Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

Quirra, ancora ispezioni

19/03/2011

autore: VALERIA GIANOGLIO

In mare nella baia di Capo San Lorenzo e, a terra, dentro il poligono militare
E l’inchiesta si allarga a Decimo, Nettuno, Baiano e Spoleto

PERDASDEFOGU. Nuovi controlli nella baia di Capo San Lorenzo, nuove ispezioni in una porzione consistente dei 12mila ettari del poligono di Quirra, dove lavorano i tecnici del Centro sviluppo materiali, ma soprattutto nuovi documenti acquisiti allo stato maggiore della Difesa, allo stato maggiore dell’Aeronautica, e nei poligoni di Decimomannu, Nettuno e Baiano di Spoleto.
 Sono quelli relativi ad alcuni lotti di munizioni e alla loro distruzione. A due mesi e otto giorni dalla sua apertura ufficiale, l’inchiesta su Quirra tocca ieri una delle sue giornate più dense. Dopo l’avvio dirompente, ma circoscritto, del 12 gennaio scorso, l’inchiesta della Procura di Lanusei, adesso, prende letteralmente il volo. Salta il Tirreno, approda in altri poligoni italiani, seguendo gli spunti che vengono offerti da tre testimoni. Uno è l’ingegnere Giancarlo Carrusci, ex capitano dell’esercito e responsabile dell’attività operativa del poligono di Quirra dal ’77 al ’92. Sostiene che nel poligono, sia stato testato un solo missile con testa a uranio impoverito, ma è finito subito dopo al porto di Cagliari. Il secondo è il deputato leghista Edouard Ballaman, autore di un’interrogazione parlamentare di alcuni anni fa, nella quale chiedeva lumi su un lotto di proiettili all’uranio impoverito che sarebbero stati acquistati dall’Italia e utilizzati nella guerra in Somalia, prima di essere distrutti - questo è il sospetto - in alcuni poligoni italiani. Il terzo testimone è un ex militare del poligono di Quirra. Sentito nelle scorse settimane dal procuratore di Lanusei, Domenico Fiordalisi, e dal dirigente della squadra mobile nuorese, Fabrizio Mustaro, racconta che nel poligono negli anni passati erano arrivate decine di camion carichi di munizioni che in seguito erano state distrutte proprio nella base. «Dopo l’esplosione - racconta il testimone - il materiale veniva raccolto in alcuni bidoni, che poi venivano portati via o interrati». Sulla scorta di queste testimonianze, la squadra mobile nuorese, con una squadra specializzata di vigili del fuoco di Cagliari, ieri mattina esegue diversi nuovi controlli e ispezioni, disposti dal procuratore Fiordalisi. La prima parte dei controlli vengono fatti nella baia di Capo San Lorenzo, vicino ai fondali che un mesetto fa erano già stati messi sotto sequestro, dopo il recupero di diversi rottami metallici. In mare, ieri, si calano gli uomini della squadra sommozzatori della polizia di Olbia e i sub dei vigili del fuoco di Cagliari. A terra, invece, nel poligono di Perdasdefogu, la squadra mobile nuorese ispeziona gli uffici e i capannoni del Centro sviluppo materiali, dove una ditta privata testa anche la resistenza dei metanodotti alle esplosioni. I controlli puntano a verificare se la ditta abbia tutte le autorizzazioni sull’impatto ambientale e di prevenzione incendi. Infine allo Stato maggiore della Difesa e dell’Aeronautica, e nei poligono di Decimomannu, Perdas, Nettuno e Baiano di Spoleto la squadra mobile nuorese acquisisce decine di documenti relativi ad alcuni lotti di munizioni e ai poligoni nei quali erano state custodite e distrutte.

Chiavi di questa notizia: Inquinamento