Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
Piano di caratterizzazione in ritardo e a Marritza ancora tracce di catrame
26/03/2011
autore: Luigi Soriga
MAREA NERA La società Verde Vita deve svolgere ottanta prelievi di sabbia e ancora non ha ricevuto l'autorizzazione
SASSARI. Il primo piano di caratterizzazione, la società Verde Vita, l’ha consegnato il 10 febbraio. Sono descritti, uno per uno, gli 800 prelievi che i tecnici dovranno effettuare nella mezzaluna di costa che si estende da Balai a Castelsardo. Il secondo piano, che riguarda il tratto di Santa Teresa, è stato depositato il 20 febbraio. Una settimana dopo, infine, il comitato di Crisi costituito dopo lo sversamento di E.On, aveva in mano anche la caratterizzazione dell’Asinara. E’ trascorso quasi un mese e ancora gli operai non hanno ricevuto il via libera per iniziare i lavori.
Dopo tanta tempestività esibita durante la fase di emergenza, quando l’occhio dei media inquadrava ora per ora l’evolversi dell’inquinamento, qualcosa sembra essersi inceppato. L’efficienza non sembra più la stessa. Infatti il calendario squaderna i giorni velocemente, l’estate si avvicina e senza le analisi dettagliate della sabbia e del mare non si può conoscere lo stato di salute del Golfo dell’Asinara. L’Unità di crisi, che comprende la Regione, l’Arpas, la Provincia e i Comuni, si sarebbe dovuta riunire lunedì prossimo e approvare la documentazione della società Verde Vita (che oltre alle operazioni di prima pulizia del litorale, si occuperà anche della fase di caratterizzazione e probabilmente anche di una parte delle successive bonifiche). Invece l’incontro slitta ancora, e non è detto che si svolga nell’arco della prossima settimana. Dal momento che per svolgere 800 prelievi di sabbia e carotaggi vari occorrerà almeno un mese, e dato che anche l’Arpas avrà bisogno di tempo per valutare gli esiti dei campioni, non è detto che all’inizio della stagione balneare il quadro sull’inquinamento sia chiaro. Se poi l’analisi delle spiagge dovesse anche evidenziare tracce sotterranee di catrame, le cose si complicherebbero ulteriormente, visto che la successiva bonifica diventa indispensabile per una riapertura al pubblico dell’arenile.
Ciò che in queste settimane accade nel tratto di Marritza non è affatto incoraggiante. Le tute bianche, in attesa che l’unità di crisi autorizzi il piano di caratterizzazione, proseguono con la pulizia nella porzione di costa più complicata e inaccessibile ai mezzi. Inginocchiati per ore, continuano a riempire bustoni di ciottoli sporchi di idrocarburi. Ammucchiati lungo una discesa ci sono centinaia di sacchi, ma 40 tonnellate di pietre sono già state spedite a Verona per essere sgrassate. Perciò in questi giorni sono ricomparse piccole oasi di sabbia sepolte da anni. Ma è un miracolo provvisorio, dato che i ciottoli ripuliti verranno riportati indietro per ristabilire lo stato dei luoghi (cioè una brutta distesa di pietre). La cosa preoccupante è vedere in che stato risale dal mare l’esercito di operai: a parte le facce stanche, anche il candore delle loro tute è scomparso, e dalla vita in giù le chiazze appiccicose del catrame fanno pensare che la marea nera è ancora un nemico duro da sconfiggere.
Chiavi di questa notizia: Inquinamento