Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

I consiglieri del Pdl alla Regione: «La gestione delle banchine deve essere affidata al Comune»

22/03/2011

autore: Andrea Massidda

In attesa del Piano del Porto impegnano il sindaco a sollecitare anche la creazione di un ente locale di governo della marina

ALGHERO. In attesa che a Cagliari si concluda l’iter di approvazione del «Piano del porto» i consiglieri del Pdl chiedono ufficialmente che la gestione delle banchine sia affidata alla città. È scritto in un ordine del giorno firmato dal capogruppo Giancarlo Piras, che impegna il sindaco Marco Tedde a sollecitare il presidente della Regione Ugo Cappellacci affinchè trasferisca al Comune le competenze demaniali e che deliberi sulla nascita di un ente di gestione della marina.
 Su quest’ultimo punto anche l’opposizione sarebbe d’accordo. Tuttavia riguardo al Piano particolareggiato il centrosinistra ancora riflette su progetti alternativi e pensa a un referendum popolare che consenta ai cittadini di esprimersi per via diretta sul futuro del proprio porto.
 L’ordine del giorno presentato dal Popolo della libertà parte da alcune considerazioni preliminari. Intanto sottolinea che lo scalo marittimo di Alghero ha oggi una valenza prevalentemente diportistica e della piccola pesca», dunque il Comune in quanto ente locale «può avere l’amministrazione dei beni demaniali marittimi». Ma la più importante di queste premesse ricorda al primo cittadino che «gli operatori portuali, i club, i pescatori, gli artigiani, i commercianti e quanti vedono nel porto una potenzialità di crescita occupazionale hanno espresso l’indicazione che si costituisca un organo di governo della portualità locale in grado di razionalizzare l’area e di garantire chi ci opera». Non solo. Secondo i firmatari del documento, già «la precedente amministrazione regionale (quindi l’esecutivo formato da Renato Soru - ndr) aveva dichiarato pubblicamente la possibilità di trasferire le competenze del porto al comune di Alghero». Il quale - su delega della giunta guidata da Italo Masala - nel 2004 aveva predisposto a sue spese il Piano.
 Sul tema del futuro porto algherese, in ogni caso, il dibattito è molto aperto. A parte l’iter piuttosto complesso che il progetto dovrà ancora percorrere (la procedura prevede l’adozione del progetto da parte della giunta regionale, poi il passaggio al Consiglio superiore dei lavori pubblici, poi il benestare degli uffici per la valutazione dell’impatto ambientale e ambientale-strategica, e ancora l’approvazione definitiva con un decreto del governatore Ugo Cappellacci), i politici di centrosinistra non smettono di confrontarsi tra loro, di ascoltare il parere dei cittadini e di ipotizzare soluzioni alternative, un po’ come è avvenuto una decina di giorni fa al Quartè Sayal, nel corso di un affollato incontro organizzato dal Partito democratico e dedicato proprio a questo argomento. «Nella legislatura di Renato Soru - ricorda Mario Bruno, algherese e capogruppo del Partito democratico in consiglio regionale - con l’allora assessore ai Lavori pubblici Carlo Mannoni avevamo destinato 3 milioni di euro per la razionalizzazione dell’attuale porto, con un banchinamento in legno di 440 metri senza alcun impatto ambientale. Il tutto - continua Bruno - per rendere l’area della marina più funzionale a creare nuovi posti barca e soprattutto a generare i tanti servizi che mancano».
 Rispetto al Piano quotato dal Pdl cittadino, sembra di capire, l’opposizione intende valutare tecnicamente se è davvero necessaria un’estensione. E se questa estensione è indispensabile proprio verso la spiaggia di San Giovanni. A questo proposito va ricordato che Legambiente nei giorni scorsi si è pronunciata in maniera molto critica, dicendo che la spiaggia principale degli algheresi non dev’essere assolutamente toccata. E su San Giovanni sembra pensarla così anche il Pd. «La nostra idea - continua Mario Bruno - è comunque quella di proporre un referendum consultivo popolare, così che siano gli stessi cittadini a esprimersi sulla materia».
 Poi c’è il problema della gestione. In questo caso anche il Partito democratico sarebbe d’accordo nel passaggio della competenza al comune di Alghero. «Basterebbe - conclude Bruno - una direttiva dell’assessorato agli Enti locali, così come stava studiando di fare Gian Valerio Sanna nella scorsa legislatura regionale. A nostro avviso, l’ideale sarebbe costituire una società mista pubblico-privati con a capo il Comune, ma anche con i coinvolgimento dei club, della marinerie e dei pescatori e in generale di tutti coloro che operano nel porto algherese».

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