Rassegna Stampa
Testata: L'Unione Sarda

Intorno alla pista buche con l'amianto

17/03/2011

autore: ANDREA MANUNZA

Aeroporto. Inchiesta della Procura, l'eternit doveva essere stoccato in centri appositi
L'Arpas deposita le analisi sul materiale trovato a Elmas

Le hanno trovate quasi subito, e non poteva essere altrimenti: le indicazioni date da chi aveva lavorato in quel cantiere erano fin troppo precise. L'unico dubbio riguardava l'attendibilità del racconto. Incertezze svanite quando, una dopo l'altra, intorno alla pista dell'aeroporto di Elmas sono state trovate quelle buche scavate anni fa e riempite con materiali che in realtà avrebbe dovuto essere stoccato in discariche adeguate, vista la loro natura pericolosa e nociva: amianto e materiale di scarto derivati dai lavori effettuati durante la costruzione della nuova striscia di asfalto destinata all'atterraggio e al decollo degli aerei (inaugurata nell'aprile 2009 e costata 25 milioni di euro).
I DEPOSITI Il ritrovamento, che risale a qualche mese fa, è importante perché costituisce un riscontro a quanto sostenuto finora dalla Procura: il pubblico ministero Giangiacomo Pilia un anno fa ha aperto un'inchiesta basata proprio sulle denunce degli ex operai Sarcobit (la società parte dell'Ati che realizzò i lavori) e iscritto nel registro degli indagati Italo Melis e Marcello Vacca, rispettivamente ex amministratore di fatto ed ex amministratore unico dell'azienda (fallita nell'ottobre 2009), accusati di “aver realizzato e gestito una discarica non autorizzata di rifiuti pericolosi”.
LE ANALISI Scoperti i depositi abusivi, l'Arpas (l'Agenzia regionale per l'ambiante della Sardegna) e il consulente nominato dal magistrato inquirente hanno cominciato le analisi sul loro contenuto. Nei giorni scorsi sono stati depositati i risultati, secondo i quali si trattava effettivamente di amianto ed elementi di scarto: materiale che la normativa in materia impone di stoccare in depositi speciali, non dove capita. La documentazione è ora a disposizione degli avvocati Sebastiano Ghigino, Giuseppe Buonanno e Pierluigi Concas, difensori degli indagati. I primi due hanno nominato a loro volta un consulente che comincerà al più presto le contro analisi. Esami che potrebbero confutare le conclusioni già nelle mani degli inquirenti. Dunque, allo stato attuale l'unico dato a disposizione sul materiale recuperato è quello riscontrabile nei documenti di Arpas e consulente della Procura, tanto che il pubblico ministero e i carabinieri del Noe (il Nucleo operativo ecologico) sono convinti di aver messo le mani su ciò che cercavano.
I COSTI A loro dire, Melis e Vacca (in pessimi rapporti: si sono denunciati a vicenda per il fallimento della loro vecchia società) hanno preferito liberarsi in questo modo di quel materiale perché il trasporto e lo stoccaggio nei centri appositi avevano un costo troppo alto. Nascondere tutto sotto il terreno dell'aeroporto gli consentiva di risparmiare parecchio denaro. Uno degli elementi a vantaggio di questa tesi è l'assenza negli uffici Sogaer (la società di gestione aeroportuale: aveva bandito la gara d'appalto per i lavori in pista) di una qualunque bolla di accompagnamento che potesse attestare l'avvenuto trasferimento e stoccaggio di quei materiali nei depositi autorizzati. Il Noe nei mesi passati ha fatto visita tre volte agli uffici della società ma non ha trovato alcun documento di quel tipo. Perché?

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