Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
Sprofonda il nordovest dell’isola
12/03/2011
autore: GIANNI BAZZONI
LA CRISI SARDA Stop alla centrale a carbone, Gita prende tempo ed Eni-Novamont partono smantellando l'esistente
E.On, Vinyls, chimica verde: il futuro del Sassarese è sempre più cupo
SASSARI. L’illusione è finita. Delle vertenze messe in piedi per tirare fuori il territorio dal baratro della crisi non ce n’è una che sia andata a buon fine. E ogni finale ha il sapore della beffa: il traguardo è stato sempre spostato in avanti con motivazioni ridicole.
La chimica non riesce a trovare una nuova dimensione, neppure colorata di “verde”; il polo energetico vive di contraddizioni e di promesse mancate, tanto che anche l’accordo con la Regione, che E.On ha ereditato da Endesa, è stato rimesso tranquillamente in discussione. E la vertenza Vinyls, simbolo di lotta intelligente e moderna, è purtroppo la dimostrazione di un dispendio notevole di energie, in un lasso di tempo di oltre un anno, senza arrivare purtroppo alla soluzione auspicata.
Così il territorio del nord-ovest della Sardegna continua a scivolare nelle sabbie mobili della crisi, evidenzia numeri da primato nazionale nella disoccupazione giovanile e mette in fila “senza lavoro” che crescono senza contributi e senza alcun sostegno, destinati a pensioni (se l’avranno) da fame. E l’aspetto più triste è che emerge l’assoluta inconsapevolezza della drammaticità della crisi, tanto che da Regione e Governo nazionale continuano ad arrivare risposte che sono un concentrato di demagogia e inconsinstenza. Ogni volta, spesso dopo mesi e mesi di attesa e di speranza, si ricomincia da capo e le marce di solidarietà, i documenti, i protocolli d’intesa non cambiano lo stato delle cose. Le divisioni sempre più evidenti del sindacato non aiutano, e la revoca dello sciopero generale proclamato per il 25 marzo è un grave atto di debolezza.
Vinyls ultimo atto. Quella dei lavoratori Vinyls è la vicenda più incredibile. Oltre un anno di battaglie non ha cambiato più di tanto la situazione e oggi ci si trova a un passo dalla fine. Il fondo Gita ha inviato una lettera ai commissari straordinari per chiedere una proroga del closing che era fissato per il 10 marzo. Una necessità motivata con il ritardo nel reperire le risorse finanziarie (100 milioni di euro) per ricapitalizzare la newco Vinyls Group. Nella lettera è contenuto anche l’invito a tenere presente l’eventuale possibilità dell’affitto degli impianti, ma solo se necessario. Una opportunità che, molti mesi fa, è stata negata ad altre società. Il ministero dello Sviluppo economico, che ormai gioca una partita disperata, ha dato il via libera ai commissari per accettare la proroga. Ma ha anche chiesto tempi brevissimi e un calendario chiaro su come si intende procedere.
Intanto non ci sono i soldi per gli stipendi di febbraio, i lavoratori minacciano di togliere i presìdi di sicurezza dagli impianti (e sono già stati diffidati dai commissari). Ieri le segreterie sindacali dei chimici di Cgil, Cisl, Uil e Ugl hanno scritto al prefetto di Sassari per dire che non ci sono notizie positive da settimane, e hanno sollecitato un incontro urgente.
Chimica verde pallido. Il petrolchimico di Porto Torres è al centro di uno strano gioco. Si torna alla posizione originaria dell’Eni, esplicitata dall’amministratore delegato Paolo Scaroni, che aveva annunciato l’intenzione di uscire dalla chimica. C’è stato un lungo e strategico silenzio, la questione Vinyls è passata da una «buca» all’altra. E ora con l’operazione Eni-Novamont - che presenta elementi positivi ma anche tanti dubbi - si vuole sancire la fermata definitiva del cracking, e degli altri impianti, e passare il programma incerto delle bonifiche dentro un Piano che ancora non si sa quanto realizzabile senza perdite importanti. Le notizie che arrivano da Terni, dove la Novamont porta avanti una iniziativa simile a quella di Porto Torres, non sono proprio incoraggianti. E questo nonostante le pronte rassicurazioni-promesse dell’ottimista ministro Paolo Romani. Intanto c’è chi già esulta, e non si capisce perchè.
E.On delle deroghe. Fiume Santo è diventato un oggetto misterioso. La società tedesca ha tentennato a lungo sul progetto (sul quale c’è l’intesa con la Regione dai tempi di Endesa e di Soru presidente) per la costruzione del quinto gruppo «superipercritico» a carbone. Una operazione che avrebbe dovuto coinvolgere 100 imprese e occupare mille lavoratori. Ma anche migliorare la compatibilità ambientale, con la demolizione dei gruppi 1 e 2 a olio combustibile in deroga da sempre e destinati a un fine corsa entro il 2012. Una esigenza ancora più urgente dopo il grave incidente che ha messo a dura prova il sistema del Golfo dell’Asinara. Un fatto, del quale nessuno può escludere una triste replica. Per questo la fermata è obbligatoria. E.On ha poi annunciato la riduzione del progetto per il fotovoltaico, anche questo presentato con tante speranze e voglia di fare presto in sede di Confindustria. Possibile che gli accordi possano diventare carta straccia? E sul fronte ambientale, davvero il territorio può rinunciare ai miglioramenti certificati che erano parte dell’accordo Endesa (poi E.On)-Regione?
Sciopero no, anzi sì. Ieri il segretario generale della Cgil di Sassari Antonio Rudas ha definito inaccettabile «l’arroganza di E.On» e ha rivolto l’invito a Cisl e Uil affinchè si trovino le condizioni per fissare una nuova data per lo sciopero generale. «Dividersi ora, in questa fase così delicata - ha detto - significa fare un grave torto agli interessi dei lavoratori». Dure le accuse al Governo e alla Regione «che da anni si fanno portare a braccetto dalle multinazionali e calpestano la dignità del popolo sardo. Dalla crisi si esce con gli investimenti. Adesso. Se i tedeschi di E.On non sono più interessati, passino la mano e lascino la proprietà di Fiume Santo ad altri che rispettano i patti, aprono i cantieri e avviano le opere».
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