Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
L’acqua resti un bene di tutti Ma la vera sfida è preservare le risorse tagliando gli sprechi
22/03/2011
autore: Antonio Canu
DOMANI LA GIORNATA MONDIALE
Il disastro in Giappone ha confermato, laddove ce ne fosse stato bisogno, di quanto imprevedibili e potenti siano alcuni eventi naturali, di quanto si è piccoli e indifesi di fronte a forze che sprigionano energie improvvise e devastanti. È altrettanto vero, però, che il miope e incosciente rapporto dell’uomo con il territorio, la scellerata gestione delle risorse, l’utilizzo improprio degli spazi naturali, accentuano e di molto gli effetti di questi eventi. È il caso della cementificazione lungo le rive, del taglio delle foreste, della bonifica delle aree umide, cioè dell’eliminazione di tutte quelle zone che fanno da filtro o da spugna a eventi naturali violenti quali possono essere, ad esempio, i maremoti.
A proposito di risorse, domani ricorre la Giornata Mondiale dell’Acqua, una celebrazione che si ripete dal 1993 e che vuole porre l’attenzione dei governi di tutto il mondo su quella che è e sarà sempre una risorsa irrinunciabile. Quest’anno, la giornata è dedicata alla disponibilità idrica nei sistemi urbani. Cioè a quella che è stata identificata come una delle sfide principali del secolo. Già oggi, metà della popolazione del mondo vive nelle città e si è stimato che entro due decadi gli abitanti urbani raggiungeranno il 60% del totale, cioè 5 miliardi di individui. Un fenomeno, quello del trasferimento in città, tipico dei paesi poveri e in via di sviluppo, con una percentuale del 93% e con un’espansione urbana del 40%, che si traduce soprattutto in distese di baraccopoli. C’è quindi bisogno di un’enorme quantità di acqua per bere, per prevenire e curare le malattie, per produrre cibo, anche per far andare l’industria. A fronte di questo fabbisogno, la realtà è fatta di città che stanno perdendo serbatoi preziosi d’acqua, per colpa di un sistema di gestione inadeguato, che provoca grandi perdite, e con un tasso d’inquinamento in progressivo aumento. Senza contare gli impatti da cambiamenti climatici, quali le inondazioni o, al contrario, le siccità prolungate. Impatti che sono anch’essi la causa delle migrazioni verso le città.
L’obiettivo della Giornata Mondiale dell’Acqua del 2011 è quello di porre l’attenzione internazionale su quale sarà il fabbisogno di una popolazione urbana in forte crescita e la disponibilità di acqua necessaria a sostenerlo. Un monito ma soprattutto un invito ai governi, alle organizzazioni, alle comunità fino ai singoli individui, affinché s’impegnino attivamente per far fronte a quella che sarà si una sfida ma soprattutto un’emergenza. Le ricette ci sono, ora tocca a chi ha le responsabilità di gestire il territorio. Cominciando, innanzitutto, nel tutelare gli ecosistemi naturali che assicurano la fornitura d’acqua delle città, anche grandi. Tra l’altro questo comporta anche un risparmio economico notevole, di miliardi di dollari. Infatti, piuttosto che prosciugare o dirottare specchi o corsi d’acqua o tagliare foreste - i veri serbatoi d’acqua dolce - questi diventano i rubinetti a cui attingere senza costi aggiuntivi e senza ricorrere alla costruzione di infrastrutture necessarie alla raccolta, alla potabilizzazione, al trasferimento da altri sorgenti. A cui si aggiunge la grande opportunità data dal riciclo e dal riuso dell’acqua e dall’abbattimento degli sprechi. Insomma una gestione integrata del sistema idrico urbano.
Anche da noi non ce la passiamo bene. Con acquedotti colabrodo e una gestione diversificata del patrimonio d’acqua - che pure abbiamo - e che porta a sprechi da una parte e a situazioni intollerabili in altre, come in alcune città del sud dove l’acqua viene razionata da anni, forse da sempre.
Chiavi di questa notizia: Acqua