Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

Contro l’Agripower si schierano con Buddusò il Monte Acuto e 20 paesi

21/03/2011

autore: CHIARAMARIA PINNA

CENTRALI A BIOMASSE

BUDDUSO’ Altro che pocos locos e male unidos. Nel caso in cui qualcuno fosse certo della persistenza di questo caratteristico tratto dei sardi sbaglia. Almeno per quanto riguarda la creazione della centrale a biomasse che dovrebbe sorgere a due passi da Buddusò che pare non riesca a trovare nemmeno un briciolo di consenso tra la popolazione.
 Infatti, nei giorni scorsi, circa una ventina di paesi e la Comunità montana del Monte Acuto, (17mila abitanti) hanno dato il proprio appoggio a Buddusò, e non è escluso che il presidente della Repubblica possa esprimersi visto che il sindaco Giovanni Antonio Satta ha sollecitato anche il suo intervento. I Comuni sono: Alà dei Sardi, Bitti, Osidda, Pattada, Oschiri, Padru, Lula, Onanì, Lodè, Benetutti, Monti, Nule, Bultei, Mores, Sant’Antonio di Gallura. Tutti hanno deliberato esprimendo la piena condivisione dell’iniziativa dell’amministrazione buddusoina che porta avanti l’istanza del referendum consultivo. Il «no» che ha bocciato l’insediamento della centrale. Presto dovrebbe esprimersi anche la comunità del Goceano che ha fissato la data del consiglio per il 25 marzo, e segnali sono attesi da altri paesi del Nuorese. A preoccupare i confinanti di Buddusò, e non solo, è una certezza: nessuno sarà risparmiato dai danni che dalla centrale deriveranno. Sono a rischio la salute e un patrimonio ambientale inestimabile.
 La centrale di Seau, un’area di grande pregio ambientale di lecci e querce che degradano fino al bacino di Sos Canales, 16 megawatt elettrici di potenza, secondo il progetto brucerebbe 24 ore su 24 legni tritati e paglia da reperire nel raggio di 70 chilometri, e produrrebbe dai 3 ai 5 quintali l’ora di ceneri, ma non c’è un piano di smaltimento. E dal momento che il legnatico finisce in fretta, la centrale finirebbe per bruciare rifiuti organici: spazzatura. Infine studi medici hanno dimostrato che le polveri sottili penetrano nei polmoni e attraverso i nervi olfattivi colpiscono il sistema nervoso centrale. I risultati: tumori infantili e giovanili, patologie vascolari e Alzheimer.
 Caso mai ci fosse una priorità tra le preoccupazioni, di sicuro al primo posto è il fatto che il bacino di Sos Canales fornisce l’acqua potabile a 20 Comuni e alla colonia penale di Mamone. Un problema, questo, sollevato dai buddusoini fin da quando l’Agripower 4 anni fa cercava di imbonire la popolazione.
 Nei giorni scorsi, mentre il tam-tam sull’esito del referendum attraversava l’ Italia, Agripower ha acquistato due spazi pubblicitari sulla Nuova e sull’Unione per tentare di spiegare per l’ennesima volta ai sardi testoni la bontà del progetto. Anzi, dichiarava di essere disponibile all’ennesimo «confronto aperto con le amministrazioni, gli enti locali e i cittadini.... e a breve organizzerà una conferenza stampa di presentazione....e si stanno organizzando dei momenti di confronto ad hoc con i rappresentanti del territorio». Nell’occasione ha ricordato che «l’infopoint di corso Vittorio Emanuele sabato e domenica pomeriggio resta aperto tutto il giorno». Un replay. Ma se i buddusoini fossero punti dal desiderio di informarsi troverebbero chiuso il centro di informazione, mentre da parte dell’amminstrazione non è sentita assolutamente l’esigenza di un ennesimo «confronto» e declinano l’invito. «Non c’è nulla da chiarire, è tutto chiaro da tempo».
 Intanto, mentre i tamburi di guerra della società «bio» (scrive anche i comunicati con l’inchiostro verde) suonano, da parte delle istituzioni c’è un silenzio assordante nonostante abbiano ricevuto dal sindaco di Buddusò, Giovanni Antonio Satta, una lettera che li invita «al riesame e alla valutazione della possibile revoca dell’autorizzazione unica rilasciata alla Agripower il 19 dicembre del 2008».
 Tutti (il presidente della Regione, della Provincia e del consiglio di Olbia-Tempio, la R.A.S. assessorato difesa ambiente, l’Assessorato alla pubblica istruzione, la R.A.S. dell’assessorato all’industria e all’Agricoltura, l’Arpa Sardegna, l’Ente foreste, l’Enel, la Asl 2 servizio Spresal, la Asl 2 servizio di igiene pubblica, il Ministero dell’interno, il Dipartimento dei vigili del fuoco) sia quanti avevano espresso parere sia quanti non l’hanno fatto perche assenti alla conferenza di servizio, hanno ricevuto la missiva. Ma fino a questo momento non c’è stato nessuna risposta.
 L’unico a farsi vivo, con la Nuova Sardegna, è stato l’ex sindaco Giovanni Satta che all’Agripower aveva dato il via libera: «Avevano garantito che mai avrebbero provocato danni all’ambiente e alla mia gente, se si azzardano a non rispettare la parola che mi è stata data giuro che piazzo la tenda e occupo i terreni...».

Chiavi di questa notizia: Ambiente