazione gode di un discreto stato di salute, i primi controlli esclusero qualsiasi patologia preoccupante. Su tredici mufloni esaminati successivamente, due hanno dimostrato positività alla paratubercolosi, malattia che colpisce anche le pecore e che potrebbe essere stata contratta proprio a causa di una interrelazione tra le due specie. Fortunatamente non c'è stata diffusione e i casi sporadici sono rimasti casi isolati», racconta il veterinario dell'Ente foreste. «Naturalmente abbiamo sottoposto a esami specifici gli individui che siamo riusciti a catturare per verificare la presenza nella popolazione di Villasalto della Lingua blu, ma anche in questo caso non ci sono stati e non ci sono segnali preoccupanti. Ripeto, si tratta di una popolazione sostanzialmente sana».
LA RINASCITA Insomma, dopo il massacro del passato, quando caccia e bracconaggio (ma anche distruzione e modificazione ambientale) misero in pericolo l'esistenza stessa dei mufloni nell'Isola, adesso (come già è accaduto per il cervo) la specie sembra lentamente ripopolare l'habitat sardo. Come ricordato l'altra mattina a Villasalto durante il seminario promosso dall'assessorato provinciale alle Politiche ambientali.
«Abbiamo ottenuto un finanziamento Por di 350 mila che utilizzeremo per un censimento per fotografare la fauna selvatica. Questo del muflone è soltanto una parte dello studio che interesserà anche il cervo, il cinghiale, l'aquila reale come ha già interessato il cinghiale. Un progetto - spiega l'assessore Ignazio Tolu - che vogliamo costruire insieme alle comunità locali».


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