Rassegna Stampa
Testata: L'Unione Sarda

«Quegli armamenti li ho acquistati io»

25/03/2011

autore: PAOLO CARTA

Il caso. L'alto ufficiale sicuro: a Quirra e Teulada mai effettuati test non convenzionali
Il generale Carta: erano proiettili israeliani al tungsteno

«Sono io, il generale Carta Giangabriele, ad aver acquistato quella partita di munizioni israeliane per conto dello Stato Italiano».
Nel suo ufficio della sede cagliaritana dell'associazione Cavalleggeri di Sardegna, in piazza San Bartolomeo, il generale sorride sotto i baffi bianchi e i suoi occhi celesti sono quelli di chi lavorando nell'Esercito ha visto tutto. «Mi sono sempre occupato di armamenti e armi. Ho visitato i poligoni di tutto il mondo. E quando l'Italia decise di acquistare proiettili per il nuovo carro armato Ariete da impiegare in caso di attacco nemico, fu necessaria anche la mia consulenza».
A TEL AVIV Dal 1993 al 1996 il generale Carta si trovava a Tel Aviv quale addetto militare dell'ambasciata. «Venne effettuata un'indagine di mercato - ricorda l'alto ufficiale oggi sessantaseienne in pensione - Occorrevano munizioni per il nuovo cannone Ariete, iper veloci, senza carica esplosiva, in grado di neutralizzare le corazze più moderne e di raggiungere bersagli lontani anche tre chilometri. Si trattava di acquisire i proiettili Apsf-ds, innovativi, capaci di sfruttare l'energia cinetica, di acciaio composito indurito con cadmio e tungsteno. Gli svedesi erano i maestri di queste tecnologie, successivamente acquisite dai tedeschi, che negli anni '90 detenevano quasi il monopolio di quelle speciali munizioni e le vendevano agli Paesi della Nato a prezzi altissimi. Gli israeliani erano riusciti a riprodurli con caratteristiche identiche a prezzi decisamente più contenuti. Erano realizzati all'acciaio con tungsteno. Da qui il mio contatto a Tel Aviv. L'armamento, prima di essere acquistato, fu testato in Italia».
Secondo un senatore leghista, erano all'uranio e sono state utilizzate anche in Sardegna.
«Si sbaglia, ma attenzione, l'Italia non ha acquistato munizioni all'uranio impoverito per caso. Le costruivano già i francesi e gli inglesi, grazie alle scorie delle centrali atomiche. Considerando il rapporto qualità-prezzo erano più convenienti quelle di Israele e così l'Italia le ha acquistate».
Per gli esperti, l'effetto per la salute, cioè la produzione di nano particelle di metalli pesanti cancerogene, è lo stesso.
«Io non sono un medico, possono solo parlare di quel che conosco. Ma per avere danni da nano particelle, occorre essere nei pressi del bersaglio, in un raggio di 20 metri.».
I residui possono però restare nei terreno ed essere assorbiti da piante e animali. È successo anche nei poligoni sardi?
«Io sono convinto di no. I test sulle nuove armi devono rimanere segreti, vengono effettuati nei bunker e nei laboratori di ogni Paese, non certo da noi in Italia, E poi Teulada e Quirra non sono attrezzati per test di quel tipo».
Come mai?
«Le sperimentazioni di nuovi armamenti prevedono misurazioni accurate di velocità del proiettile, temperatura dell'aria, umidità, misurazione del vento, durezza del bersaglio e così via. Teulada invece è un centro addestrativo. Gli spari da due-tre chilometri vengono effettuati con munizionamenti che rilasciano un fumo al contatto con il bersaglio e consentono la visione del punto di impatto per facilitare l'eventuale correzione dell'errore di puntamento e quindi l'ottimizzazione dell'addestramento. Non esistono ottiche in grado di verificare da quella distanza la riuscita del tiro di artiglieria o con la contraerea all'uranio impoverito. Quirra invece è una base essenzialmente missilistica. Ma occorre anche fare un altro ragionamento».
Quale?
«Un proiettile iper veloce quando colpisce un bersaglio a tre chilometri di distanza lascia nel legno o nella tela un foro di 2-3 centimetri di diametro e poi si perde in mare a 20 chilometri. Il loro impiego sarebbe inutile spreco senza efficacia addestrative».
È uno spreco affittare anche un poligono per usare proiettili diversi da quelli che verranno poi utilizzati sul fronte. E poi spuntano testimoni.
«Cioè?».
Un ufficiale di Perdasdefogu ha raccolto prove del test di un razzo Kormoran all'uranio impoverito. E ufficiali a Teulada ricordano gli americani con le tute antinucleari che invitavano gli italiani a restare al riparo da certe esplosioni.
«Del problema uranio impoverito si è cominciato a parlare dopo i Balcani, nel 1998. E io non credo a tutti quei malati. Non è vero che gli Usa andavano in giro bardati e protetti a differenza degli italiani. Tutti intervenivano soltanto dopo il via libera dei reparti specializzati nei controlli delle radiazioni.
A Teulada hanno sparato gli aerei A 10, quelli che utilizzano armi all'uranio impoverito?
«Tra gli anni 80 e 90, verso la penisola interdetta. Non so dire che tipo di armamento avessero. So per certo che nel 2003, quando io o comandato Teulada, ci fu un'inchiesta che controllò tutti i documenti e non è emerso l'uso di uranio impoverito. E senz'altro le forze armate italiane non hanno mai avuto questo tipo di armamento»
I malati di Quirra?
«Bisogna accertare la cause, ma io non colpevolizzo un poligono senza prove e sinora non ne sono arrivate».
Una legge dello Stato parifica i poligoni sardi alle zone di guerra, i residenti e i lavoratori possono chiedere un indennizzo in caso di malattia.
«Posso dire che io stesso, quando fu messo in qualche modo sotto accusa il poligono di Teulada, comunicai che chiunque poteva effettuare qualsiasi controllo ambientale nel poligono. E che io non avrei destinato nessun fondo proprio per non essere il controllore di me stesso. Io sono un soldato che tengo alla salute dei miei commilitoni. Compresa quella di mio figlio, anche lui ufficiale. Ben venga la chiarezza. Ma con dati scientifici, senza alimentare leggende».

Chiavi di questa notizia: Inquinamento