Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
«Vogliamo subito la verità su Quirra»: i dipendenti del poligono in assemblea
05/03/2011
autore: LAMBERTO CUGUDDA
No all’ipotesi di chiusura della base. A Cagliari prosegue l’esame delle casse sequestrate dalla Procura di Lanusei
PERDASEFOGU. I dipendenti civili della base di Perdasdefogu del Poligono sperimentale interforze del Salto di Quirra (Pisq) chiedono tempi stretti «per avere la verità e sapere quali sono i risultati delle varie indagini specialistiche». E dicono no all’ipotesi di chiusura del Poligono. Tutto questo è emerso in un’assemblea convocata ieri dal segretario della Cisl-Fps, Antonio Mura.
Sono 62 i lavoratori civili del ministero della Difesa in forza alla base foghesina. All’assemblea, tenutasi all’interno del poligono, hanno preso parte anche Vittorino Murgia dell’Ugl (Federazione Intesa) e i rappresentanti delle Rsu, Giancarlo Carta, Daniele Murgia e Gianvincenzo Mereu. «Vogliamo la verità certa e subito - hanno detto Mura e Murgia - e solo dopo, pubblicamente, in modo unitario con le istituzioni e altre organizzazioni, agiremo a 360 gradi». L’assemblea ha tracciato il punto della situazione attuale «e delineato la strategia sindacale per evitare strumentali richieste di chiusura anche ad opera di qualche sigla sindacale». Le Rsu, la Cisl-Fps e la Federazione Intesa auspicano che si giunga a una certezza sulla salubrità dei luoghi di lavoro per quanti vi operano e le popolazioni. I firmatari del documento finale valutano in modo positivo l’azione della Procura di Lanusei «a cui chiedono tempi brevi e dati definitivi per impedire strumentalizzazioni ideologiche; sembra che la recente vicenda dei siti militari dismessi a La Maddalena, con le promesse di Eldorado mai mantenute, non abbia insegnato niente a nessuno». E rammentano che il Pisq impiega circa mille lavoratori fra diretti e indiretti: «Una chiusura strumentale, anche se breve, porterebbe al tracollo della fragile economia del territorio». Durante l’assemblea, diversi hanno ribadito: «Noi e le nostre famiglie viviamo e lavoriamo qui da 30-40 anni e non abbiamo mai visto le cose che vengono raccontate. Ma soprattutto non ci siamo ammalati». Antonio Mura ha precisato: «Se l’uranio è presente, questo deve essere confermato dai risultati delle analisi e rispetteremo il responso delle analisi scientifiche. Formeremo un comitato a difesa dei posti di lavoro e se sarà il caso ci costituiremo parte civile: sia nel caso fosse accertata la presenza di sostanze tossiche, sia nel caso tutta la vicenda risulti non vera. Chiederemo i giusti risarcimenti».
Intanto, non ci sarebbe mistero sul cemento in diverse casse sequestrate al poligono: servirebbe a consentire il trasporto e lo stoccaggio di rifiuti radioattivi. Questo a seguito della perizia nel bunker del laboratorio del servizio di radioprotezione della facoltà di Fisica di Cagliari. L’immersione nel cemento di rifiuti radioattivi, secondo la normativa internazionale in vigore, serve a costituire uno schermo contro le radiazioni e consentire trasporto e stoccaggio sicuro. Nel caso delle casse sequestrate nel Pisq il cemento sarebbe stato versato sui rifiuti radioattivi per consentire un successivo trasporto al centro di stoccaggio del Cisam di Pisa.
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