Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

Il fisico: «Radioattività? Nessun problema»

04/03/2011

autore: PIER GIORGIO PINNA

Parla il professor Paolo Randaccio, consulente della Procura di Lanusei Rebus su nanoparticelle e su altri potenziali rischi nelle terre della base

PERDASDEFOGU.
«Naturalmente sono tenuto al rispetto del segreto istruttorio, ma da quel che ho visto fino a oggi a Quirra mi sento di escludere rischi per la salute». Secondo il fisico Paolo Randaccio, nell’area del poligono sperimentale interforze, «in generale non esistono livelli di radioattività che possano causare problemi». Paolo Randaccio, fisico «radioprotezionista», è tra i consulenti del procuratore della Repubblica di Lanusei, Domenico Fiordalisi. La sua attività d’indagine rientra nell’inchiesta per le ipotesi di omicidio colposo plurimo e violazione di norme ambientali. All’università di Cagliari è professore associato di fisica applicata alla medicina. Ancora oggi coinvolto in progetti sul monitoraggio di pazienti anziani che hanno bisogno di frequenti analisi e sullo sviluppo di particolari processori, ha spesso affrontato temi collegati, come la radioattività nei materiali edili da costruzione.
 - Professor Randaccio, lei come professionista e come consulente della magistratura ha operato anche alla Maddalena: quali le differenze con Quirra?
 «Tante e fondamentali. Nell’arcipelago, insieme con i colleghi francesi, abbiamo potuto accertare che i livelli rilevati nelle acque rientrano in un fenomeno naturale. In quel mare vivono particolari specie di alghe che assimilano il torio, un elemento radioattivo. Da loro, sebbene concentrati in piccole quantità, arrivano i segnali molto intensi riscontrati nei campioni raccolti attorno alle isole».
 - Nonostante la presenza dei sommergibili atomici della Us Navy le sue perizie avevano dunque escluso contaminazioni dovute alle servitù militari: quali invece le premesse metodologiche per Quirra?
 «Posso soltanto dire, in questa fase, che abbiamo ricevuto l’incarico di verificare se esistano sorgenti radioattive non controllate a terra. Da privato cittadino, e non da specialista, posso aggiungere che forse sarebbe necessaria un’analisi complessiva su tutti i possibili pericoli esistenti in quel territorio».
 - Lei ha la responsabilità del Servizio di radioprotezione nel suo ateneo: ci sono analogie tra il nuovo caso che le è stato affidato e il compito di stabilire la corretta applicazione delle norme nell’impiego di sorgenti di radiazione e gestire lo smaltimento dei rifiuti radioattivi?
 «Le analogie sussistono solo per il rispetto delle leggi. In Italia abbiamo disposizioni che giustamente puntano molto sulla salvaguardia della salute. Per i lavoratori, come per esempio alcuni specialisti in chirurgia che utilizzano i raggi X in sala operatoria, è previsto un limite di esposizione in un anno da cento a mille volte inferiore a quello che può rappresentare una fonte effettiva di problemi».
 - Lei fa discorsi tranquillizzanti.
 «È perché mi sono reso conto che girano voci prive di fondamento. Ne aprofitto anzi per sottolineare che nell’isola siamo attrezzatissimi per i rilievi della radioattività. E i tecnici sardi sono preparati, pignoli, i primi a tenere al rispetto dell’ambiente. Del resto, il fatto è apparso evidente con il blocco di Tir sospetti nei giorni scorsi a Portovesme. Ma ricordo che abbiamo almeno 6 centri pronti a ogni evenienza: le sedi Arpas di Cagliari e Sassari, quelle dei nuclei specialistici Nbcr dei vigili del fuoco di Cagliari, Sassari e Nuoro, il nostro dipartimento».
 - Quali le differenze tra la ricerca di nanoparticelle e le indagini sulla radioattività?
 «Quello delle polveri sottili è un campo di cui non mi occupo a livello professionale. Per il secondo aspetto, mi limito a constatare che oggi è facilissimo misurare la radioattività».
 - Tra i diversi tipi di radioattività, comunque, negli ultimi giorni si è spesso creata incertezza. Si è parlato di uranio arricchito e impoverito. Può spiegare la differenza?
 «L’Uranio 238 è il progenitore di una famiglia. È come se fosse Abramo o Isacco per l’umanità. Produce una serie di radioisotopi, come il Radio 226 scoperto da Marie Curie o il Radon. Bene, l’uranio 238 è quello presente in natura, in equilibrio con i discendenti, cioè associato con tutti i suoi figli».
 - E allora?
 «L’uranio impoverito, prodotto di scarto del processo d’arricchimento per le bombe atomiche o per le centrali nucleari, contiene solo il progenitore Uranio 238 più il figlio Torio 234 e il nipote Protoattinio 234. È noto che a Quirra abbiamo accertato la presenza di Uranio 238 utilizzando strumentazione portatile. Adesso dobbiamo procedere alle analisi con strumenti più sofisticati, in laboratorio».
 - Se fosse confermato che il contenuto è quello indicato nelle diciture sulle casse sotto sequestro, potrebbe trattarsi di sostanze diverse dall’uranio impoverito?
 «Sono obbligato al silenzio. Ma credo che troveremo materiale radioattivo usato in speciali strumentazioni elettroniche. Allo stato, comunque, si possono fare solo ipotesi».
 - Si è parlato pure di presenza di trizio radioattivo.
 «Allarme ingiustificato. Il trizio è praticamente innocuo. Può essere tossico soltanto in grandissime quantità. Tanto è vero che viene usato nell’industria, miscelato con vernice fluorescente per la visione notturna in assenza di sorgenti luminose. Noi stessi a Cagliari lo impieghiamo in laboratorio biomedico, per esempio nelle analisi del Dna, con pochi problemi legati alla radioattività. Ma operando comunque con la massima sicurezza, dato che sono coinvolti in queste attività studenti e giovani ricercatori».

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