Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

Orosei, il «rischio frane» incombe sullo sviluppo del comparto estrattivo

15/03/2011

autore: Angelo Fontanesi

OROSEI. Sembrano non aver fine i grattacapi per il comprato cave oroseino, da anni in attesa della sanatoria paesaggistica necessaria per ottenere dalla Regione il nulla osta al rinnovo o al rilascio di nuove e definitive licenze estrattive.
Dopo anni di serrate trattative tra le forze politiche e le parti sociali, alcuni mesi fa sembrava tutto risolto per il meglio dopo una mediazione tra gli assessorati regionali all’Ambiente e all’Industria che agevolava la presentazione dei progetti di risanamento da parte degli imprenditori lapidei, incentivandoli anche con una forte riduzione e la dilazione del costo della sanatoria. Sembrava però, sino all’altro ieri, quando all’improvviso sono comparsi due nuovi impedimenti che metterebbero tutto nuovamente a rischio. Il primo è di carattere normativo e riguarda una problematica di grande attualità: buona parte delle concessioni di cava e parte del sito industriale risulta gravata da usi civici. Ma è il secondo intoppo, questa volta urbanistico, ad allarmare maggiormente sia gli imprenditori del settore che la stessa amministrazione comunale: oltre la metà di tutto il comparto cave alla falde del monte Tuttavista è infatti classificato nel Piano di assetto idrogeologico regionale come «territorio a rischio frane» e dunque incompatibile con qualsiasi attività di scavo o di estrazione. La notizia è giunta come un fulmine a ciel sereno un paio di giorni fa e ad accorgersi del caso è stato il professionista che per conto di alcune ditte e dello stesso Comune sta seguendo le pratiche in Regione. «L’assurdità», come viene definita unanimemente da imprenditori e amministratori, sta nel fatto che i tecnici incaricati nel 2005 dalla Regione di redigere le carte del Pai in tutta l’isola hanno classificato a rischio frane una zona dove le uniche frane visibili sono quelle delle pareti di calcare buttate giù dai cavatori per farne blocchi. «Si tratta di certo di un errore di valutazione - dice l’assessore alla Attività produttive Paolo Saba - ma è evidente che va sanato immediatamente con una variante al Pai». Già, perchè restando sulle carte quell’«assurdità» vuol dire nessuna concessione, vecchia o nuova che sia, può essere rilasciate e nessun investimento intrapreso. Per l’altro intoppo, quelle degli usi civici, le cave sono in buona compagnia: nelle stesse condizioni si trovano infatti migliaia di ettarim sopratutto nella fascia costiera di Sos Alinos tra alberghi e ville. Un altro «pasticcio di carte», dice l’amministrazione comunale che ha da tempo ha chiesto alla Regione il totale sgravio dal vincolo per tutto il suo territorio.

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