Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

«Uranio impoverito? Fu usato nel 1984»

11/03/2011

autore: VALERIA GIANOGLIO

I RETROSCENA
I segreti del poligono raccontati dall’ex responsabile tecnico

PERDASDEFOGU. «Una sola volta è stato lanciato un missile con uranio impoverito nel poligono. Lo hanno fatto i tedeschi. Ma è finito intrappolato in una nave al largo di Porto Corallo, e quel rimorchiatore è stato subito portato a Cagliari. Sul posto non ne è rimasta traccia. Io c’ero e ho il filmato».
 Laurea in ingegneria meccanica nel ’76 a Cagliari, con specializzazione elettrotecnica, sessant’anni di età, diciassette dei quali trascorsi, e ci tiene a dirlo per esteso, «al poligono interforze sperimentale e di addestramento di salto di Quirra» come ufficiale e responsabile tecnico-operativo dell’attività del poligono. Erano gli anni che andavano dal ’77 al ’92. Giancarlo Carrusci, casa, moglie e tre figlie a Monserrato, ora è un pensionato dell’Esercito che fa consulenze in giro per la Sardegna come esperto di termotecnia e risparmio energetico. È lui che progetta l’attuale configurazione delle apparecchiature radar e non solo nei dodicimila ettari di terreno del poligono di Quirra. È a lui che per diciassette anni si rivolgono i clienti stranieri della base, quando vogliono sperimentare i loro missili e studiarne le traiettorie. È lui che cura l’acquisto di radar e macchinari sofisticati.
 Le valvole sequestrate. È sempre lui che in quel periodo sistema le valvole di radar nelle cinque casse sequestrate alcuni giorni fa dalla Procura di Lanusei e dalla squadra mobile. «Non sono affatto pericolose - afferma, oggi, con sicurezza - è assurdo dire una cosa del genere: hanno una sorgente di radioattività appena superiore al normale, visto che si tratta di parti di radar. Io stesso ne ho tenuta una sulla scrivania come soprammobile per cinque anni. Prima di sistemarla, insieme alle altre, nelle casse nell’attesa che finissero al Cisam di Pisa. Sono valvole magnetron della potenza di un megawatt». La vita di Carrusci si intreccia con quella del poligono interforze trentatrè anni fa e da allora ci rimane incollata saldamente. Corre il 1977 e un Carrusci ventiseienne varca per la prima volta i cancelli del poligono di Perdasdefogu per fare il servizio di leva come ufficiale dei servizi tecnici di Artiglieria. Per un anno dà il suo apporto tecnico in diversi settori, poi, anche se all’inizio non troppo convinto, fa il concorso per restare nell’Esercito, lo vince, lo richiamano a Perdasdefogu in pianta stabile. Cominciano anni epici, dove le commesse per studiare la traiettoria dei missili - attività principale del poligono - arrivano da tutto il mondo: Usa, Libia, Iraq. E Perdasdefogu strappa clienti anche all’omologo di White Sands, nel New Mexico. «Ma mai, tranne la volta dei tedeschi nell’84, nel poligono sono stati esplosi missili all’uranio impoverito - dice Carrusci - potete cercarlo con il lanternino per mille anni e non ne troverete un solo milligrammo. Così come mai si sono combattute “guerre simulate” e cose del genere. Le guerre simulate si fanno a Teulada. Il poligono di Quirra resta un luogo sicuro: io stesso continuo ad andare al mare lì e a portarci la mia famiglia».
 I missili Hawk. Certo è che alla fine degli anni Settanta il poligono è impegnato nel progetto “Helip”, una campagna attraverso la quale la Nato vuole testare una modifica ai missili Hawk, utilizzati, con scarso successo, nella guerra del Vietnam. «La Nato - racconta Carrusci - aveva fatto una modifica a questo missile e voleva provarlo a Perdas per vedere se lanciandolo contro due missili in formazione stretta, ovvero a una distanza tra loro inferiore ai cento metri, non impazziva come invece era successo nel Vietnam». La sperimentazione dà esito positivo, la Nato paga quanto pattuito per l’affitto degli strumenti del poligono - all’epoca l’affitto delle sofisticate strumentazioni costava 100 milioni di lire all’ora - ringrazia e consegna al poligono un attestato di stima. Una sorta di certificato di qualità. «Il poligono ha sempre funzionato così - spiega l’ex ufficiale - i clienti venivano da noi, ci dicevano quali missili volevano studiare nella loro traiettoria grazie agli strumenti del poligono. Dovevano anche dirci che genere di missili erano, che testata avevano e altre informazioni tecniche. I clienti, poi, firmavano una convenzione nella quale si impegnavano anche a bonificare il posto, dopo la sperimentazione. La bonifica voleva dire in particolare eliminare ogni pericolo di esplosione legata all’attività. Ricordo che una volta il personale di un esercito è rimasto mesi a cercare alcune granate inesplose e poi abbiamo chiesto l’aiuto di due pastori del posto che le hanno trovate in due giorni. In ogni caso, tutto doveva essere messo in sicurezza e fatto esplodere perché non fosse pericoloso per i pastori: ecco perché le ricerche di questi giorni stanno recuperando pezzi di missile inerti e non missili interi. Per il recupero dei rottami, poi, davamo tutto in appalto a ditte esterne, ma non sempre ripulivano come dovevano».
 I tornado del «Golfo»Il progettista del poligono spiega anche per quale motivo, le ricerche disposte dal procuratore di Lanusei, Domenico Fiordalisi, nelle ultime settimane, hanno scoperto diversi rottami metallici al largo dell’isolotto di Quirra. «È perché lì - afferma - due giorni dopo che erano stati abbattuti in Iraq i Tornado di Gianmarco Bellini e Maurizio Cocciolone, l’Aeronautica aveva deciso che avrebbe utilizzato la base di Perdas per provare le nuove tabelle di tiro dei Tornado e farli ritornare nel Golfo». Era il gennaio del ’91. Sette anni prima, invece, nell’84, alle porte del poligono arrivano i tecnici di una ditta tedesca, la Mbb. Vogliono sperimentare il lancio di un missile Kormoran su un rimorchiatore al largo di Porto Corallo. «Ci hanno detto che aveva la testata a uranio impoverito ma la cosa non ci aveva allarmato perché in quegli anni ancora non se ne parlava - spiega Carrusci - per questo non ne è rimasta traccia nei documenti. Il missile era partito, aveva perforato la nave, era esploso ma era rimasto intrappolato nella nave, come si vede dal filmato. E subito dopo era stato portato in porto a Cagliari. A Quirra non c’è mai rimasto».

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