Rassegna Stampa
Testata: L'Unione Sarda

Nube tossica, cause oscure

17/02/2008

autore: ANDREA PIRAS

Il sindaco: ancora nessuna relazione della Saras

SARROCH. Una scia di polemiche sotto le ciminiera dello stabilimento petrolifero di Sarroch. A cinque giorni dalle emissioni di idrogeno solforato, nessuna spiegazione ufficiale sulle cause dell'incidente.
Solo spiegazioni verbali, ancora nessuna relazione scritta, a distanza di cinque giorni, per spiegare l'evento, cosa sia realmente accaduto l'altra sera, alle 20 in punto di martedì, all'interno della raffineria. Quando, per un guasto ad un impianto e in particolare a un compressore del Cracking (è l'unica comunicazione dell'azienda), le ciminiere hanno scaricato in atmosfera quantità abnormi di solfuro di idrogeno.
IL COMUNE Il sindaco di Sarroch Mauro Cois si dichiara, per questo, piuttosto seccato. Ma non solo per non aver ancora ricevuto sul suo tavolo un pur sintetico documento chiarificatore, ma anche per «un sistema di comunicazione tra enti pubblici e strategie d'intervento in caso di incidente che, inutile negarlo, continua a far acqua da tutte le parti». Dice Cois: «Se l'emergenza idrogeno solforato sembra definitivamente rientrata, come ci ha assicurato la Saras e ci hanno confermato i vigili del fuoco inviati venerdì all'interno della raffineria dalla Prefettura, credo ci sia un'altra questione da affrontare con urgenza e magari cominciare a risolverle, come il controllo e il monitoraggio pubblico di tutte le centraline con una migliore dislocazione, l'individuazione di una soglia di preallarme per tutte le sostanze pericolose, l'avviso in tempo reale con sms del superamento di tali soglie in modo da poter intervenire in anticipo. Ma anche l'estensione del servizio sms oggi gestito dalla Provincia di Cagliari e attualmente funzionante con invio alle autorità pubbliche anche all'industria».
GLI INCONTRI Obiettivi non certo irraggiungibili ma che evidentemente tardano ad essere concretizzati. E che verranno riproposti con forza venerdì prossimo quando si terrà un incontro tra Comune, Prefettura, Assessorato regionale all'Ambiente, Arpas, Settore ecologia della Provincia, Asl 8 e naturalmente la Saras. Mentre con l'azienda del Gruppo Moratti l'amministrazione comunale di Sarroch si riunirà già martedì.
Dunque allarme rientrato. Dunque attesa di chiarimenti sulle cause della fuoriuscita dell'idrogeno solforato (con punte sei volte superiori ai limiti di legge). «Non è un problema di mancanza di fiducia, ma non è pensabile che non può essere solo così, che soltanto l'azienda deve spiegarci cosa sia successo. Non dobbiamo essere noi a chiedere cosa sia accaduto negli impianti e quali siano le cause reali che hanno determinato l'inquinamento», dice ancora il sindaco di Sarroch. «Qui si continua ad agire in ordine sparso, ognuno con le proprie competenze, anche se poi stiamo ancora aspettando che l'Arpas, l'Agenzia regionale per l'ambiente, entri a regime e erediti il sistema del centro di monitoraggio delle centraline svolto dalla Provincia».
LA PROVINCIA Dice l'assessore provinciale all'Ambiente Rosaria Congiu: «Possibile che anche in questa occasione la Saras abbia ammesso l'incidente solo dopo una nostra sollecitazione e informazione dei picchi elevati di idrogeno solforato indicati dalla centralina della Provincia? Possibile che il sistema di rilevamento dell'azienda non anticipi mai i dati delle centraline pubbliche? Sulle vere cause che hanno scatenato le emissioni in atmosfera non sappiamo molto visto che siamo ancora in attesa della relazione». Intanto, dopo la presa di posizione di Legambiente, che ha chiesto alla Saras «di attuare una politica concreta per ridimensionare le emissioni e il rinnovamento degli impianti per fronteggiare questa emergenza ambientale e potenzialmente sanitaria», ieri sono intervenuti il Gruppo d'intervento giuridico e gli Amici della Terra «Il centro di monitoraggio collocato nei pressi dello stabilimento della Saras ha più volte rilevato il superamento della media giornaliera di idrogeno solforato. La situazione, di per sé molto preoccupante può diventare ancor più grave se non si provvede ad adottare misure concrete, serie, a tutela della salute dei cittadini di Sarroch. Alle nostre associazioni molto spesso riceviamo segnalazioni da parte dei cittadini per l'aria maleodorante e soprattutto per le malattie dei propri figli. A loro chiediamo di uscire dall'anonimato. Devono capire che il nostro lavoro di associazioni ecologiste potrà dare migliori risultati se svolto insieme alle popolazioni».
I RITARDI Insomma, dopo la fuoriuscita di un'eccessiva quantità di solfuro di idrogeno (un inquinante generato da vari processi di trasformazione di sostanze organiche contenenti zolfo, insidioso per le mucose, le congiuntive e le vie respiratorie), e l'emergenza definitivamente rientrata, ora sotto le ciminiere resta la polemica. In particolare sui ritardi. Perché (la notizia non è stata confermata dall'azienda) sembra ormai certo che le emissioni di H2s e il superamento dei valori limite ripetuti nelle ore e nei giorni, abbiano in qualche modo una relazione sulla difficoltà di individuare in tempi strettissimi, come sempre avviane all'interno della Saras, delle cause dell'incidente. Con tempi d'intervento e dunque di soluzione dell'emergenza protratti per troppe ore. Restano i dati. I problemi sono cominciati alle venti di martedì pomeriggio e già all'una di notte la centralina Censa 1 dislocata tra il muro di recinzione della raffineria e la caserma della Guardia di Finanza aveva segnalato il primo picco di superamento dell'H2s in atmosfera. Cresciuto sensibilmente alle 16 di mercoledì. Con punte massime di 611,44 microgrammi per metro cubo e 434 alle 18 e alle 19. Poi la lenta discesa e di nuovo il superamento pur limitato di giovedì. Con la soluzione dell'emergenza confermata anche dai vigili del fuoco inviati a Sarroch dalla Prefettura.

Chiavi di questa notizia: Inquinamento