Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
Il consiglio regionale tace su Quirra
11/03/2011
autore: UMBERTO AIME
IL POLIGONO DELLA DISCORDIA Cossiga frena il Pdl, Psd'Az e Fli votano con il centrosinistra, ma il Pd si divide
I due schieramenti si spaccano e non viene approvata nessuna mozione
CAGLIARI. Vergognoso. Sulla «sindrome di Quirra», il consiglio regionale non è riuscito a votare neanche uno straccio di ordine del giorno.
Quello presentato da una parte della maggioranza di centrodestra (Pdl e Riformatori) non ha superato il quorum anche per l’astensione di metà dell’Udc. Mentre quello dell’opposizione - firmato da un Pd diviso fra ogliastrini e non ogliastrini, Idv, Comunisti, più Psd’Az, Api-Fli e Capelli in polemica col Pdl - non è andato oltre un pareggio tra favorevoli e contrari che è servito a ben poco. Sconcertante: si sono annullati a vicenda. Con il Consiglio che alla fine non ha saputo - non ha voluto - per equilibri politici, territoriali, dispetti e agguati dire la sua sul poligono contestato, sui misteri che ruotano attorno a dodicimila ettari che dal 1957 sono sotto scacco dove forse non c’è altro con cui vivere e anche sull’invadenza delle servitù militari in Sardegna. Niente di niente.
Il Consiglio non è riuscito a trovare un accordo neanche sulla necessità scontata di un’indagine epidemiologica urgente su trentamila abitanti, indispensabile per capire perché in alcune zone vicine al poligono è così alta l’incidenza di tumori e leucemie, di aborti sospetti, di agnelli che nascono con due teste e sei zampe.
Il dibattito su Quirra poteva essere l’occasione per l’aula (neanche troppo affollata: quarantanove presenti su ottanta consiglieri) di rialzare la testa su un tema dal forte impatto sociale. Oppure ribadire che i sindaci di quei territori non possono essere lasciati da soli in mezzo al dilemma: chiudere o non chiudere la base che comunque lì è l’unica a muovere soldi in un deserto di disoccupazione. O ancora, un ordine del giorno sarebbe servito per recuperare almeno qualche metro sulla procura di Lanusei, che invece su Quirra indaga e mette persino sotto sequestro il poligono: è un possibile corpo di reato. Prigioniera di logiche difficili da spiegare a un antimilitarista ma anche a chi, con passione locale, difende la base e le sue mille buste paga, l’aula ha alzato bandiera bianca.
Eppure le premesse della mattinata sembravano dire ben altro, con la possibilità di una bozza unitaria. Certo, ci sarebbe stato da faticare per limare sui toni di come rinegoziare il peso delle servitù e come semmai bisogna chiedere un indennizzo al tavolo del federalismo fiscale. C’erano diversi spigoli da arrotondare su parole come «sospensione immediata delle attività», oppure «correlazioni di causa effetto fra esercitazioni e neoplasie». Ma i margini c’erano.
Fino alle 16 quando le agenzie hanno rilanciato da Roma una dichiarazione del sottosegretario alla difesa, Giuseppe Cossiga, dura nei confronti del consigliere regionale Claudia Zuncheddu (Comunisti-Sinistra sarda, prima firmataria della mozione su cui alle 10.30 in via Roma era stato aperto il dibattito, e via dispaccio accusata di ignoranza nelle preocedure istituzionali) e ancora più netta sul possibile smantellamento del poligono: «Il Senato ha approvato due mozioni omologhe di maggioranza e opposizione che impegnano il Governo a sospendere le attività solo se sarà provato che sono un pericolo per la popolazione».
Forse è stato proprio l’intervento di Cossiga a costringere il Pdl a cambiare strada, a spaccare quel fronte che sembrava compatto nel denunciare: «C’è voglia di verità». Il Popolo della libertà si è lasciato teleguidare da Roma, per poi scoprire che gli alleati non sono più fedeli come in passato. Ad esempio, i sardisti, con Efisio Planetta: «Siamo stufi degli equilibrismi sulla pelle della gente», o anche l’Udc che scalcia non solo al tavolo delle trattative sulle candidature, ma anche in aula. Il centrodestra è sempre più in caduta verticale.
Ma su Quirra anche il Pd ci ha messo del suo. Il capogruppo Mario Bruno, Chicco Porcu e Giampaolo Diana hanno cercato in ogni modo di tenere serrate le fila. Non è stato possibile: Renato Soru non ha votato (e sarebbe bastato quel suo voto a far passare l’ordine del giorno del centrosinistra) perché per lui «il documento proposto era troppo debole».
Non ha votato neanche il consigliere ogliastrino Franco Sabatini (nel distinguo si è portato appresso gli ex Margherita Giuseppe Cuccu, Cesare Moriconi e Valerio Meloni) che aveva chiesto un rinvio a mercoledì: «A Perdasdefogu è in corso un’assemblea popolare, ascoltiamo la gente e poi votiamo». La richiesta si è scontrata con l’ala dura del Pd e il resto del centrosinistra decisi a tentare la prova di forza con un centrodestra già sfilacciato. Invece è finita male per tutti.
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