Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

Manca ancora il piano per la chimica verde La Vinyls appesa a un filo

10/03/2011

autore: Silvia Sanna

CONVEGNO CISL SUL FUTURO DELL’INDUSTRIA

SASSARI. A pesare sono soprattutto le assenze. Quella di un piano industriale vero per la chimica verde a Porto Torres e quella di Gita, che non ha versato i 100 milioni di euro per rilevare la Vinyls. Il futuro dell’industria, bio e tradizionale, è in bilico tra incertezze e buoni propositi.
 Al convegno organizzato dalla Femca-Cisl nell’aula magna dell’Università, non c’è neanche il segretario nazionale Cisl Raffaele Bonanni, impegnato a Roma in un vertice con il ministro Tremonti. E non c’è neppure il presidente della Regione Ugo Cappellacci. Al suo posto arriva Andrea Prato, ex assessore all’Agricoltura, fresco di nomina alla guida del progetto Sardegna CO2.0 sulla riduzione delle emissioni inquinanti. Prato, delegato da Cappellacci, prende la parola alle 13.
 Il suo intervento è critico, all’insegna del “restiamo con i piedi per terra”. L’ex assessore dice che il progetto Eni-Novamont è apprezzabile «perché punta all’integrazione tra settori, industria e agricoltura, per uscire dalla crisi. Ma prima di entusiasmarci, analizziamo la fattibilità economica, non illudiamo la gente, i contadini. E pensiamo che se si gioca male questa partita, il territorio la pagherà cara». Sette ore dopo, dall’ufficio stampa della Regione arriva l’intervento di Cappellacci: «Il polo verde di Porto Torres sarà il futuro della chimica in Sardegna, apprezziamo la visione di Eni e Novamont che guardano ai prossimi 20 anni, con un’industria che crei lavoro, conquisti i mercati e rispetti il nostro patrimonio ambientale». Entusiasmo alle stelle, in netto contrasto con la prudenza di Prato: curioso, visto che al convegno l’ex assessore era stato delegato dallo stesso Cappellacci. Il quale non dice neanche una parola, invece, sulla questione del cracking.
 Ieri Pierluigi Renzi, responsabile risorse umane di Eni, ha ribadito che per siglare l’accordo sulla chimica verde condizione fondamentale «è la fermata immediata delle produzioni diseconomiche all’interno del Petrolchimico: cracking, aromatici e politene, incompatibili con la produzione di bioplastiche». Uno scenario che non convince il presidente della Provincia Alessandra Giudici, che fa una premessa, «da parte nostra non ci sono pregiudizi verso la chimica verde» e poi aggiunge: «Abbiamo sempre difeso la chimica di base e continueremo a farlo, la qualità delle produzioni legittima la volontà di restare nel mercato». Ancora: «A dettare i tempi della nuova era non può essere lo stato di crisi, prima di progettare il futuro dobbiamo risolvere i problemi del presente».
 Il no alla chiusura del cracking prima di avere certezze sulla chimica verde arriva anche dai rappresentanti sindacali della Cisl. Mario Medde, segretario regionale, Sergio Gigli e Gian Piero Murgia, segretario nazionale e regionale Femca-Cisl, sulla questione hanno messo i paletti. Pur sposando con entusiasmo l’idea di creare in Sardegna «il più grande polo verde del mondo». Un piano senza precedenti al quale bisogna guardare con fiducia «perché la necessità di cambiare strategie industriali è sotto gli occhi di tutti». E di fronte a chi fa resistenza (cioè la Cgil ndr), Medde dice che «la Cisl è disposta a camminare da sola». E Gian Piero Murgia, dopo i contrasti nati tra le sigle sindacali sul convegno organizzato dalla Cisl, ci va giù pesante: «Se l’invidia fosse rogna - dice Gian Piero Murgia - gli ospedali di Sassari sarebbero pieni di degenti alla prese con eruzioni cutanee». Lo strappo c’è ed evidente, ma a Porto Torres, durante l’assemblea degli impiegati nell’indotto del Petrolchimico, la Cgil predica «unità sindacale in una fase così delicata». Presupposto fondamentale per ottenere maggiore chiarezza sul progetto, «quella che ancora non c’è, in assenza di un piano industriale», sottolinea anche Franco Borghetto, presidente del Consorzio industriale provinciale. I numeri forniti ieri da Eni e da Novamont (rappresentata da Marco Versari, responsabile marketing e strategie) non hanno infatti aggiunto nulla di più a quello che già si sapeva: 700 milioni di investimenti, 685 occupati in 7 impianti, 20 mila ettari da destinare a colture intensive per la centrale a biomasse da 40Mw. Obiettivo: conquistare la leadership mondiale nelle bioplastiche e non solo. Ma restano da stabilire le materie prime per le coltivazioni, tassello cruciale nel progetto di integrazione tra agricoltura e industria. Tanti dubbi, troppi per cantare già vittoria.

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