Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
Nell’isola record per la perdita dell’acqua potabile
28/03/2011
I DATI ISTAT SUL CICLO IDROGEOLOGICO
Ogni cento litri di risorse idriche erogate se ne immettono ottanta in più. Un sardo su due opta per la minerale
CAGLIARI. Sardegna in testa per i volumi di acqua potabilizzata e purtroppo anche nei primi posti della graduatoria per la dispersione delle reti. Mentre entra nel vivo il dibattito sulla privatizzazione dell’acqua e in Sardegna si contestano le bollette pazze emesse da Abbanoa, l’Istat ha elaborato un quadro di sintesi sul ciclo idrologico. Dai dati Istat risulta che la Sardegna è al primo posto per l’acqua potabilizzata: l’89,2 per cento; vengono prelevati 297.898 migliaia di metri cubi di cui potabilizzati 265.786. L’acqua immessa nelle reti dell’isola è pari a 269.432 migliaia di metri cubi e quella erogata supera quota 145 mila migliaia di metri cubi. Per avere un termine di paragone il Piemonte potabilizza solo il 36,4%, la Lombardia il 46,8, il Lazio il 2,9. I valori sono costituiti dall’acqua consumata, misurata ai contatori dei singoli utenti e nel totale c’è anche la stima dell’acqua non misurata ma consumata per diversi usi (luoghi pubblici, fontane, acque di lavaggio delle strade). La distribuzione dell’acqua potabile si presenta in modo eterogeneo: il Nord Ovest è la parte in cui si rileva una maggiore erogazione di acqua potabile pro capite da parte della rete comunale. I valori regionali più alti sono quelli del Trentino e della Val d’Aosta. Dunque il 32% r è sottoposta a processi di potabilizzazione perché si tratta di acque superficiali come nel caso della Sardegna (89,2%). Nel Lazio i livelli sono bassi, come risulta dai dati Istat, perché sono disponibili risorse sotterranee idropotabili di ottima qualità.
Il punto dolente resta quello della dispersione dell’acqua, dovuta alla necessità di garantire una continuità d’afflusso nelle condutture ma anche alle effettive rotture che esistono nelle reti. Le maggiori dispersioni si manifestano in Puglia (87%) che supera di soli due punti percentuali la Sardegna (85); reti sempre colabrodo, riferisce l’Istat che per questo capitolo ha adoperato i dati del 2008. Significa che in Puglia e in Sardegna per ogni cento litri di acqua erogata se ne immettono in rete 80 litri in più. Le percentuali più basse si ritrovano in Lombardia e nelle province autonome di Trento e Bolzano. La Sardegna è anche in crescita per l’uso dei depuratori. Da segnalare, infine, la scarsa fiducia dei sardi nel bere acqua di rubinetto: una famiglia sarda su due preferisce comprare la minerale e per quella spende 19 euro al mese.
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